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Divine presenze: l’essenziale è invisibile agli occhi

Scritto da il 25 Luglio 2019

In questa ultima puntata di Divine presenze si parla di quell’essenziale che rimane invisibile agli occhi.

 

Ma si… andiamo… siamo così vicini. È vero che la strada non è un granché ma piano piano si arriva e poi siamo in vacanza. Chi ci corre dietro. Mia madre è piuttosto curiosa. Tutte le sue amiche in parrocchia a Taranto ci sono già state e lei probabilmente si è pentita di aver detto troppe volte no.

Così di buon mattino ci muoviamo da Makarska, sulle rive del limpido mare di Croazia, alla volta di Medjugorje. Di questo posto sappiamo poco o niente, se non di presunte apparizioni anni prima, che la Chiesa ufficiale era contraria e che la gente faceva come voleva e quindi ci andava lo stesso. Anche noi del resto stiamo per fare la stessa cosa… siamo qui e tanto vale ci andiamo.

Arriviamo di mattina presto verso le 10, è metà luglio del 2005. Abbiamo girato tutta l’Europa in roulotte, abbiamo visitato tantissimi luoghi di spiritualità, santuari, cattedrali, anche di varie correnti religiose. Su questo eravamo un po’ fissati… Ci è sempre piaciuto scoprire e confrontare aspetti insoliti degli edifici sacri, che poi finivano negli aneddoti da raccontare agli amici al rientro.

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Chiesa di San Giacomo

La piazza della Chiesa di San Giacomo ci appare in tutta la sua essenzialità. Un angolo di strada con vari negozietti. Diversi alberghi e tanta gente per strada. Gli occhi si fissano subito su aspetti esteriori. I prezzi in euro, strano per una località fuori dell’Unione Europea e per giunta non così diversi da quelli italiani.

Un grande cartello esponeva le tariffe delle pizze: 6 Euro la Margherita. Non è necessario essere economisti per dire che non eravamo in linea con i prezzi della Bosnia Erzegovina. Mio padre si leggeva in faccia. Se una cosa non lo convinceva non si doveva neanche chiederlo.

Ci informiamo presso alcuni italiani per strada che la Santa Messa era alle 11. Cosi decidiamo di parteciparvi ed io di concelebrare. Niente di che. Quel posto non ci diceva nulla… Terminata la Messa senza esitazione pensiamo che a casa nostra di oggettini sacri ce n’erano anche fin troppi. Inutile perdere altro tempo a girare per negozi. Meglio fare un po’ di strada e visitare Mostar e concludere così quella gita giornaliera.

Uscendo da Medjugorje dissi con fare profetico, anche per rompere il ghiaccio e interpretando quel silenzio con la sicura approvazione dei miei: “Io in questo posto penso di non ritornarci più”. Mio padre, mentre guidava, fece un cenno di approvazione con la testa, mentre mia madre non si esponeva mai a questi livelli. Forse nel cuore di una madre c’è sempre spazio per l’alternativa, a volte anche accomodante. Non si butta via mai niente. A qualcosa sarà servito.

Il tempo è fatto apposta per dimenticare le cose e cinque anni sono un tempo giusto per rimuovere ricordi che reputiamo senza valore.

Giusto il tempo di cambiare relazioni e amicizie ed ecco un giorno una domanda che non ti aspetti: sei mai stato a Medjugorje? Si, certo, rispondo anche un po’ annoiato, un posto senza capo né coda. Niente da vedere… Ma che esperienza hai fatto, scusa…? Sei stato sulla collina delle apparizioni, hai fatto la via crucis sul monte Krizevac, hai partecipato a qualche apparizione, hai sentito qualche testimonianza? Ma insomma che hai visto…? La divine domanda mi è apparsa come una sfida. In effetti avevo visto quello che avevo voluto vedere. Non sarà che aveva ragione Saint-Exupery nel Piccolo Principe? Che l’essenziale è invisibile agli occhi? Va bene, a fine agosto andiamo insieme. Così vediamo cosa c’è oltre quello che si vede. Vediamo dove si nasconde l’essenziale.

