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Don Rosini: “La misericordia è il termometro della vita cristiana”

Scritto da il 18 Dicembre 2016

Don Fabio RosiniUn libro uscito in modo significativo a conclusione dell’Anno Santo, di cui raccoglie numerosi spunti a futura memoria. “Solo l’amore crea. Le opere di misericordia spirituale” (San Paolo, 2016) è il primo libro di don Fabio Rosini, frutto di una lunga esperienza pastorale, che lo ha portato a diventare uno dei sacerdoti più amati della capitale.

Il volume di don Rosini, 55 anni, biblista, direttore del Servizio per le Vocazioni della Diocesi di Roma, titolare di una rubrica di commento al Vangelo su Radio Vaticana, già docente alla Pontificia Università Lateranense e cappellano alla Rai, è noto soprattutto per le catechesi dei Dieci Comandamenti e dei Sette Segni, che porta avanti dal 1993, per mezzo delle quali ha aiutato molti giovani a ritrovare la fede o a scoprire una vocazione sacerdotale o religiosa.

Fra le varie catechesi tenute da Rosini durante il Giubileo, ha figurato un ciclo dedicato proprio alle opere di misericordia, che hanno costituito la base per il suo saggio, accompagnato dalla prefazione di monsignor Matteo Maria Zuppi, arcivescovo di Bologna (fino a un anno fa vescovo ausiliare di Roma).

È stata la chiesa di San Francesco alle Stimmate, sede del Servizio per le Vocazioni e delle catechesi di don Rosini, ad ospitare il 16 dicembre la presentazione di Solo l’amore crea, moderata dal giornalista Rai Piero Damosso, alla presenza dell’autore, dell’artista e sacerdote gesuita padre Marko Ivan Rupnik, e del vescovo ausiliare di Roma, monsignor Angelo De Donatis. Alcuni brani del libro sono letti dagli attori Cristina Odasso, Giovanni Scifoni e Beatrice Fazi.

Per Damosso, il saggio di Rosini è carico di parole di “speranza” e “rinascita” non solo religiosa ma anche “civile”, veicolate da un “linguaggio semplice” che promuove la “cultura dell’incontro”. Nel suo saggio, così come nelle sue catechesi, il sacerdote romano non lancia mai alcun “appello banale al buonsenso” ma propone, piuttosto “l’incontro consolante con il Risorto” e la “verità della speranza che libera e rende liberi”.

Pubblicando un libro rivolto a tutte le generazioni, don Rosini intuisce che “la contemporaneità dell’annuncio evangelico passa per la misericordia”, sulla scia di quanto predicato da papa Francesco: “la misericordia come risposta ai mali del mondo”.

Secondo padre Rupnik, in Solo l’amore crea emerge in modo sincero tutta la spiccata personalità dell’autore, un sacerdote avvezzo a compiere il proprio ministero a costante contatto con i fedeli: anche nella realizzazione del suo libro, dunque, don Rosini “non si è ritirato in una biblioteca” ma, al contrario, ha approfondito la sua vicinanza alle persone, alle loro anime, alle loro problematiche.

Quello di Rosini non è un libro “scritto” ma piuttosto “teatrale”, con un linguaggio che non si discosta molto dallo stile brillante, colloquiale e, allo stesso tempo, profondo delle sue catechesi. Il suo approccio, ha aggiunto Rupnik è molto più “sapienziale” che “erudito” e stimola soprattutto chi vuol “vivere la vita dello Spirito, senza tramonto”.

Pur essendo uomo di grande cultura, in particolare biblica, Rosini è più “intuitivo” che “intellettuale” e nella sua proposta catechetica si intravede un risvolto profetico: la fine del modello ecclesiale “costantiniano”, improntato sulle gerarchie, in cui sovente il sacerdote rischia di ridursi a un “funzionario che deve mantenere uno status quo”, ha commentato il gesuita.

Solo l’amore crea è un libro che “si rivolge a chi è sensibile e sanguina ma, proprio per questo è vivo”. Don Rosini è “cosciente che il cristianesimo ‘culturale’, ‘dei valori’, ‘delle dichiarazioni’, del “si deve”, dell’“è necessario” è finito” e che quello che davvero conta sono le “opere” ed in particolare le “opere di misericordia” non sono mai “espressione di noi stessi” ma di Dio.

Da parte sua, il vescovo De Donatis ha colto, tra gli spunti del libro, la misericordia intesa come “la provvidenza che si concretizza nella nostra vita senza i fantasmi delle parole vuote”, come l’amore che si concretizza “davanti all’altro che ti sta di fronte”. La misericordia è dunque connotata da “azioni pratiche”, tuttavia, ha puntualizzato il vescovo ausiliare, senza la “preghiera” e “senza lo Spirito rischia di essere confinata nel perimetro della filantropia”.

Ribadendo l’impostazione ‘catechetica’ e ‘parlata’ del proprio saggio, don Rosini ha provato a descrivere se stesso: “Sono un poveruomo ma mi sento molto amato – ha detto l’autore -. Mi fanno sempre i complimenti per come parlo ma provo sempre un senso di insufficienza, di inadeguatezza per quello che dico”, ha aggiunto, con riferimento alle sue apprezzate ed affollate catechesi.

Per don Rosini, la sfida è “scoprire come Dio si pone davanti a noi”. A tal proposito ha raccontato l’aneddoto di un giovane disabile, conosciuto alla GMG di Cracovia della scorsa estate, che aveva affrontato fatiche e disagi inenarrabili, pur di prendere parte all’evento: “Questo ragazzo aveva dentro una pace straordinaria, pregava molto Maria. Gli ho detto: ‘Vedo che il tuo cuore è molto vicino alla Vergine’. Ma lui mi ha risposto: ‘No, è Maria che mi porta nel cuore’”.

Descrivendo il suo libro come una “opera di demistificazione” di molti luoghi comuni, Rosini ha ricordato che “Dio ci cerca nella nostra povertà” e che l’allontanamento di molte persone – giovani in particolare – dalla Chiesa è dovuto in particolare all’incapacità di clero e laici nel presentarla in tutta la sua bellezza.

Le opere di misericordia, ha proseguito il sacerdote, sono quindi imprescindibili per la vita cristiana, perché la misericordia ne è l’inevitabile “punto di arrivo”. “Il termometro della tua vita cristiana – ha spiegato – è in come ti rapporti con la misericordia”.

Un pensiero finale don Fabio l’ha rivolto ai giovani, che costituiscono la gran parte del pubblico delle sue catechesi: “Ho molta fiducia nei giovani d’oggi, perché sono fragili e poveri – ha affermato -. Non avendo più punti di riferimento, sono molto più permeabili alla misericordia dei giovani del passato. I sacerdoti di domani saranno assai migliori di me, i padri di domani saranno tenerissimi, la madri molto premurose. Se incontreranno la misericordia, diventeranno splendidi”.

(da www.zenit.org – articolo di Luca Marcolivio)


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