Evoluzione della specie e fede: come affrontare questo binomio?

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L’evoluzione della specie e la fede non sono in contrasto, ma come si può parlare di questo binomio. Ne parla in questa puntata di Aperidea, padre Gaetano Piccolo Sj.

Il desiderio di conoscere le nostre origine è presente ogni essere umano, quando questo desiderio si spinge alle origini della specie umana, incontriamo la teoria, elaborata inizialmente da Charles Darwin, che si interroga sul processo che ci ha portato fino a qui. I dati a nostra disposizione ci dicono che le prime tracce di vita sulla terra risalgono a 3 miliardi e ottocento milioni di anni fa. Quella che noi chiamiamo Teoria dell’Evoluzione studia gli eventi biologici a partire da quel momento.

Ascolta la puntata di Aperidea andata in onda lunedì 15 aprile

La Terra invece si è formata 4 miliardi di anni fa e ciò vuol dire che per i primi 400 milioni di anni essa non è stata in grado di accogliere la vita. L’evoluzione è un processo lento, che è avvenuto secondo fasi non omogenee. Proprio per la sua lentezza l’uomo non ne ha avuto consapevolezza. La ricerca sull’origine delle specie, si basa sul genoma contenuto nei cromosomi di ogni specie perché gli esseri viventi conservano traccia di questo sviluppo. Accanto alle informazioni che ci provengono dalla genetica, riceviamo altre informazioni, ovviamente dai reperti fossili.

La teoria dell’evoluzione

evoluzione
Charles Darwin

ha mostrato che in alcuni periodi le specie viventi sono andati incontro a fasi di estinzioni, avvenute o per eventi catastrofici o perché si è verificata una sfida tra diverse specie all’interno dello stesso ambiente, la specie perdente si è estinta. Il fenomeno dell’estinzione è fondamentale per il processo vitale, perché senza l’estinzione la vita si bloccherebbe. La ricerca di Darwin nacque dall’osservazione di manifestarsi di varianti nelle popolazioni e tali varianti erano casuali. Per quanto l’uomo possa artificialmente incrociare tra loro specie diverse, egli non riesce mai a creare una specie nuova. Nuove specie nascono solo da varianti casuali nel genoma di una specie preesistente. Troviamo qui quelli che possono essere considerati allora i due pilastri della teoria di Darwin: tutti gli organismi, derivano da un gruppo primitivo di organismi, non da uno solo, ma da un insieme di organismi iniziali. Le differenze sono il risultato di due fenomeni biologici: la produzione di varianti e la selezione naturale.

La produzione di varianti è un fenomeno ineliminabile e casuale. Oggi sappiamo che tali varianti dipendono da cambiamenti che si verificano casualmente nella riproduzione del patrimonio genetico. Il fatto che avvengano casualmente, secondo la teoria dell’evoluzione implica una mancanza di finalità nella natura.

Teoria evoluzionista e il rapporto scienza e fede

I cambiamenti avvengono non in vista di un miglioramento. Tra i vari mutamenti che si possono verificare, alcuni hanno permesso, ad alcuni esseri, di adattarsi meglio all’ambiente in un dato momento storico. La giraffa, per esempio, proviene probabilmente da una specie che si nutriva di foglie ma che non aveva il collo lungo che oggi caratterizza questa specie. Probabilmente alcuni esemplari di questa specie hanno sviluppato casualmente, per una variante genetica, un collo più lungo. In quella fase storica potrebbe esserci verificata una mancanza di vegetazione negli arbusti più bassi. Pertanto con gli esemplari che, casualmente, avevano subito una modificazione della lunghezza del collo sono sopravvissuti. Riproducendosi hanno dato seguito alla specie attuale della giraffa. Per quanto la teoria dell’evoluzione si fondi su dati scientifici e non sia in contrasto con la fede occorre dire che la ricerca è sempre parziale e non tutti i passaggi evolutivi sono spiegabili con certezza.

Esercizio: Come possiamo continuare a pensare su questo tema dell’evoluzione? Assumendo che l’evoluzione si sviluppi per mezzo di cambiamenti casuali e delle estinzioni, quali considerazioni possiamo fare sulla vita e sulla specie umana?

 

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