Vado al dunque perché la puntata di oggi è fin troppo ricca: l’anno successivo a questo misterioso incontro con la saccente esperta di Medjugorje facevo la guida spirituale a decine di pellegrini, con tanto di megafono e bandierina… Cosa era successo, direte voi? Niente di che… non che avessi visto niente di esteriore, niente sole che gira o altri fenomeni strani, fotografie con lampi di luce o cose del genere… avevo solo visto l’essenziale… una marea di gente a pregare, confessarsi, convertirsi, riconciliarsi, testimonianze, racconti, fede semplice e concreta e sì tanti negozi che però sembravano scomparire davanti al mio sguardo perché in fondo servono anche quelli se vuoi portarti a casa un ricordino. Ma l’essenziale non è in quelle cose e va cercato e se non ti arrendi subito ed hai un po’ di pazienza non si resta delusi. Perché ogni volta ci sono esperienze e sensazioni differenti e comprendi che se anche non sei tu il fortunato prescelto a ricevere mistiche apparizioni in fondo pensi che alla fine è meglio così. Tra il fare il veggente e poter vivere una vita normale… scegliete voi… però ad ognuno il suo… io ora vedo quello che vedo e mi sa che vedo ciò che mi serviva vedere.

Ed ora che vedo… che vedo… ma siete tutti qui… ma che divina presenza… tutti gli speaker della trasmissione al mio cospetto… (saluti). Ed insieme a loro una divina apparizione, la mitica e inossidabile amica di tutte le interviste impossibili, Francesca Baldini (saluti.). Intanto benvenuta a “Divine Presenze”. Con te chiuderemo questa puntata che è l’ultima di questo primo ciclo.

Come avrete capito, invece,  il personaggio misterioso della mia narrazione autobiografica non poteva essere che lei, la nostra Maria Rosa Leotta, che ovviamente nel 2010 mi si era rivolta con fare molto acceso giusto perché lei già conosceva da molti anni la storia di Medjugorje e quindi l’essenziale non le era così invisibile ai suoi occhi.

(voce di Maria Rosa Leotta)

Si, diciamo che il nostro sodalizio è nato proprio in quella occasione del pellegrinaggio dell’agosto 2010, con tutte le disavventure che portava il viaggio in nave […].

Ma giù molte cose erano cambiate rispetto alla prima volta che sono andata a Medjugorje. Fu un’esperienza molto toccante, semplice e profonda di pace e di gioia.

Avevo sentito parlare in precedenza di questa Presenza della Madonna ma non sapevo neanche dove si trovasse geograficamente.

Di questo villaggio qualcosa mi attraeva ma non riuscivo a sapere altro. Avevo saputo al lavoro al Gemelli che una collega c’era stata. Ma eravamo tremila dipendenti, quasi impossibile sapere chi fosse.

Un giorno, per motivi di lavoro, dal settimo piano dovetti scendere al secondo e per fare prima feci le scale di corsa. Al quarto piano vidi delle colleghe che parlavano, mi fermai e sentii l’istinto di chiedere ad una di loro se era lei quella che era stata a Medjugorje. Mi disse di sì ed io chiesi se aveva in programma di ritornarci. La risposta fu affermativa ma… non c’era più posto!

Interpretai il fatto come un segno del destino e ritornai di corsa alle mie occupazioni. Il giorno dopo mi arrivò una telefonata in reparto: era di nuovo quella collega incontrata per le scale che mi chiedeva se potevo andare io al suo posto perché non le avevano accordato le ferie!

Mi attivai subito e mi preparai a partire. L’aereo ci portò a Dubrovinik, arrivammo di sera tardi, ci aspettava un vecchissimo pulmino e nel cuore della notte, dopo più di cinque ore di stradine tortuose, per ponti pericolanti e malridotti dalla guerra, mi ritrovai nella piazzetta della chiesa di san Giacomo.

