Ecumenismo. Veglia diocesana nel segno della fraternità

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Ecumenismo al centro della veglia diocesana per l’unità dei cristiani.

È partita intorno alle 18,30 di lunedì 22 gennaio, la processione che da piazza Mignanelli ai piedi della Colonna dell’Immacolata adiacente a piazza di Spagna, che ha visto insieme i rappresentanti di tutte le confessioni cristiane presenti a Roma per la tradizionale veglia diocesana nella Settimana di preghiera per l’Unità dei Cristiani. Insieme ai fedeli hanno raggiunto la chiesa di Sant’Andrea delle Fratte dove si è svolta la veglia di preghiera, che come ogni anno, si celebra nella seconda metà di gennaio, tra le date che celebrano la ricorrenza della cattedra di San Pietro e la conversione di San Paolo.

Un cammino fraterno

Una processione simbolo di un cammino nel “segno della riconciliazione fraterna”, ma anche di salvezza, come ricorda il tema di questa settimana“Potente è la tua mano”, tratto dal capitolo 15 del libro dell’Esodo, che celebra l’uscita del popolo ebraico dall’Egitto.

Al centro del momento di preghiera, che è stato alternato da canti e letture bibliche, l’omelia di mons. Gianrico Ruzza, vescovo ausiliare del settore centro per la Diocesi di Roma, che ha sottolineato come «la storia ci pone davanti a nuove sfide e ci spinge a trovare terreni comuni di diaconia, mostrando al mondo che le chiese di Dio hanno da dire molto sull’uomo». Una eredità raccolta in quel cammino comune che il vescovo, ribadisce nel suo discorso, è necessaria per proseguire in un “impegno a vivere la riconciliazione della fraternità” e continuare a camminare “proteggendo l’uomo”.

«Veniamo da storie diverse e da sofferenze diverse -, prosegue mons. Ruzza, segretario generale del Vicariato – alcune delle quali nel tempo ci siamo procurati a vicenda. Siamo qui insieme con il desiderio di custodire la fede e se ascoltiamo la parola di salvezza superiamo gli steccati dell’uomo».

Padrone di casa, padre Francesco Trebisonda, parroco di Sant’Andrea delle Fratte, che ha accolto i rappresentanti delle diverse confessioni. Tra loro i rappresentanti delle comunità ortodosse: padre Gheorghe Militaru della Chiesa ortodossa romena, padre Tirayr Hakobyan della Chiesa ortodossa armena, padre Vladimir Laiba del patriarcato ecumenico. Ed ancora il mondo protestante con i pastori Jens-Martin Kruse e Markus Schmidt della Chiesa luterana di lingua tedesca, il pastore Giuseppe Platone della Comunità valdese, che succede al pastore Antonio Adamo, la pastora della Comunità metodista Mirella Manocchio, presidente del Comitato permanente dell’Opera per le Chiese evangeliche metodiste in Italia (Opcemi), e, sempre per la Comunità metodista, la pastora Joylin Galapon, la pastora Antonella Scuderi della Comunità battista, il maggiore Virginia Longo dell’Esercito della salvezza. Infine il reverendo Jonathan Boardman della Chiesa anglicana d’Inghilterra e l’arcivescovo Bernard Ntahoturi, già primate della Chiesa anglicana del Burundi e nuovo rappresentante dell’arcivescovo di Canterbury alla Santa Sede oltre che direttore del Centro anglicano di Roma.

«Bisogna dialogare ed amarsi di più, perché più guardiamo fuori dalla finestra e vediamo il mondo in fiamme e più c’è bisogno del nostro abbraccio per dire che è possibile e non siamo destinati a vivere l’uno contro l’altro» (Mons. marco gnavi)

Uniti al fianco dei bisognosi

Convergenza comune ed un impegno per l’uomo questi i punti che ha ribadito mons. Ruzza ai nostri microfoni, sottolineando come questi eventi sono necessari e significativi soprattutto a Roma, città simbolo per tutti i cristiani.

Ascolta il contributo sonoro che raccoglie anche la voce della pastora metodista, Mirela Manocchio e l’intervento di mons. Marco Gnavi, incaricato dell’Ufficio per l’Ecumenico e il Dialogo Interreligioso del Vicariato di Roma.

Infine in una serata colma di speranza, in cui è emerso lo stare uniti al fianco dei più bisognosi, la questua è stata raccolta a sostegno delle donne immigrate che si trovano nel CIE (Centro di Identificazione ed Espulsione) di Ponte Galeria, «affinché -, come sottolinea mons. Gnavi – questa offerta di carità sosterrà le attività che aiutano queste donne in una ricerca di dignità, nel ritrovare sé stesse e un po’ di speranza per il futuro».