Emporio Caritas. Un convegno nazionale ne celebra il decennale

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Emporio Caritas spegne 10 candeline con un convegno nazionale svoltosi a Roma

Si è svolto giovedì 14 giugno presso il The Church Village di Roma il convegno promosso da Caritas Italiana: “I 10 anni degli empori in Italia. Comunità solidali negli anni della crisi”. La mattinata è stata l’occasione per un confronto tra i 120 empori che in questo decennio sono nati lungo lo stivale e che in questi anni hanno aiutato quasi 9mila famiglie, a partire dal primo emporio aperto nella capitale nel 2008 presso la Cittadella della Carità Santa Giacinta. «Sono contento perché in questi dieci anni abbiamo dato dignità ai poveri», ha affermato mons. Enrico Feroci, direttore della Caritas Diocesana di Roma, nel suo saluto iniziale.

Ai lavori hanno partecipato il direttore di Caritas Italiana, don Francesco Soddu, che ha promosso l’incontro e che ha ribadito come oltre all’aspetto celebrativo si debba cogliere questa come «occasione per proseguire quel discernimento comunitario che dovrebbe generare le nostre scelte e i nostri gesti per continuare a essere una comunità generativa».

Una esperienza che ricordiamo oggi si è replicata in 66 diocesi e che nasce in un momento storico particolare in risposta alla crisi economica esplosa nel 2008 ponendo al centro il protagonismo delle comunità parrocchiali, che negli anni si sono unite per organizzare questa esperienza.

Nel corso del convegno sono stati presentati i dati degli empori dalla dott.ssa Linda Laura Sabbadini del Dipartimento per le Statistiche sociali e ambientali dell’Istat, che ha sottolineato come la povertà assoluta ha registrato nel 2017 un ulteriore picco. Il convegno è stato soprattutto occasione di condivisone, confronto e di mettere insieme le buone pratiche, anche per quei territori che appaiono distanti da Roma in termini di difficoltà. Un confronto che denota lo stare dentro una rete che è molto più grande della città e in cui Roma si è messa a disposizione di altre Caritas, un aspetto che denota una ricchezza della Chiesa Italiana tutta.

Ascolta l’intera intervista a Simone Iannone, realizzata per la rubrica La Porta della Carità ed andata in onda venerdì 15 giugno. 

«Per noi questi dieci anni sono importanti, ma soprattutto rappresentano una sfida vinta-, spiega ai nostri microfoni il segretario generale di Caritas Roma, Simone Iannone – perché ad oggi in un servizio fatto solo di volontariato le parrocchie che si prendono cura dei poveri della propria comunità sono la miglior risposta per un territorio»

Iannone denota inoltre l’importanza delle comunità parrocchiali, definendole uno strumento incessante di cui i centri di ascolto fanno parte ed insieme ai territori rafforza un ruolo di presidio. «L’esperienza dell’emporio ci insegna come fare rete con i centri di ascolto, con i volontari, con le parrocchie, ma anche con il piccolo negozio del quartiere che ha la possibilità, donando dei generi alimentari, di vedere dove vanno a finire e a chi sono dati è un territorio che si prende cura di se stesso».

Una risposta positiva di collettività e di presa di coscienza in tema di animazione come uno strumento che ha permesso alle comunità di prendersi cura dei propri soggetti fragili. In questa vera e propria staffetta della solidarietà la Diocesi di Roma promuove tre volte all’anno raccolte di generi alimentari che servono proprio a rifornire questi empori, coinvolgendo fino a 500 ragazzi che si mettono a disposizione per raccogliere i viveri fuori dai supermercati.

«L’esempio dell’emporio caritas a roma è quello di un territorio che si prende cura di se stesso»

Simone Iannone, Segretario Generale Caritas Roma

Un lavoro prezioso dunque, fatto dai centri di ascolto che riescono a mettere insieme tutti i pezzi, prendendosi carico della famiglia. Famiglie che ricordiamo sono sempre maggiori quelle che usufruiscono di questo servizio dell’emporio e che spesso provengono dalla fascia di quella che un tempo era la piccola e media borghesia. Uno strumento, che mira a costruire un progetto intorno alla famiglia per renderla autonoma, aiutandola ad uscire da un momento di crisi. «Il progetto dell’emporio prevede, come requisito essenziale la temporaneità -, specifica Iannone – perché al centro c’è l’idea che in qualche modo questo servizio permetta alla famiglia di reggere il momento di criticità e prendere consapevolezza delle risorse che ha interne per uscirne. L’emporio è quella boccata di ossigeno che aiuta a rimetterci in sesto a livello psicologico e familiare. È uno strumento, insieme ad altri strumenti dentro il quale si costruisce un progetto con l’obiettivo di superare le difficoltà. Non è un servizio per una cronicità ma per una temporaneità che permette di superare la difficoltà e non entrare nella cronicità».

Il convengo è stata l’occasione anche per riflettere su un coordinamento di empori a livello nazionale, lanciato ufficialmente nel Coordinamento Nazionale sui Beni Alimentari di Caritas Italiana, svoltosi mercoledì 13 giugno, dove un focus è stato riservato agli empori.