Allora capii che mi aveva chiamato la Madonna! Attorno alla parrocchia non c’erano case e sulla strada che costeggia il torrente c’era una lunga fila di carri armati dell’ONU!! Arrivati nella pensioncina l’accoglienza fu molto calorosa ma ci sono parlava con poche parole in italiano e per lo più a gesti.

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Padre Jozo

Faceva freddo e la neve si vedeva in lontananza sulle montagne. Pioveva e dicevano che la pioggia era la benedizione della Gospa. I pellegrini erano pochi e ad affollare le navate erano solo i parrocchiani. Le funzioni erano in croato e Padre Slavko vedendo che tra i fedeli c’erano anche degli Italiani traduceva i misteri del Rosario e della Via Crucis. Conobbi anche Padre Iozo che all’epoca stava a Siroki Brjieg.

Ci accolse con molta gioia e calore e si fermò a pregare a lungo su di noi personalmente, raccontandoci dei martiri e poi dei bambini orfani vittime della guerra che stava accogliendo.

Ancora ricordo l’incontro con Viska nella sua casetta e la prima salita sulla Collina delle Apparizioni, insieme ad alcuni soldati in divisa col rosario in mano.

(fine voce di Maria Rosa Leotta)

Visto che non era così difficile trovare una “divina presenza” da raccontare? Eri così preoccupata ma mai quanto la nostra speaker ultra professionale che per tirare fuori un racconto personale ha passato notti e notti insonni. Un saluto a te Carla Magrelli…

(voce di Carla Magrelli)

Bello questo viaggio nel tempo alla ricerca di Divine Presenze. A volte ci aspettiamo segni importanti, situazioni miracolose invece è sorprendente scoprire quanto il divino sia presente nella quotidianità. Basta saperlo vedere.

Basta saperlo vedere nell’affrontare una giornata storta e quella giornata si trasforma in una opportunità. Vederlo quando ti senti insoddisfatto e incontri qualcuno che ha bisogno di aiuto.

Vederlo quando devi consolare e ti accorgi di trovare le parole giuste. Vederlo quando, e accade spesso, devi esercitare la carità e la pazienza quando non ne avresti voglia.

Questa è la mia esperienza all’interno della segreteria parrocchiale, incarico che Don Danilo mi ha voluto affidare. Pensavo di dovermi occupare soltanto di certificati, annotare gli appuntamenti, dare informazioni sugli orari delle Messe e invece quella porta aperta si è spalancata su un mondo di relazioni, di richieste di ascolto, di solitudini, di bisogno di affetto. Spesso quell’ufficio si è trasformato in un salotto dove qualcuno puntualmente si è rifugiato alla ricerca di conforto. Ha ospitato i bambini del catechismo offrendo il “ciambellone” divenuto un rito, i nonni che nell’attesa dei nipoti raccontano le loro vicende personali e le loro preoccupazioni. È allora che ti accorgi di avere accanto una Divina Presenza che ti sostiene e ti esorta a continuare.

Certo, a dire il vero anche in qualche momento della mia vita la Divina Presenza è stata invocata e si è manifestata in modo evidente in particolare in due occasioni.

Quando alla fine della guerra, nel 1944, pochi giorni dopo la mia nascita, sono stata salvata da una grave forma di polmonite grazie all’intervento di un gruppo di soldati americani che hanno aiutato mio padre a cercare in tutta Roma la penicillina necessaria a curarmi.  O quando nel 2008 mio nipote, nato con una grave malformazione cardiaca, è stato operato a cuore aperto a soli cinque giorni di vita. Oggi Riccardo ha sedici anni, studia, gioca a pallone, convive benissimo con la sua patologia.

E’ così, ogni giorno, la mia vita si arricchisce di Divine Presenze, di quell’ “essenziale” che dà un senso alle cose che si fanno nell’amore per gli altri e per se stessi.

(fine voce di Carla Magrelli)

Io lo so che hai tante altre storie da raccontare… Ma non ti preoccupare che torneremo presto in autunno. Mentre ho qui davanti uno che invece devo tenere a freno, una “divina presenza” vivente.

