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Divine presenze: 2000: cosa ti aspetti dal futuro?

Scritto da il 14 Marzo 2019

Terza puntata di Divine presenze che parte da un anno speciale, il Grande Giubileo del 2000.

Eravamo in un set cinematografico. La mia fortuna era quella di non dover uscire dal recinto extraterritoriale di San Giovanni in Laterano per andare a lezione: una rampa di scale del Seminario Romano e un’altra per andare in aula alla Facoltà di Teologia della Pontificia Università Lateranense. Fuori, il caos… Fiumane di pellegrini con foulard dai colori sgargianti e bandiere si muovevano dall’alba verso la Cattedrale di Roma.

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San Giovanni Paolo II nel Giubileo del 2000

Il traffico delle auto lo definirei a dir poco “rassegnato”… Sarebbe stato così fino alla fine del Grande Giubileo del 2000. Ogni giorno c’era un evento, ogni giorno si erano inventati qualcosa… L’aria era satura di una innaturale ebbrezza. Roma era di nuovo il centro del mondo ed io abitavo proprio lì… a pochi metri dal palcoscenico.

Mi sono sempre chiesto quale “divina presenza” cercasse quella gente che di strada ne aveva fatta tanta per venire a Roma. Miracoli? Prodigi? Guarigioni? Apparizioni? Conversioni? Chissà, forse niente del genere… magari solo curiosità o solo il desiderio di esserci, di condividere la propria esperienza di fede con il resto del mondo, passare la Porta Santa con la voglia di ricominciare, di riprovarci, di tentare una strada diversa, di abbandonare qualche “accanimento terapeutico spirituale”, insomma iniziare a prendere la propria fede sul serio e a prendere meno sul serio il proprio “io”.

 

Il 4 marzo 2000, Giovanni Paolo II visitò il nostro Seminario Romano per la festa della Madonna della Fiducia. Fu uno sforzo immenso per lui, ormai piegato dalla malattia misurava le parole e forse questo giovava ancora di più all’ascolto e alla custodia di quei discorsi nel nostro cuore. Ogni suo intervento diventava sempre più una sorta di testamento spirituale.

La cappella maggiore era gremita di gente. Mio padre, per caso (ma non credo…) si trovò davanti l’ascensore quando il Papa uscì per recarsi in cappella. Mi raccontò che ebbe la sensazione di vedere il Papa come se fosse avvolto da un alone di luce. Mia madre, seduta tra i banchi in cappella, si trovò immortalata in una foto ufficiale con la sua mano che sfiorava le dita del santo Pontefice. Ma perché eravamo tutti così inebriati? Così carichi di speranza?

Il Papa si sedette a fatica su una sedia speciale che ormai lo accompagnava fedelmente in ogni suo spostamento e con voce tremante iniziò il suo discorso: “Torno sempre con gioia al Seminario Romano, posto all’ombra della Cattedrale di Roma. Vengo con più profonda emozione nel corso di quest’Anno Giubilare che ci introduce nel terzo millennio. […] A Cracovia ho potuto parlare con ogni seminarista; a Roma posso darvi solamente la mano. Ma, grazie a Dio che c’è il Cardinale Vicario per la Diocesi di Roma! Lascio a lui il piacere di conversare con voi. Il Cardinale mi dice che ha molte conversazioni con voi. Questo è bello! L’Anno Santo si è inaugurato molto bene. Ha sorpassato le previsioni. E’ questo che abbiamo notato nei primi giorni, nelle prime settimane, nei primi due mesi. Carissimi giovani seminaristi, imparate dalla Madonna della Fiducia come si diventa fiduciosi e vigilanti, servi del Vangelo nell’attesa della venuta del Signore nella gloria. Maria vi insegni a maturare nella vocazione ed a plasmare in voi il cuore del Figlio suo. Il suo esempio vi porti a trasformare la vita in generosità verso il povero (cfr 1 Gv 3,17) e disponibilità anche verso l’ospite delle ore scomode (cfr Lc 11,5-8). Accompagnati da Lei, anche voi sperimenterete la fiducia gioiosa degli apostoli, i quali, obbedendo a Dio piuttosto che agli uomini, hanno scoperto come la Parola di Dio superi le porte sbarrate di qualsiasi carcere (cfr At 5, 17-25) e di qualsiasi preclusione”.

