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Famiglia: le coppie a distanza

Scritto da il 31 Marzo 2020

Famiglia: la relazione a distanza è possibile, ma a certe condizioni

Famiglia distanza1

Francesca Baldini intervista Gigi Avanti, consulente familiare e membro della Consulta Nazionale della CEI per la Pastorale della Famiglia, sul tema delle coppie a distanza

Francesca: Coppie a distanza, una relazione possibile?

Gigi: Sì, è possibile ma con certi prezzi da pagare. Sarebbe un po’ più costoso se la coppia fosse emotivamente a distanza, cioè distante a livello affettivo, nel senso che due persone possono sentirsi fisicamente vicine ma in maniera fredda, distante

Famiglia: la convivenza

Famiglia distanza2Quindi è possibile una relazione a distanza, ma ci vogliono un po’ più di coraggio e fiducia per poterla maturare perché non dimentichiamo che la scelta della vita di coppia si fonda su tre componenti, la prima delle quali è il convivere insieme, cioè una delle tre “C” con le quali sono solito descrivere la struttura di una vita coniugale.

La distanza comincia a mettere un po’ in crisi, o annebbiare questa realtà del convivere, con giustificazioni come il lavoro, la crisi ecc.

Questa prima colonna della struttura coniugale viene comunque messa un po’ a repentaglio.

Famiglia: la condivisione

famiglia condivisione1Se una “C” è decidere di convivere, l’altra è condividere. Due persone che convivono condividono tutto, non solo la casa ma anche quello che c’è dentro, come le emozioni e i pensieri.

Francesca: Ma se la distanza è purtroppo necessaria (prendiamo ad esempio il caso del lavoro), come si affrontano questi ostacoli?

Gigi: Si affrontano con più grinta. C’è un libro di Scott Peck che s’intitola “Voglia di bene” che inizia così: “La vita è dura. Se uno si rende consapevole di questo, essa comincia a diventare meno dura”.

Significa che la distanza è un problema, è appunto dura, ma nel momento in cui ne sei consapevole, questa problematicità diminuisce e il grande dono, a volte propedeutico alla fede, è la consapevolezza. È una specie di fede laica.

Se sono consapevole del fatto che la distanza tra noi due, che ci vogliamo bene e desideriamo sposarci, è un problema, non ne faccio una problematica perché penso che, in certi momenti della vita, ci siano situazioni in cui si è distanti.

Lo accetto di buon grado, il che non vuol dire che faccio i salti mortali dalla gioia o applaudo, però accetto che in un determinato momento questo tipo di sofferenza diventi un ingrediente che matura la coppia. Capita nella vita qualche momento in cui ci si distanzia.

Famiglia: la comunicazione

Ci rimane la terza “C”, cioè tu ed io ci scegliamo, decidiamo insieme di Convivere (la prima C), Condividere (la seconda C), Comunicare, la terza C, che, nel senso completo del termine, diventa lo strumento che consente di condividere, il che garantisce un convivere sano, appagante, nei limiti dell’umano, certamente non perfetto ma in cui si è consapevoli dei problemi presenti nella realtà. 

Francesca: Ma la distanza può arrivare a logorare un rapporto a lungo andare?

Gigi: A lungo andare sì, come lo può logorare una vicinanza che alla fine può diventare di tipo simbiotico, cioè con le coppie appiccicate e non unite. Ci sono coppie ad esempio che fanno tutto insieme ma quando uno dei due dice che non gli va di fare qualcosa, questo è considerato come un’offesa al rapporto. Si tratta in realtà del rifiuto di una prestazione.

Famiglia: il logorio della troppa vicinanza

famiglia matrimonio

In pratica, a lungo andare, può logorare sia la distanza sia la troppa vicinanza.

Una volta, durante un corso per fidanzati, ci è arrivato l’sms di una coppia che si era sposata l’anno prima in cui si diceva: “Sono otto mesi che siamo sposati, che fatica”. Solo dopo otto mesi? Forse per la troppa vicinanza? Fatica riguardo a cosa?

Bisogna vedere quali pensieri ci siano sotto questo sentimento di affaticamento.

Francesca: Ma tornando alla distanza, si presuppone che comunque in un rapporto ci sia sempre una scadenza di essa nel caso in cui un rapporto nasca così?

Gigi: Sarebbe preferibile. Nelle situazioni lunghe, ad esempio in cui una persona lavora all’estero e torna ogni sei mesi, anche se si è assolutamente consapevoli del fatto che è una realtà e non un problema, è anche vero che a lungo andare si creano dei tentennamenti che possono nascere dalla sfiducia o da momenti di fragilità.

Se si tratta di situazioni lavorative, è un po’ più difficile, visto che non ci sono scadenze. Bisogna aspettare la pensione.

Francesca: Un tempo le coppie erano diverse, basti pensare ad esempio a quando i vecchi migranti italiani andavano all’estero e avevano la famiglia qui nel nostro paese.

Famiglia: puntare sulla relazione

Gigi: Erano diverse ma non me la sento di fare dei confronti perché in questo senso ogni epoca ha i suoi demoni. Non so come compensavano queste solitudini a distanza, ma sarebbe comunque preferibile che, di tanto in tanto, uno dei due accorciasse la distanza, soprattutto in presenza di figli da crescere che hanno sempre bisogno di una relazione stabile e visibile tra il padre e la madre.

Perché il vero nutrimento del bambino che cresce non è tanto il padre o la madre quanto la relazione che vede tra loro.

Oltre che di sentirsi amati dai genitori, i figli hanno bisogno di vedere che padre e madre si amino e per farlo deve vederli insieme, possibilmente abbracciarsi o baciarsi ogni tanto.

(Trascrizione del testo a cura di Antoine Ruiz)

Ascolta la puntata della rubrica “In famiglia” con Gigi Avanti

Ascolta la scorsa puntata della rubrica “In famiglia”: l’anoressia


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