Tutti noi infatti ci chiediamo qual è la colla che lo tiene insieme e com’è che non si smonta… Ecco Alessandro, il nostro Wikipedia delle apparizioni. Mi sa che tutta questa familiarità con la Madonna ti deriva dal fatto che un altro poco e la incontravi subito di persona…

(voce di Alessandro Sica)

Nel 2007 avevo subito un incidente non grave sul Grande Raccordo Anulare di Roma.

A seguito delle contratture che avevo ricevuto, presi alcuni farmaci decontratturanti i quali purtroppo mi danneggiarono lo stomaco. Cominciai pertanto ad avere gastriti continue e problemi di digestione praticamente tutti i giorni. Dopo aver fatto le visite di rito e gastroscopie varie, i medici mi diedero farmaci per lo stomaco e protettori ad ogni fine pasto. Era diventata una vera schiavitù. A volte, a seconda di ciò che mangiavo, potevo avere la digestione bloccata per ore con conseguenti malori.

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Basilica di Santa Maria Maggiore

In quell’anno, mi avevano invitato ad un’adorazione a Santa Maria Maggiore a Roma. Un’adorazione animata da un gruppo di preghiera carismatico. Non avevo molta intenzione di andare ma alla fine trovai uno spazio e mi decisi. La Basilica è molto grande e mi sedetti pertanto nell’area destinata all’animazione musicale vicino all’altare. Ero assorto in preghiera, affidando a Dio le mie situazioni e cercando un po’ di ristoro. In realtà ero lì per ritemprare l’anima affaticata. All’improvviso, una ragazza dal coro si avvicina verso di me e mi dice che la Madonna stava intercedendo per il mio problema allo stomaco e che mi avrebbe guarito.

Provai una grande pace. Finita l’adorazione rientrai a casa e continuai la vita di lavoro e famigliare. Mi accorsi dopo diversi giorni che in realtà non accusavo più alcun tipo di problema e che anzi avevo le medesime sensazioni di quando stavo bene prima delle gastriti. Ricominciai a mangiare esattamente come prima e ad avere uno stomaco di ferro.

Miracolosamente, da un giorno ad un altro, smisi di prendere ogni tipo di farmaco e continuai come se non avessi mai avuto alcun tipo di problema.

(fine voce di Alessandro Sica)

Il vero miracolo però è un altro… Che mangi un botto senza ingrassare… E questo miracolo, lo sai, procura numerose invidie. Perché a noi comuni mortali è dato di ingrassare pure per un bicchiere d’acqua.

Ma le luci si stanno spegnendo, dobbiamo fare in fretta stasera… Abbiamo ancora qualche minuto e non voglio sprecarlo. Come sono difficili i saluti, ma su… è solo un arrivederci…

E prima di concludere questa decima ed ultima puntata di “Divine Presenze” volevo e dovevo ringraziare l’anima nascosta delle trasmissioni di RadioPiù, che ad onor del vero ci ha provato per qualche settimana a dire che questa trasmissione era troppo lunga, che così non andava, che non è proprio radiofonica e che poi alla fine si è rassegnata (o almeno spero). E per farmi perdonare almeno un pochino di così tanta irriverenza ecco a voi con grande onore la “divina presenza” che vi avevo annunciato. In studio, Francesca Baldini, che ovviamente non oso intervistare, perché mi verrebbe da ridere, mica per altro…

(voce di Francesca Baldini)

Correva l’anno 2008 e il mio primo anno in Australia era già terminato. Avevo già deciso di tornare per proseguire la mia esperienza a Sydney nel cuore del grande continente australe. Era stato un anno intenso nella terra dei canguri, Down Under, come viene divine definita dagli abitanti locali, che avevo scelto di esplorare per imparare la lingua inglese, ma anche, lo ammetto per vivere una esperienza diversa, alla scoperta di una cultura diversa. E così effettivamente è stato. Ma dietro a questo anno sabbatico si nascondeva anche una piccola fuga da quella che per me era un momento difficile della mia vita. Avevo 27 anni, avevo terminato gli studi e avevo intrapreso la carriera nel variegato mondo dell’informazione, ma non ero felice.