Il Papa si fermò a pranzo e concludemmo con la solita foto di rito personale. Dopo, il cerimoniere invitò tutti ad uscire dalla sala. Era lì, solo, in fondo al salone, quasi immobile nell’attesa che qualcuno provvedesse a riaccompagnarlo alla macchina. Fu allora che il cerimoniere chiamò me ed altri due miei compagni, chiedendoci di avvicinarci al Papa. Io mi girai di spalle pensando stesse chiamando qualcun altro… Non sono mai stato troppo abituato ad essere coinvolto in qualcosa di straordinario nella vita… non poteva essere certo quella la prima volta!…

Invece chiamava proprio me. Ci chiese di lavare le mani al Papa prima che uscisse dalla sala da pranzo.

Presi tra le mie mani quelle mani anziane, candide, semplici e le insaponai insieme alle mie. Non avevo mai fatto questo gesto con nessuno, non mi era capitato, né con bambini né con anziani.

Quella fu la mia vera porta santa del Giubileo. Le mani insaponate del santo sacerdote Giovanni Paolo II insaponarono anche le mie ambizioni e i pensieri stonati di chi si trova al centro dell’attenzione. Un giorno anche tu diventerai vecchio e qualcun altro ti cingerà la veste e ti porterà dove tu non vuoi. Forse questo giorno è oggi. Ma tu, vieni e seguimi.

Eros Ramazzotti canta “Seguimi”, brano del 1991. Mi piacerebbe sapere se chi canta le canzoni poi ci crede sul serio a quello che canta, specialmente se poi si trova coinvolto nella vita reale a vivere il contenuto di quei testi. Ma non ci spingiamo oltre: la musica, le canzoni, questa nostra trasmissione, sono solo sogni, noi vogliamo solo far sognare e riflettere. Niente di più. Anzi approfitto per ringraziare quanti stanno scrivendo sui social post di apprezzamento e anche alcuni suggerimenti. Ma soprattutto a quanti stanno comunicando le loro personali “divine presenze”. Non le disperderemo… Se vi fa piacere scivoleranno a misura in qualcuna delle prossime puntate. Eros ci sta cantando proprio questo: “Se c’è un tempo In cui bisogna ripartire, questo tempo credo sia arrivato già. L’idealismo è come l’acne giovanile, che scompare con l’andare dell’età. Uno crede di poter cambiare vita, ma è la vita infine a cambiare te. Seguimi, perché le cose cambiano e vanno avanti verso nuove realtà. Certe volte il dubbio è come una montagna e ti inchioda le sue angosce alle calcagna e ti spinge a fare passi che non vuoi. E’ il momento questo delle decisioni e vorrei sbagliare il meno che si può, seguimi perciò”. Mah, sulla rima avrei qualcosa da dire… sul contenuto niente da eccepire…

Ma nel 2000 Giovanni Paolo II non si limitò certo a visitare il Seminario Romano e farsi lavare maldestramente le mani (che credo restarono molto insaponate…) da un povero inesperto seminarista. Il 13 maggio si era recato in Portogallo ed aveva beatificato i due veggenti di Fatima, Francisco e Giacinta Marto. Ma il 26 di giugno, un po’ a sorpresa, il Santo Padre decide di divulgare il terzo segreto di Fatima, che, per chi ha buona memoria, rappresentava fino a quel momento una sorta di strumento di interpretazione per ogni sorta di conflitto o di crisi politica ed economica. “Chissà che dice il terzo segreto di Fatima, chissà la Chiesa cosa ci nasconde… la fine del mondo incombe e la Chiesa non lo ammette”… Ma siccome devo fare i conti sempre con la mia ancor tenera età devo ricorrere ancora una volta al prezioso e sapiente supporto di qualche “speaker stagionato”. Buongiorno a te, Carla Magrelli, bentornata a “Divine presenze”. Raccontaci cosa è successo di preciso in quei giorni della pubblicazione del testo del terzo segreto di Fatima.

[voce di Carla Magrelli]

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Madonna di Fatima

Si, in effetti in quelle settimane del Duemila, si moltiplicarono discorsi alquanto variegati intorno alla pubblicazione del testo integrale trasmesso da suor Lucia, composto su ordine del vescovo di Leiria il 3 gennaio 1944 e consegnato in busta chiusa, da aprirsi, per ordine di Nostra Signora solo dopo il 1960. Ma, come tutti i segreti, pare che così segreto non era più… Sembra che l’allora Cardinale Ratzinger, prefetto della Congregazione della Dottrina della Fede, futuro Benedetto XVI, ne conoscesse il contenuto e che aveva dichiarato nel 1996 in una intervista ad una radio portoghese che il testo non aveva nulla di che preoccuparsi.

