Epifania, Papa Francesco: “Dio si propone, non si impone”

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Epifania: Dio si propone, non si impone

Dio si manifesta per tutti, ma desta sorpresa il modo in cui lo fa. “Dio si propone, non si impone. Illumina, ma non abbaglia”. Lo ha detto ieri Papa Francesco durante la Messa dell’Epifania nella Basilica di San Pietro.

La parola Epifania, ha ribadito il Santo Padre, “indica la manifestazione del Signore, il quale, come dice san Paolo nella seconda Lettura (cfr Ef 3,6), si rivela a tutte le genti, rappresentate oggi dai Magi. Si svela così la bellissima realtà di Dio venuto per tutti: ogni nazione, lingua e popolazione è da Lui accolta e amata. Simbolo di questo è la luce, che tutto raggiunge e illumina”.

Una luce gentile che risplende nell’amore umile. “Quante volte come Chiesa – ha ricordato il Pontefice – abbiamo provato a brillare di luce propria! Ma non siamo noi il sole dell’umanità. Siamo la luna, che, pur con le sue ombre, riflette la luce vera, il Signore. La Chiesa è il mysterium lunae e il Signore è la luce del mondo (cfr Gv 9,5). Lui, non noi”.

Papa Francesco: “La luce di Dio va da chi accoglie”

“La luce di Dio va da chi la accoglie” ha precisato il Papa ricordando quanto affermato da Isaia nella prima Lettura (cfr 60,2): “la luce divina non impedisce alle tenebre e alle nebbie fitte di ricoprire la terra, ma risplende in chi è disposto a riceverla. Perciò il profeta rivolge un invito, che interpella ciascuno: ‘Àlzati, rivestiti di luce’ (60,1)”.

Occorre alzarsi, cioè levarsi dalla propria sedentarietà e disporsi a camminare. Altrimenti si rimane fermi, come gli scribi consultati da Erode, i quali sapevano bene dov’era nato il Messia, ma non si mossero. E poi bisogna rivestirsi di Dio che è la luce, ogni giorno, finché Gesù diventi il nostro abito quotidiano.

Ma per indossare l’abito di Dio, che è semplice come la luce, “bisogna prima dismettere i vestiti pomposi. Altrimenti si fa come Erode, che alla luce divina preferiva le luci terrene del successo e del potere”.

 

“Siamo invitati a imitare i Magi”

Per trovare Gesù, quindi, è necessario impostare un itinerario diverso, prendere una via alternativa, la sua, la via dell’amore umile.

Così come hanno fatto i Magi. Essi non discutono, camminano. Non rimangono a guardare, ma entrano nella casa di Gesù. Non si mettono al centro, ma si prostrano a Lui, non si Papa Francesco Natalefissano nei loro piani, ma si dispongono a prendere altre strade. “Nei loro gesti c’è un contatto stretto col Signore, un’apertura radicale a Lui, un coinvolgimento totale in Lui”.

I Magi vanno dal Signore non per ricevere, ma per donare. L’oro, ritenuto l’elemento più prezioso, ricorda che a Dio va dato il primo posto. Va adorato. Ma per farlo bisogna privare sé stessi del primo posto e credersi bisognosi, non autosufficienti. Ecco allora l’incenso, a simboleggiare la relazione col Signore, la preghiera, che come profumo sale a Dio (cfr Sal 141,2). Ma, come l’incenso per profumare deve bruciare, così per la preghiera occorre “bruciare” un po’ di tempo, spenderlo per il Signore. E infine la mirra, unguento che verrà utilizzato per avvolgere con amore il corpo di Gesù deposto dalla croce (cfr Gv 19,39). “Il Signore – ha concluso il Papa –  gradisce che ci prendiamo cura dei corpi provati dalla sofferenza, della sua carne più debole, di chi è rimasto indietro, di chi può solo ricevere senza dare nulla di materiale in cambio”.

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