Mi mancava qualcosa. Da qualche anno mi ero allontanata dalla Chiesa e non avevo più un vero cammino di fede. La mia vita girava un po’ a vuoto e cercavo qualcosa di diverso. Così, complice l’incontro con un ragazzo italo-australiano, stimolò in me il desiderio di fare una esperienza radicale e così presi la decisione di fare una esperienza proprio in Australia, sfruttando il visto working –holiday, che, come dice la parola ti permette sia di lavorare che di viaggiare alla scoperta del paese. Arrivata in Australia, per me che provenivo da un paesino di provincia, ho potuto incontrare un mondo completamente altro, e una cultura anglosassone che si sposa con i grandi spazi americani, dove la natura è la vera protagonista. Poi andando a scuola d’inglese e dovendo cercarmi una casa, ho conosciuto giovani che provenivano da tutto il mondo, in particolare da quella parte dell’emisfero e il mio bagaglio esperienziale si è arricchito notevolmente. Ero felice, ero convinta di aver trovato la mia dimensione e lentamente stavo maturando il desiderio di trasferirmi definitivamente proprio lì…in Down Under. Nella mia pausa natalizia, in cui ero tornata in Italia per il rinnovo del visto di soggiorno, il sacerdote amico di famiglia, mi aveva messo in contatto con il giornale della mia diocesi, il Corriere Cesenate. Il direttore mi aveva chiesto di scrivere la mia esperienza e, considerato che la Gmg (Giornata Mondiale della Gioventù), si sarebbe svolta proprio nell’agosto del 2008 a Sydney, di poterla seguire per loro attraverso il Sir, ovvero l’agenzia di stampa della Conferenza Episcopale Italiana. Accettai volentieri, era una esperienza nuova, ma ammettevo che ero digiuna di un lessico clericale e l’inizio fu, diciamo, interessante.  Poi arrivò il grande momento e lì

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Papa Benedetto XVI in Australia

conobbi il team di giornalisti che arrivava dall’Italia a cui avrei dovuto aggregarmi, capitanati da Daniele Rocchi, grande giornalista oggi inviato sempre del Sir e una vera forza della natura. La GMG iniziò ufficialmente e ricordo la fatica mista alla stanchezza e alla gioia di vivere un momento storico e lavorare per una organizzazione così prestigiosa. I giorni passarono in fretta e si arrivò all’ultimo giorno, quello della messa a Randwich, stadio leggermente fuori Sydney, dove papa Benedetto XVI celebrò la messa conclusiva davanti a 500 mila persone che arrivano da ogni angolo del mondo e in particolare dell’Oceania. Ho visto volti di uomini e donne di colori ed etnie diverse, che avevano fatto lunghi viaggi per essere lì. L’emozione che conservo di quel momento è straordinaria. Ricordo che al termine della comunione, ci fu un breve silenzio, di un minuto in cui dal palco stampa, guardai le 500 mila persone in silenzio che attendevano la benedizione finale del pontefice. In quel silenzio solo una piccola folata di vento si percepì…come il soffio dello Spirito Santo. Sentii un brivido lungo la schiena e qualcosa da quel giorno si riaccese dentro di me e piano piano, ho riiniziato il mio cammino di fede.

Ringraziamo come sempre Andrea Campisano alla regia e al montaggio audio che finalmente potrà rilassarsi dalle mie continue pretese. Un saluto a tutti i nostri speaker ed anche ad Alessandro Palomba che ha partecipato alla puntata su Civitavecchia. Questa e le altre puntate possono essere riascoltate in podcast su radiopiu.eu. E ci diamo appuntamento al prossimo autunno con tante novità che stiamo già elaborando e delle quali non posso anticiparvi molto… Divina suspense a tutti…

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