Fu proprio lui a stendere il Commento teologico al momento della pubblicazione del terzo segreto e armato di un certo umorismo teutonico, introdusse il testo di accompagnamento affermando che il lettore avido di curiosità ed alla ricerca di rivelazioni sensazionali sarebbe rimasto alquanto deluso! Niente misteri svelati, niente velo squarciato sul futuro. E giù con una superba lectio magistralis sulla distinzione tra “rivelazione pubblica e rivelazione privata”.

Riprendere una parte di quel commento ci può essere utile per interpretare qualsiasi “divina presenza”.

Affermava infatti Ratzinger: “Il criterio per la verità ed il valore di una rivelazione privata è pertanto il suo orientamento a Cristo stesso. Quando essa ci allontana da lui, quando essa si rende autonoma o addirittura si fa passare come un altro e migliore disegno di salvezza, più importante del Vangelo, allora essa non viene certamente dallo Spirito Santo, che ci guida all’interno del Vangelo e non fuori di esso. Ciò non esclude che una rivelazione privata ponga nuovi accenti, faccia emergere nuove forme di pietà o ne approfondisca e ne estenda di antiche. Ma in tutto questo deve comunque trattarsi di un nutrimento della fede, della speranza e della carità, che sono per tutti la via permanente della salvezza.

Fatima è senza dubbio la più profetica delle apparizioni moderne. La prima e la seconda parte del «segreto» riguardano anzitutto la spaventosa visione dell’inferno, la devozione al Cuore Immacolato di Maria, la seconda guerra mondiale, e poi la previsione dei danni immani che la Russia, nella sua defezione dalla fede cristiana e nell’adesione al totalitarismo comunista, avrebbe recato all’umanità.

In ogni tempo è dato alla Chiesa il carisma della profezia, che deve essere esaminato, ma che anche non può essere disprezzato. Al riguardo occorre tener presente che la profezia nel senso della Bibbia non significa predire il futuro, ma spiegare la volontà di Dio per il presente e quindi mostrare la retta via verso il futuro. Colui che predice l’avvenire viene incontro alla curiosità della ragione, che desidera squarciare il velo del futuro. L’importanza della predizione del futuro è secondaria.

Le vicende a cui fa riferimento la terza parte del «segreto» di Fatima sembrano ormai appartenere al passato. Chi aveva atteso eccitanti rivelazioni apocalittiche sulla fine del mondo o sul futuro corso della storia, deve rimanere deluso.

[Fine voce di Carla Magrelli]

 Ma diciamola tutta… Se anche fosse uscita una profezia precisa con tanto di data e dettagli sugli avvenimenti nefasti e sconvolgenti, siamo davvero sicuri che sarebbe cambiato qualcosa? E poi, perché rovinare la festa del Giubileo con discorsi apocalittici? Nel Duemila l’economia va a gonfie vele, l’Italia si appresta ad entrare nella stabilità economica dell’Euro e intanto si gode le ultime possibili manovre monetarie, persino il Gay Pride, consumato in pieno luglio per le strade di Roma, proprio durante il Giubileo, finì con l’essere assorbito senza troppe polemiche. Ma perché eravamo così euforici e tolleranti, perché tutto era così semplice?

Forse l’umanità aveva compreso che la ricetta della felicità consiste proprio nella semplicità evangelica e che la guerra, in ogni sua forma, fisica o verbale non serviva più, non era più di moda. Godiamoci questo momento, godiamocelo, o mio caro amico Quoelet!..

Questo era uno spot pubblicitario che si trasmetteva nel 2000. Però quanta sapienza in questi spot. “Carpe diem”, cogli l’attimo. A beneficio di quanti, come me, non hanno fatto studi classici, questa celebre espressione la ricaviamo dalle Odi del poeta latino Orazio, seguita dal verso “quam minimum credula postero”, confidando il meno possibile nel domani.

