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Don Andrea Santoro, alla parrocchia Gesù di Nazareth la Parola si fa carne

Scritto da il 21 Ottobre 2019

Don Andrea Santoro e il mese missionario straordinario

La mattina del 26 ottobre, a Palazzo Lateranense, si svolgerà la prima edizione del “Premio don Andrea Santoro”, riconoscimento conferito a chi nel mondo, proprio come il sacerdote della Diocesi di Roma ucciso a Trabzon nel 2006, si è distinto nel dialogo interreligioso e nell’annuncio missionario ad gentes.
don andrea santoroUna data non casuale. Non solo perché cade a pochi giorni dalla conclusione del mese straordinario dedicato alla missione definita ieri da Papa Francesco, in occasione della Giornata Mondiale Missionaria, dono «di aria pura a un mondo inquinato».
Era il 26 ottobre 1986, infatti, quando alcuni fedeli seguiti da don Andrea ponevano, sotto un tendone, la prima pietra della propria chiesa, presa simbolicamente proprio nei luoghi in cui ha vissuto Gesù. Erano passati cinque anni da quando don Andrea Santoro aveva celebrato la prima Messa nel vicino locale condominiale nel quartiere Verderocca per la sua comunità “in cammino”; ne passeranno altri due per la consacrazione della chiesa nella periferia est di Roma: la Parrocchia Gesù di Nazareth.
È proprio lì, nella chiesa di don Andrea, che sempre sabato prossimo, alle ore 18, la Parola si farà Carne.

Don Andrea Santoro: Gesù di Nazareth accoglie la Bibbia del suo primo parroco

Dunque, il 26 ottobre, dopo il premio “Don Andrea Santoro”, ci racconta Enrico di Stefano, fedele di Gesù di Nazareth e amico di don Andrea, ci sarà nel pomeriggio la consegna alla parrocchia della Bibbia, scritta in turco, «che don Andrea Santoro aveva in don andrea santoro, parrocchia gesù di nazarethmano quando fu assassinato. Un Bibbia che porta i segni del proiettile che lo trafisse».

Su questo tema, continua, «noi portiamo avanti due progetti. Uno prettamente architettonico: realizzare una teca, per contenere la Bibbia, da collocare nella cappellina feriale.

L’altro, spirituale: un programma, forse triennale (probabile avvio il prossimo 22 gennaio) di lettura della Bibbia, cogliendo proprio l’occasione dell’ingresso in parrocchia del testo di don Andrea».

Don Andrea Santoro: un messaggio di fiducia e speranza

Siamo nel mese missionario straordinario. Quale messaggio ha lasciato don Andrea? 

Don Andrea, «persona severa ma giusta, perché faceva quello che diceva, viveva dell’essenziale». Citato da Papa Francesco, racconta ancora Enrico, come «esempio di sacrificio per i fratelli», ha lasciato «il vero messaggio di fiducia. Di speranza, fratellanza, di credere in quello che si professa. Avere fiducia innanzitutto nella Provvidenza e cercare un dialogo con le persone accanto, cominciando dalla famiglia. Questo era il suo modo di proporsi alla comunità: mai si è don andrea santorolasciato scivolare sulle spalle una problematica di chiunque si fosse rivolto a lui».

I fratelli non vanno selezionati ma abbracciati, ha detto ancora ieri il Pontefice in occasione della Giornata Mondiale Missionaria.

«Il nuovo parroco di Gesù di Nazareth, che è venuto 5 anni fa, nel benedire le case ha detto: “Quello che mi colpisce in in questo quartiere è che in moltissime case”, la mia compresa sottolinea Enrico, “c’è una foto di don Andrea con qualcuno della famiglia”. Era considerato un familiare oltre che un pastore e un fratello. Era riuscito a entrare nella nostra quotidianità».

L’immagine di Cristo nel prossimo

«Il messaggio principale che don Andrea ha lasciato in me è: attenzione al prossimo. Vedete nel vostro prossimo l’immagine di Cristo. Però credeteci. La fede è un dono, che va esercitato e richiesto. Quando conosci una persona del genere, ti cambia la vita. Ti indirizza la vita in un certo modo. Compresi i momenti più bui.

Una volta  – ricorda Enrico – eravamo in Terra Santa e mi disse: “Vedi Enrico io non so se Giuda è all’Inferno o in Paradiso. Ma ho una certezza. Se Giuda è all’Inferno non è perché ha tradito Gesù ma perché non ha creduto, che nonostante il suo tradimento, Gesù l’avrebbe comunque salvato.

Don Andrea era un profeta, nel senso che aveva in bocca le parole che Dio gli metteva nel cuore».

Ascolta l’intervista a Enrico Di Stefano: 


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