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Famiglia: la convivenza

Scritto da il 9 Giugno 2020

Famiglia: l’amore non si può provare

Francesca Baldini intervista Gigi Avanti, consulente familiare e membro della Consulta Nazionale della CEI per la Pastorale della Famiglia, sulla convivenza

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Francesca: Come rispondere ai figli che vanno a convivere?

Gigi: Innanzitutto rispetto le scelte e soffro la mia parte di non condivisione, di non approvazione. In questo periodo c’è l’inclinazione a convivere non come scelta ma come scivolamento in una situazione in cui ci si viene a trovare.

E’ raro trovare gente che sceglie di convivere per determinate ragioni.

La ragione con la percentuale più alta è quella di vedere se andiamo d’accordo e se il matrimonio fa per noi.

Questa è una tragedia dal punto di vista psicologico, ancor prima di arrivare ad un livello di chiesa, di magistero, perché chi sceglie di convivere per provare se è capace ad amare mi fa venire in mente molti aforismi, molte espressioni paradossali per loro natura.

Qui il ragionamento conta poco.

L’amore è come la morte, non si può provare. Non si può provare a morire per vedere cosa succede. Per l’amore è la stessa cosa, o si ama o non si ama. Prima si prova, poi si vede. Non ci sono santi.

Famiglia: il fidanzamento è anticamera del matrimonio

Francesca: penso che l’amore sia importante ma ho visto molte coppie che hanno vissuto la convivenza come l’anticamera del matrimonio.

Gigi: Questo però è il fidanzamento.

Molti anni fa, agli inizi della Commissione Famiglia Nazionale, ci fu un libro intitolato “Fidanzamento, tempo di grazia“.

La realtà è proprio questa, vivere il fidanzamento come un periodo in cui ci si prova a fidare. La parola fidanzato vuol dire proprio “avere fiducia“.

Non si può però premettere, in questo periodo di grazia in cui ci si prova a fidare, il linguaggio sessuale tipico del dopo.

Qualche volta la coppia prova a convivere per vedere cosa accade.

Mi viene in mente l’affermazione di un teologo che dice: “Voler fare esperienza del matrimonio senza entrarvi assomiglia al voler fare esperienza della morte con un lungo sonno”. E’ una frase paradossale, fortissima. Si tratta di provare a vivere da sposati, anche se non lo siamo; non ce la facciamo, si ama o no.

Dicendo questo potrei sembrare un po’ brutale ma è quello che penso.

Da un punto di vista statistico, nel libro “Convivenze all’italiana” (un libro sugli studi della famiglia), sta risultando che le separazioni di chi si è sposato dopo una convivenza sono superiori rispetto a quelle di chi si è sposato senza la convivenza. Questo fatto è paradossale.

Le persone prima convivono, poi si sposano ma in seguito subentra la delusione e si separano.

I sociologi mi dovranno spiegare perché. Noi in psicologia lo sappiamo.

Ciò che si fa per prova è già di per sé ansiogeno e l’ansia, prima o poi, esce fuori.

Francesca: quindi fare o non fare. Non c’è una prova.

Gigi: non c’è una prova dal punto di vista psicologico.

Francesca: allora questo accade in tutto.

Gigi: certamente, in tutto. Soprattutto nelle scelte fondamentali della vita. Posso ammettere il periodo di prova nel lavoro o la prova di un esame. Ogni prova è ansiogena di per sé, come può non esserlo la convivenza? Lo è ancora di più poiché si fanno i conti con due sensibilità diverse. Se a uno dei due non sta bene qualcosa, nell’altro si apre uno scenario di terrore e pensa chissà quante altre cose  potrebbero non stargli bene. Quindi si  è sempre in tensione e per questo a un certo punto la tensione esce.

Francesca: invece chi non crede nel matrimonio?

Gigi: la persona mi deve dare la spiegazione di dove fonda la sua scelta.

Francesca: quindi la convivenza non è l’escamotage.

Famiglia: la scelta dell’amore è per sempre

famiglia convivenza3Gigi: se la scelta è adulta, se ho davanti una coppia che mi dice di scegliere la convivenza perché non crede al matrimonio, allora va bene. Per loro  è quello il matrimonio.

L’amore è sacro, è un sacramento naturale. È Dio che inventa il matrimonio, con Adamo ed Eva. Diventa poi sacramento supernaturale con Gesù.

Sposati nel Signore”, è un’espressione che troviamo nella seconda metà del II secolo d.C.

Chi non crede al matrimonio ma ama in modo naturale già vive un sacramento. Come ho già detto, l’amore è sacro. Dio crea Adamo ed Eva e dice: “Siate benedetti. Andate, crescete e moltiplicatevi”. È questo il matrimonio, purché sia una scelta adulta.

Per adulta intendo che si è consapevoli del fatto che l’amore è per sempre.

Francesca: Consapevoli e responsabili.

Gigi: Mi piace pensare che la parola amore derivi etimologicamente dal latino “a mors” che significa “non morde“. Posso non credere nell’istituzione matrimoniale ma se credo nell’amore lo scelgo per sempre. Ecco la natura dell’eternità della scelta, anche se non credo nel matrimonio come istituzione.

(Trascrizione del testo a cura di Antoine Ruiz)

Ascolta la puntata della rubrica “In famiglia” con Gigi Avanti

La scorsa puntata della rubrica “In famiglia”: l’arte di perdonarsi


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