Certo, se pensiamo a come ci siamo ridotti dal 2000 (che stiamo ricordando) ad oggi, forse il nostro amico Orazio non aveva tutti i torti. E’ un invito a godere ogni giorno dei beni offerti dalla vita, dato che il futuro non è prevedibile, neanche con le profezie di Fatima. Un invito ad apprezzare ciò che si ha proprio nell’attimo, nell’istante che si sta vivendo, anche ora in questo momento, ascoltando questa trasmissione.

Ma la filosofia di Orazio non ha fatto sempre presa nella storia: perché pone in primo piano la libertà dell’uomo di gestire la propria vita ed essere responsabili del proprio tempo, senza cadere in lassismi e fatalismi.

Per questo, alla ricerca spasmodica di divine presenze che piuttosto che far irrobustire la fede, finiscono solo per solleticare curiosità morbose e talvolta dannose, nell’anno duemila, dopo la pubblicazione del testo del terzo segreto di Fatima, qualche giornalista e vari esperti di roba sacra, si scatenarono affermando che esisteva una “appendice al segreto”, ovviamente volutamente nascosta dal Vaticano, ovviamente catastrofica.

Nella sarabanda di eventi e manifestazioni c’era proprio posto per tutti. C’era posto anche per i sentimenti. Così ci raccontava questa canzone dallo stile un po’ “colonna sonora felliniana” che vinse il 50mo Festival di Sanremo nell’anno 2000, condotto da Fabio Fazio e con la partecipazione del compianto Luciano Pavarotti. Un festival forse non eccezionale, onestamente scorrendo i titoli dei brani in gara non ce n’è uno che sia passato alla storia.

Invece passò alla cronaca un frate francescano cappuccino, Padre Alfonso Maria Parente, con un brano ritmato e provocatorio dal titolo azzeccato per la nostra puntata “Che giorno sarà”, che nel 2000 partecipò a Sanremo giovani (contro la volontà dei frati cappuccini che disapprovarono la sua decisione), dichiarando di avere 32 anni. Ne aveva in realtà 38 (accipicchia pure i frati mentono…) e quindi non aveva alcun diritto a entrare nel gruppo degli under 32. Si classificò all’ottavo posto, ma la sua falsa dichiarazione sull’età ebbe strascichi legali. A festival finito la Rai rese noto di aver inviato i documenti e i certificati presentati dal cappuccino all’ufficio legale per valutare il da farsi. Il frate si difese. “Sono un profeta – dichiarò – mi ha chiamato Dio”. Ma la cosa peggiore che due anni dopo fu arrestato per associazione a delinquere finalizzata alla truffa. Che tradotto in termini pratici: era fuggito con la cassa… Chissà se avesse profetizzato pure questo amaro epilogo. Scherziamo naturalmente, sono cose di questo mondo. Altro che divine presenze…

Intanto, in un territorio da noi già esplorato, quello dei Balcani, un frate francescano vero, un personaggio particolare, cercava di mettere pesantemente ordine tra altre fiumane di pellegrini, non del Giubileo, ma di pellegrini mariani. Torniamo a Medjugorje (ci torneremo spesso nei Balcani) e proprio nell’anno duemila questo frate darà il meglio di sé, o diciamo meglio, tutto di sé.

(voce di Alessandro Sica)

 Slavko Barbaric era nato l’11 marzo 1946. Era entrato nell’ordine francescano a Humac il 14 luglio 1965. Aveva preso i voti nel 1971 ed era stato ordinato sacerdote a dicembre dello stesso anno. Aveva portato a termine gli studi a Graz (in Austria) conseguendo il magistero e nel 1982 aveva ottenuto il dottorato in pedagogia religiosa, conseguendo il titolo di psicoterapeuta.

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Padre Barbaric

Grazie alla sua conoscenza delle principali lingue europee ed agli impegni nelle parrocchie in cui aveva operato, P. Slavko lavorò instancabilmente con i pellegrini a Medjugorje, sin dal momento in cui portò a termine gli studi nel 1982. Egli fu trasferito ufficialmente a Medjugorje nel 1983. Grazie alla sua opera fruttuosa con i giovani ed ai corsi di preghiera accolti entusiasticamente dagli studenti, il regime comunista dell’epoca iniziò a perseguitarlo.

