Famiglia e Lavoro. Seconda puntata di Sentiero Lavoro

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Famiglia e Lavoro al centro della seconda puntata di Sentiero Lavoro

Prosegue l’approfondimento di Radio Più dedicato alla Dottrina Sociale della Chiesa e realizzato in collaborazione con l’Ufficio per la Pastorale Sociale del Vicariato di Roma. La conciliazione famiglia e lavoro è al centro della serie di puntate che vi proponiamo.

Padri e madri, una risorsa per il buon lavoro

don Francesco Pesce

La società moderna presenta scadenze sempre più estenuanti e spesso armonizzare i ritmi richiesti dal lavoro con quella della famiglia risulta difficile. «Entrambi gli aspetti si devono armonizzare necessariamente -, ci spiega don Francesco Pesce – tutti conosciamo le difficoltà che ci sono in entrambe le realtà, ma sappiamo che mettendole insieme una armonia si può trovare». Ma in questo binomio la priorità, secondo il delegato per la Pastorale Sociale del Vicariato di Roma spetta alla famiglia, perché se «il lavoratore riesce a vivere tutelando la propria famiglia, riesce a valorizzarla e curarla e ne beneficia anche il suo lavoro».

Ritmi che schiacciano quelli richiesti dalla famiglia che deve essere in grado esprimersi, nonostante la società moderna sembra essersene dimenticata. «Noi spesso diciamo che questa è una società senza padri, allora questo inerisce una società che ha difficoltà – prosegue don Pesce -. Banalmente allora dico ridiamo i padri alla nostra società moderna», perché ricordiamo che la paternità è un valore laico non solo religioso e una società senza padri non troverà mai una sua armonia anche nel mondo del lavoro. Una formula, quella di riporre al centro della nostra società la famiglia e suoi bisogni, per combattere l’eccessivo individualismo, ma anche per dare un contributo determinante perché «un buon padre di famiglia è anche un buon dirigente di azienda, ed esercitare la paternità nel mondo del lavoro è un elemento importante per far funzionare il meccanismo lavorativo»

Dunque non è solo questione di efficienza o tecnocrazia, ma anche di paternità e maternità, perché «chi è un padre e una buona madre nella propria famiglia lo è anche nel mondo del lavoro, il lavoro ha bisogno di padri e di madri»

«Una buona madre e buon padre sono una risorsa nel mondo del lavoro, bella e da riscoprire».

Il lavoro come dono

In un’ottica di conciliazione famiglia e lavoro è impossibile non ricordare il dono come aspetto fondamentale legato al lavoro, in una società fortemente individualista.

«Questo concetto lo esprime molto bene la liturgia -, sottolinea l’incaricato per la Pastorale Sociale del Vicariato di Roma – in particolare la parte offertoriale della messa, quando il sacerdote presentando il pane e il vino, recita “questo pane e questo vino sono frutto della terra e del lavoro dell’uomo”».

Il dono vissuto come «frutto di Dio, come dimensione divina ed è per questo che non dobbiamo dimenticare che la vita è un dono, tutto è un dono, non è frutto dei nostri meriti, perché questi devono conservare e ben distribuire questi doni». Un binomio dunque quello dono-lavoro che ci deve far riflettere sull’aspetto più profondo di una delle parti essenziali della vita dell’uomo, come quella del lavoro.

E il lavoro come dono nasconde in sé anche l’aspetto cruciale dei talenti che ogni uomo ha ricevuto e deve saper mettere a frutto. «Tutti abbiamo ricevuto dei talenti e quindi tutti siamo protagonisti per esercitare questo dono -, prosegue don Pesce – e la non distribuzione corretta di questo dono è il vero problema, è un peccato molto serio».

Lavoro che si può moltiplicare «solo se -, prosegue don Pesce – non è un’esclusiva di qualcuno, un diritto solo per pochi, ma se viene riconosciuto come dono allora si può moltiplicare». Ed infine don Pesce si sente di condividere un suo consiglio ai giovani che stanno entrando nel mondo del lavoro, partendo dall’esortazione di papa Francesco quando dice: “non lasciatevi rubare la speranza”; «perché non è solo un incoraggiamento, ma anche un fatto spirituale, è qualcosa che riguarda lo spirito ed è più forte dei nostri progetti sociali. In secondo luogo lottare per la giustizia, perché non è un valore soltanto sociale è un valore biblico.

«Vivere con questa fiducia che lottare per la giustizia ha un prezzo salato ma efficace perché il Signore è lì che lotta con noi»

I lavori della cura

Famiglia e dono sono stati gli aspetti che abbiamo affrontando in queste puntate dedicate al lavoro, aspetti che ritroviamo quando parliamo di lavori di cura. Questi lavori sono parte di quei lavori che non misurano crisi, soprattutto in una società sempre più anziana e malata.

«Nei lavori di cura c’è un ruolo centrale che è quello della donna e attraverso di esso possiamo dire quanto sia importante la donna nella società e nel lavoro in sé e nella Chiesa – sottolinea don Francesco Pesce. – La finezza della donna, la sua maternità e femminilità, si esprimono moltissimo e tutti siamo testimoni su come le donne svolgano in maniera eccellente i lavori di cura». La cura nel lavoro o il lavoro di cura è letto in maniera ambivalente per un approccio al lavoro da cui tutti dovrebbero partire.

«Prendersi cura l’uno delle deficienze dell’altro ALL’INTERNO della famiglia è importante, perché la cura dovrebbe fare rima con gratuità»

Dunque anche prendersi cura del lavoro, aspetto che don Pesce ribadisce: «bisognerebbe mettere davanti a tutte le parrocchie e i posti di lavoro».  Ed infine quando gli chiediamo di darci un consiglio pensando di trovarsi di fronte ad un dirigente di azienda, l’incaricato per la Pastorale Sociale del vicariato di Roma afferma: «gli direi di non dimenticarsi che la sua azienda non è fatta di lavoratori, ma di persone, al primo ci devono essere i rapporti umani, l’umanità. Se si dimentica l’umanità, con ritmi impossibili e situazioni ingestibili, allora anche la fabbrica non può andare».