Traccia corrente

Titolo

Artista

Show attuale

Show attuale

Background

Famiglia: l’arte di perdonarsi

Scritto da il 2 Giugno 2020

Famiglia: il perdono è una cosa seria

Francesca Baldini intervista Gigi Avanti, consulente familiare e membro della Consulta Nazionale della CEI per la Pastorale della Famiglia, sull’arte di perdonarsi

famiglia perdono1

Francesca: Il perdono, tipicamente cristiano, è importante per ognuno di noi, però quando si è in coppia come si fa a trovare degli escamotage per cercare di far passare qualche marachella del partner o qualcosa che… ?

Gigi: Non mi piace la parola “marachella” perché il mio pensiero è corso subito alle scappatelle. Si scappa da una prigione o da un pericolo

Francesca: Intendo quando il partner sbaglia

Gigi: Si sta parlando di tradimento?

Francesca: Sì, anche

Gigi: È una “scappatona”. Il fatto di dire eufemisticamente scappatella vanifica un po’ tutto il discorso che sto per fare. Il tradimento è sempre una grossa ferita, al di là di quello che scrisse Carotenuto.

Già il fatto di chiamarle in maniera vezzeggiativa marachelle o scappatelle rende più difficile perdonare.

Il perdono è una cosa seria.

famiglia perdono2Famiglia: il perdono è un’arte che nasce dall’umiltà

Innanzitutto è chiaro che si tratta di un’arte e una persona non nasce artista. Si nasce con qualche inclinazione artistica.

Essendo quindi perdonare una cosa seria, analizziamo se c’è un escamotage.

Di fatto c’è un escamotage psicologico ma bisogna premettere che anche il saper perdonare o l’arrivare a voler perdonare non fa parte degli sforzi etici e stoici. Una persona non può dire di essere brava a perdonare. È una grazia che va chiesta a Dio.

Gesù, morendo, non dice: “Vi perdono, vedete come sono bravo” ma lo chiede al Padre.

“Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno”.

L’arte di perdonare nasce dall’umiltà di chiedere aiuto a chi è la fonte del perdono.

Dal punto di vista psicologico è questo l’escamotage. Io continuo a farti dono del mio amore pur in presenza di un comportamento, cioè il tradimento, che non è amabile.

Famiglia: distinguere la persona dal comportamento

L’escamotage è tenere distinta la persona dai suoi comportamenti. Continuo ad amarti ma non posso amare che tu mi abbia tradito. È una stupidaggine dire di poter dimenticare. Non si può.

Le ferite, anche se sono cicatrizzate, ti vengono in mente quando guardi la persona. Puoi mettere pure la plastica, ma la plastica stessa ti dice che sotto c’è una ferita, pur se rimarginata.

Questo è l’escamotage.

Ti perdono concettualmente e continuo a volerti bene pur in presenza di qualcosa cui non vorrò mai bene, cioè il fatto che mi ha tradito.

Sono ferite grossissime. Si chiamano scappatelle e questo impedisce in qualche modo il vero perdono perché è come svalutare l’accaduto. Spesso sentiamo dire che lo fanno tutti, generalizzando in maniera superficiale. Per carità!

Il fatto di dire che sono scappatelle svilisce la grandezza della ferita, per cui rende il perdono quasi come un lasciar perdere, un dire “va bene, succede, capita”.

Ma in che senso succede?

Francesca: Non deve succedere!

Gigi: L’hai fatta grossa! È una ferita nel rapporto. E prima o poi una persona che ha tradito dovrà arrivare a perdonarsi, cioè accettare che in lui ci sia una parte talmente brutta che non potrà mai amare, pur continuando ad amare se stesso, altrimenti diventa un “non doveva capitare” e non si esce più da quest’astiosità verso di sé.

famiglia perdono3Famiglia: perdonare facilmente è una fortuna spirituale

Francesca: Come mai però ci sono tante persone che riescono a perdonare con una maggiore facilità rispetto ad altre? È forse una questione di accettazione del proprio partner?

Gigi: Io le chiamo fortune spirituali. C’è chi è più fortunato perché, pur avendo la consapevolezza di essere di fronte a qualcosa di grosso, in lui avviene subito un metabolismo. Ci mette una pietra sopra e va avanti.

Queste persone sono più fortunate spiritualmente. Non si portano dietro lo strascico del “non doveva capitare”. Queste espressioni sono umanamente spiegabili, ma poi il non distacco dal passato non favorisce l’apertura al futuro e si continua a ritornare su questi pensieri.