Egli inizialmente era scettico sui fenomeni accaduti a Medjugorje ma successivamente, verificando la validità delle apparizioni e le testimonianze dei veggenti, divenne uno dei più strenui difensori delle apparizioni. Nel periodo in cui il parroco padre Jozo venne arrestato e imprigionato dal regime comunista, padre Slavko divenne un riferimento spirituale sia per i pellegrini che cominciavano ad arrivare in quel paesino sperduto della Bosnia e sia per i veggenti stessi che ritrovavano in lui una figura autorevole e spirituale.

L’attuale programma parrocchiale a Medjugorje lo dobbiamo a lui; accadde che un giorno il veggente Ivan portò un messaggio della Madonna in parrocchia in cui Maria chiedeva di pregare tutta la corona del rosario. Ivan consegnò il messaggio a padre Slavko il quale pregò per diverso tempo per comprendere come potesse realizzare quella richiesta. Poi capì. Spostò la messa che solitamente si teneva al mattino alla sera e fece recitare la corona del rosario prima e dopo la funzione, lasciando inoltre ai pellegrini il tempo al mattino di poter pregare nei luoghi delle apparizioni.

Fra Slavko dedicò gran parte della sua vita sacerdotale al lavoro con i pellegrini. Per diciotto anni pregò, predicò, guidò seminari, tenne incontri di preghiera con i pellegrini, scrisse libri e si mise al servizio dei bisognosi attraverso opere umanitarie. Era un tipo magrolino ma robusto, con una tempra e un carattere di spessore che non lesinava qualche arrabbiatura se era necessaria.

Amava digiunare spesso e a tal riguardo, tra i molti suoi scritti, scrisse “digiunate col cuore”, una guida sulla bellezza dell’offerta del digiuno. In seguito alle enormi sofferenze del periodo della guerra, aveva fondato e guidava l’associazione di istruzione e formazione “Majcino selo”, presso la quale vivono attualmente più di 60 persone (orfani di guerra, bambini di famiglie separate, ragazze-madri, persone anziane sole e bambini malati).

Il 24 novembre 2000 dopo aver completato il rito della Via Crucis, che come ogni venerdì eseguiva insieme ai pellegrini ed ai parrocchiani sul Kricevac, un monte nei pressi della parrocchia anch’esso protagonista di molte apparizioni, iniziò ad avvertire dei dolori. Si sedette su un masso e accasciatosi rapidamente, perse conoscenza e rese l’anima al Signore. Quel giorno, diversamente dal solito, egli non concluse le preghiere ai piedi della grande croce del Križevac, ma accanto al pannello raffigurante la risurrezione, che si trova molto vicino alla XIV e ultima stazione con “Gesù deposto nel sepolcro”.

Le ultime parole di padre Slavko sulla terra, rivolte a coloro che avevano scalato la montagna con lui, furono le seguenti: “Che la Gospa preghi con noi nell’ora della nostra morte”.

Il suo ultimo gesto fu quello di benedire il gruppo. Aveva appena iniziato la discesa quando dovette sedersi, colto da malore. Poi, senza dire una parola, si adagiò dolcemente su un fianco. Mentre i suoi amici più cari lo sorreggevano, in pochi secondi cessò di respirare, in grande pace, senza sussulti ne apparenti sofferenze.

Un medico lì presente constatò l’avvenuto decesso. Accompagnato da fervidi e dolenti preghiere, il corpo di padre Slavko fu trasportato giù dai suoi amici. Subito avvertito, padre Svetozar salì di corsa incontro a loro, e, non appena lo vide a distanza, disse tra sé: “Sembra un re. Che maestà!”.

Il giorno dopo, nel consueto messaggio del 25 di ogni mese, la Madonna affermò: “Gioisco con voi e desidero dirvi che vostro fratello Slavko è nato al Cielo e che intercede per voi”.

A proposito… il medico che constatò la morte di padre Slavko era in cerca di risposte e della fede. Oggi è felicemente sacerdote.

E con le note finali della sigla ringraziamo come sempre Andrea Campisano alla regia e montaggio audio, Carla Magrelli e Alessandro Sica per la partecipazione vocale in questa puntata giubilare.

Lo so che ora volete sapere cosa ci aspetta per la prossima volta. Ma insomma ancora dietro a queste profezie? Va bene.. va bene… ve lo dico… 1995… qui.. vicino… vicino… nel Lazio… non vi dico altro. Sempre e solo alla ricerca di “divine presenze”.

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