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Famiglia: l’anoressia

Scritto da il 24 Marzo 2020

Famiglia: anoressia, disturbo nella relazione

Francesca Baldini intervista Gigi Avanti, consulente familiare e membro della Consulta Nazionale della CEI per la Pastorale della Famiglia, sul tema dell’anoressia

Francesca: il tema di oggi è “l’anoressia”, che si verifica quando il cibo è un dramma. Tantissime persone, sopratutto, ragazzi e ragazze ne soffrono. Come affrontarla da parte dei genitori?

Gigi: innanzitutto mi auguro che i ragazzi non incappino in questo problema. Si fanno ormai tanti convegni e ci sono tante interpretazioni di questa malattia.

In realtà questo disturbo alimentare, che può sfociare in patologia, rivela un disturbo nella relazione primaria con la madre da parte del figlio e soprattutto della figlia.

È duro dirlo però la statistica di tutta la letteratura scientifica porta a questo.

Famiglia: è un disturbo del rapporto madre-figlia

famiglia madre figlia

La mamma è la sorgente della vita. La bambina dovrà identificarsi con lei ma anche differenziarsi, visto che non è un clone. Da lì comincia a rifiutarla come madre, pur dovendo imitarla come donna e allora comincia a non mangiare, a non succhiare il latte al seno. È come se si incartasse su se stessa; nel tentativo di diventare come la mamma in quanto donna, ma non come lei in quanto persona, taglia i conti con l’alimentazione.

Per questo bisogna aiutare i genitori in modo preventivo, lasciando che le figlie e i figli si distacchino gradualmente. Normalmente il disturbo della relazione è dovuto proprio alla troppa possessività della madre. Spesso sentiamo dire “vieni qui a mamma” mentre si potrebbe dire semplicemente “vieni qui” oppure, dal pediatra, “Dottore, il mio bambino non mi mangia”.

Famiglia: la ricetta è un sano distacco

Ciò impedisce un sano distacco, per cui soprattutto la figlia si allontana in maniera abnorme e disastrata, cominciando a non mangiare più o mangiando tanto e vomitando di conseguenza. Mangiare tanto significa voler mangiare la propria madre che poi però nel bulimico il senso di colpa la fa rivomitare. C’è questo meccanismo inconscio.

Francesca: certo perché ricordiamo che molto spesso anoressia e bulimia vanno a braccetto.

Gigi: sì, vanno frequentemente a braccetto.

Francesca: hai avuto casi nella tua storia di psicanalista?

Gigi: non come psicanalista ma come consulente familiare e soprattutto non tanto con le ragazze anoressiche quanto con i genitori, sui quali lavoravamo per risolvere i problemi con le figlie.

Francesca: come finiva la storia?

Famiglia: è una patologia che richiede una cura vera e propria

famiglia anoressia 2Gigi: in certi casi, dovendo fare una statistica, quasi l’80% finiva bene poiché lentamente si inducevano i genitori ad accompagnare le figlie in centri specializzati per la cura, quando la patologia era stata diagnosticata come anoressia.

Bisogna anche aiutarli a rendersi conto che si tratta di una patologia vera e propria. Noi lavoriamo sul rapporto ma poi è necessario intervenire fisicamente, visto che le ragazze anoressiche vanno sotto peso, non hanno le mestruazioni, presentano una serie di disturbi collaterali che certamente non si possono curare solo con la psicoterapia.

Francesca: oggi è un dramma molto forte.

Gigi: è forte sì! Quando si arriva a questi livelli c’è del pregresso, senza far sentire in colpa nessuno, che è stato trascurato sul piano della crescita dei figli, in quanto sono altre persone rispetto ai genitori.

Famiglia: lo sbaglio sta nell’essere possessivi verso i figli

Francesca: qual è lo sbaglio più grande che fanno questi genitori?

Gigi: parlando di sbaglio, è lo star loro troppo addosso, cosa che fa soprattutto la madre, anche se non ha nessuna colpa. La madre porta il figlio dentro di sé, nell’utero, e anche quando ne esce fuori tende a stargli troppo addosso.

Facendo un paragone con la vita del mondo vegetale, se una piantina è appena nata dalla terra e le sto troppo addosso, le faccio ombra per proteggerla dal sole e dall’aria, in realtà la sto facendo crescere storta e male. Lo sbaglio sta nell’essere possessivi e utilizzare metodologie sbagliate pur avendo buone intenzioni.

Francesca: non ti sembra però strano che queste malattie siano venute fuori nel Novecento, quindi sono nuove malattie psicologiche, mentre prima non c’erano?

Gigi: ho una mia interpretazione opinabilissima. Sono cresciute in proporzione all’aumento del tasso di paura tipico dell’uomo moderno. Credo che la dinamica sia questa e mi rifaccio ad un autore francese, Jean Delumeau, che ha scritto un libro dal titolo “La paura in Occidente nel 1800”.

Famiglie: molte malattie psicologiche nascono dalla paura

famiglia paura

Sappiamo che tra l’Ottocento e il Novecento ci furono le grandi guerre. L’uomo sembra forte ma in realtà ha paura e cerca di sconfiggere quello che lui pensa essere suo nemico. Si arma in via preventiva per la paura di un potenziale, è una dinamica di paura.

Trasferendo questo ad un rapporto fra genitori e figli, più aumenta la paura e più aumenta la mia iperprotezione, il che non consente al figlio di crescere liberamente, cosa che non vuol dire però “fai come ti pare”.

Se si tornasse al Vangelo a livello pedagogico, il problema educativo di Gesù è risolto in una riga: “Cresceva in età, sapienza e grazia, presso Dio e presso gli uomini”. Ciò significa che in casa c’era un habitat relazionale per cui crescere era un fatto fisiologico. Cosa devo fare per far crescere mio figlio?

Come lo devo proteggere?

Stai tranquillo, amalo e basta. Questo è l’habitat preventivo di qualunque patologia.

(Trascrizione del testo a cura di Antoine Ruiz)

Ascolta la puntata della rubrica “In famiglia” con Gigi Avanti


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