In questo senso tante persone sono più dotate.

Francesca: Abbiamo già posto il perdono in relazione al tradimento, ma ci possono essere anche altri modi legati al perdono?

Gigi: Sì, a tutto quello che può essere il tradimento di una promessa iniziale. Noi l’abbiamo focalizzato un po’ sulla fedeltà ma esistono anche altre forme.

È un po’ paradossale quello che sto per dire ma chi passa poco tempo insieme, soprattutto andando avanti negli anni, quando ad esempio l’uomo tende a stare più tempo fuori di casa (al bar o a caccia), causa un tradimento in incubazione poiché il convivere fa parte della struttura della promessa: “Io prendo te”.

Famiglia: convivere, condividere, comunicare

In uno dei miei libri uso le tre “C” che caratterizzano un po’ la vita matrimoniale:

  • Convivere = vivere con l’altro.
  • Condividere = se si vive con qualcuno, allora si condivide tutto, in maniera tale che se uno sta pedalando su un tandem e piove non è possibile che uno si bagni e l’altro no. Tutto è condivisione.
  • Comunicare = lo strumento umano che consente la condivisione di tutto perchè la convivenza sia appagante.

Famiglia: ma l’ingrediente più importante è il desiderio

In questo triangolo, quando il primo lato è un po’ più corto, cioè il tempo di convivenza è scarso, c’è come un tradimento rispetto alla promessa di matrimonio, quella di vivere con una persona.

Il lavoro potrebbe essere una giustificazione dell’assenza ma allora il poco tempo passato in casa deve essere di qualità. Invece spesso non solo non è di qualità ma addirittura non c’è perché il marito è assente. Viene a mancare la voglia di stare insieme.

Francesca: Deve esserci il desiderio di stare insieme, però ricordiamo che ci sono tante coppie che purtroppo sono distanti per un altro problema, come ad esempio a causa del lavoro.

Gigi: Questo non può diventare un problema perché, nel momento in cui si ha la consapevolezza che è una realtà, cessa di esserlo.

Ci sono certe convivenze difficili, ad esempio conosco persone che lavorano in Libia e vengono ogni sei mesi. È chiaro che la donna che rimane a casa con i figli vive questa convivenza con drammaticità ed è confortata dall’aiuto degli amici, dei parenti, ecc. Ma se quest’ aiuto non c’è è facile immaginare che il marito, che già passa poco tempo in casa, possa non pensare a lei. Cominciano così tutte le fantasie di dolore: “Mi tradirà? Non mi tradirà?”

La convivenza, invece, mette al riparo da tutto questo.

Francesca: Comunque la voglia, il desiderio di stare sempre l’uno nella vita dell’altro, sono importanti.

Il desiderio è fondamentale. Si dice anche nel libro che ho citato prima. L’amore tra le venusiane e i marziani aveva questo carattere magico. Provavano grande piacere nello stare insieme.

Sono quattro parole: “Grande piacere a stare insieme”.

Poi, purtroppo, dopo un po’ di anni l’aggettivo “grande” rimpicciolisce: “Provavano piacere a stare insieme”.

Chissà se dopo trent’anni anche il piacere diminuisce e ci rimangono tre verbi tremendi: “Come va?” -“Mah, stiamo insieme”. Manca il condimento.

E se poi dopo togli pure l’insieme? “Come va”? “Mah, stiamo”.

Il passaggio è tremendo. Il grande piacere dello stare insieme nasce dal desiderio. Ci piacciamo, quindi desideriamo. Ci fa tanto piacere stare insieme. Va perpetuato giorno dopo giorno.

Famiglia: lo stupore del primo incontro

famiglia perdono4

Come diceva Tagore: “Fate memoria dello stupore del primo incontro“.

Fate memoria. E come?

Francesca: Come coltivare pian piano una pianticella.

Gigi: Sì, coltivare pian piano una pianticella, consapevoli che magari è diventato un bell’albero, su cui vengono gli uccellini a cinguettare ecc.

E’ bello ricordare il passato insieme ad una persona ma quando non c’è più questa comunicazione della memoria passata vuol dire che non c’è più grande piacere nello stare insieme.

(Trascrizione del testo a cura di Antoine Ruiz)

Ascolta la puntata della rubrica “In famiglia” con Gigi Avanti

La scorsa puntata della rubrica “In famiglia”: l’adozione


Opinione dei lettori

Commenta

La tua email non sarà pubblica. I campi richiesti sono contrassegnati con *



REPLACE_WITH_VARVY_SCRIPT