Emporio della solidarietà, al centro la dignità della persona

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Emporio della solidarietà, prossimità e dignità della persona come la formula vincente.

Inaugurato il 13 febbraio del 2008, il primo emporio solidale vede la luce dopo due anni di preparazione presso la Cittadella della Carità –Santa Giacinta.

Gli inizi

Una idea nata dall’intuizione del fondatore della Caritas Diocesana di Roma, don Luigi Di Liegro, scomparso nel 1997, che già un anno prima della sua morte pensava a questo luogo per superare il condizionamento del pacco alimentare.

«Far riappropriare le persone di una libera scelta nell’acquisto dei generi alimentari e non obbligare le famiglie ad adeguare il proprio stile alimentare in base a ciò che c’era dentro il pacco», racconta Gennaro Di Cicco, responsabile del settore Raccolta Fondi di Caritas Roma e tra i primi collaboratori di Di Liegro.

Un luogo aperto a tutte le persone e le famiglie in difficoltà, che attraverso una tessera possono realizzare una regolare spesa, acquistando ciò che di volta in volta la grande distribuzione mette a disposizione dell’emporio.

Un progetto pioneristico

Il passaggio dalla sussistenza alle famiglie attraverso il pacco alimentare, all’emporio non è stato immediato e ha richiesto dieci anni di gestazione, prima che Caritas Roma presentasse il progetto all’allora amministrazione comunale targata Veltroni nel 2006 e poi poter realizzarlo due anni dopo, nel 2008.

«La diocesi di Roma è stata pioniera su questo progetto perché non esisteva un luogo né in Italia né in Europa, dove poter fare la spesa del tutto gratuitamente -, prosegue Di Cicco – e non essendoci nessun precedente, la nostra preoccupazione i primi giorni, era quella di avere lunghe file, in realtà andò tutto bene e ci siamo resi conto nel corso di questi 10 anni, che è uno strumento eccezionale».

Ascolta l’intervista completa nella puntata di La Porta della Carità, andata in onda venerdì 16 febbraio.

Strumento sociale a servizio del bene comune

Un progetto che piace molto all’amministrazione Veltroni a condizione di poter trovare un meccanismo per restituire ai romani le monete lanciate dai turisti nella Fontana di Trevi, che venivano raccolte e donate alla Caritas.

Così prende corpo l’idea di utilizzare le monetine per l’acquisto di prodotti che non vengono donati dalla grande distribuzione, restituendo alle famiglie romane, soprattutto quelle in difficoltà, ciò che i turisti gettano nella fontana con il desiderio di tornare nella città eterna.

Una fotografia preoccupante

Un progetto che rileva una fotografia preoccupante dello stato di salute delle famiglie romane, sempre più povere. L’emporio, lo ricordiamo, in questi 10 anni ha accolto 8.910 famiglie, tra cui più di 2mila bambini sotto i 2 anni di età e distribuito beni per un valore di 5 milioni di euro.

«L’emporio ci ha permesso di entrare nelle case -, sottolinea il responsabile Raccolta Fondi di Caritas Roma – comprendere i bisogni delle famiglie e questo impoverimento, di cui abbiamo avuto le prime avvisaglie anni fa, dalla frequenza delle famiglie alle nostre mense, oggi è chiaro e per questo andava data una risposta immediata». Scenario cittadino cambiato notevolmente in questi dieci anni in cui emerge come sono sempre di più le famiglie povere numerose e con bambini, che godono di una autonomia abitativa ma che faticano ad arrivare a fine mese.

Un dato avvalorato dal fatto che aumentano le richieste della tessera infanzia a sostegno delle esigenze dei minori presenti nei nuclei familiari, perché aumentano le richieste dei prodotti per i bambini.

Lo strumento della tessera

Uno strumento tecnico su cui è caricato un credito virtuale che permette ai centri di ascolto parrocchiali di fare un punto della situazione per ogni nucleo familiare ed accedere all’emporio.

«Una sorta di bancomat della solidarietà perché sono punti virtuali, ma con questi punti le famiglie si riappropriano anche della capacità di saper spendere, perché molte di queste famiglie sono inattive, hanno problemi di usura o di credito mal gestito».

Come funziona

Ogni famiglia riceve una tessera con punti al posto degli euro. Ogni punto corrisponde ad un euro, per un totale di 200 punti al mese, che vengono scalati come il classico sistema della tessera ricaricabile. Al termine della spesa si scalano i punti e il titolare riceve uno scontrino con i punti residui.

Un meccanismo che mira all’autosufficienza delle famiglie, una volta che queste tornano alla grande distribuzione, affinché non abbiano dei problemi ed avere un impatto

Gennaro Di Cicco

traumatico. Quindi una volta finito il sostengo dell’emporio c’è questa capacità di gestire il proprio credito.

Questo meccanismo lo abbiamo introdotto perché le famiglie una volta tornate nella grande distribuzione poi non abbiano dei problemi ed avere un impatto traumatico. Quindi una volta finito il sostengo dell’emporio c’è questa capacità di gestire il proprio credito.

Uno strumento bivalente, che permette di monitorare i centri di ascolto le famiglie che ne fanno richiesta, dall’altra parte controllare i consumi delle famiglie e i prodotti prelevati.

La sussidiarietà come formula del successo

Un progetto talmente efficace che è stato adottato anche da altre diocesi sul territorio nazionale, stimolando la nascita di empori anche all’interno della stessa Diocesi di Roma stessa.  «Siamo molto orgogliosi in diocesi come le parrocchie che si sono unite per dar vita a questi empori -, ci conferma Di Cicco – abbiano visto un meccanismo di organizzazione perfetto tra i volontari coinvolti, sapendo che il funzionamento dell’emporio è più impegnativo del semplice pacco e implica il coinvolgimento di più persone, perché funziona come un vero supermercato».

Un esempio seguito anche da altre diocesi, come quella Ambrosiana, in cui oltre alla Caritas centrale sono state coinvolte le parrocchie stesse.

«Questo è sintomo di attenzione verso una fascia della popolazione più debole, una pastorale della carità, che non solo dà un segnale di speranza a tutte le famiglie che usufruiscono del servizio ma ha anche un forte valore pedagogico verso centinaia di volontari delle parrocchie che ogni giorno sono attivi in merito al progetto»

Una formula che ha riscosso talmente successo che Di Cicco non esclude la nascita di altri empori nella città, soprattutto «laddove ci sarà l’individuazione di spazi e locali adeguati per organizzarci, la disponibilità della Caritas ci sarà».