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Divine presenze: 1995, attenti ai souvenir!

Scritto da il 15 Marzo 2019

Divine presenze in questa puntata fa un balzo indietro di 5 anni per raccontare un anno cruciale come il 1995 per cambiamenti internazionali e personali.

Sono diventato un dissociato mentale! Quanto altro ancora potrò andare avanti così… sto vivendo due vite insieme e nessuno intorno a me se n’è accorto. Ma soprattutto non c’è nessun segno e nessuna risposta, nemmeno in preghiera. Sono ormai quasi tre anni che frequento questa comunità carismatica ma ora non posso più mentire a me stesso. Io sono un dissociato, quello che gli altri vedono non è quello che sono realmente dentro… Dentro di me stanno facendo a pugni la mia vita reale e quella delle mie fantasie. E non c’è traccia di un segno, di una risposta, di una profezia.

I profeti… ma che fine hanno fatto i profeti… queste pagine della Scrittura mi risuonano come una beffa, si stanno prendendo gioco di me.

Oh sì, qualcuno mi ha sussurrato qualcosa di strano nell’orecchio durante la preghiera di effusione il mese scorso: “Il Signore ti dona un forte carisma di pastoralità ed ha per te un amore particolare. Se tu vorrai corrispondere a questo amore bene, ma se anche non lo farai sappi che Lui ti amerà lo stesso…”. Bello… magari l’avranno detto ad altre centinaia di persone. No.. no… troppo generico, troppo… Qui ci vuole un segno, un segno concreto, personale, un’apparizione, un miracolo, un angelo, ma che ne so…

Ma scherziamo: non è in ballo questo o quell’altro lavoro. Qui ne va della mia vita, del mio futuro.

Certo, se ci mettiamo pure la disoccupazione che c’è qui al sud in questo dannato 1995, certo anche il lavoro è un problema… E poi ho anche 25 anni… il tempo sta fuggendo come non mai… queste giornate che si rincorrono…

Ma no, non è questo il punto. Il punto è che io sto bruciando dentro. E non so se questo è solo un problema emotivo, non lo so… starò diventando matto… perché questa comunità di preghiera mi sta lusingando, mi stuzzica spiritualmente, perché mi sento coinvolto e diciamolo anche un po’ protagonista, perché canto, suono, prego, faccio del bene e magari tra un po’ mi daranno incarichi e responsabilità, onori e medaglie… No… no… questo fuoco veniva già da prima, forse c’è sempre stato. Già…, cinque anni fa, cinque anni fa: settembre 1990… mi era già successo.

Quel ragazzo parrocchiano mezzo matto, per giunta più grande di me in età, che partiva per Roma per entrare in Seminario… Perché lui sì e io no? Che razza di segni avrà avuto per esserne così certo? Ma come è possibile che mi ritrovo improvvisamente ad avere a che fare con un Dio avaro che servo fedelmente da quindici anni, che non ho mai saltato una santa Messa dalla mia Prima Comunione nel 1980 e che ora è muto. Completamente muto.

Eh sì che me lo ricordo bene come lo soffocai quel fuoco cinque anni fa: gettandomi a capofitto nel libro di Geografia Economica. Un esame preparato con lo sguardo al vento e con quel fuoco dentro. Un bel trenta sul libretto ma poi … un esame tira l’altro, in quel corso di laurea in economia che più studiavi e più sembrava allontanarsi.

Infine il lavoro, quel meraviglioso lavoro autonomo immerso nel mondo dei computer. Che scemi che si è a vent’anni: ma come si può essere così gasati per il Windows 3.1, la scheda audio Sound Blaster e la scheda grafica a 256 colori (e internet che è ancora un articolo per addetti ai lavori).

Eppure questo lavoro mi piace troppo, gli studi economici li ho scelti io, ho una casa, una famiglia, la mia parrocchia, la mia comunità carismatica. Gioco a tennis…  Dio mio… io sono un dissociato mentale. Io ho tutto ma cerco altro. Ho bisogno, bisogno di una “divina presenza”. Non durerò a lungo… ho bisogno di parlarne con qualcuno, domani, domani sera, per forza. Quest’aria di primavera mi aiuterà. C’è uno strano profumo nell’aria. Adoro questo tepore di fine maggio qui a Taranto. Stanno spuntando per strada le margherite gialle, quelle che ogni anno bucano l’asfalto e sfidano il cemento. Se ce la fanno loro posso farcela anch’io.

Ciao ragazzi. E’ stato bello l’incontro di preghiera stasera. Sentite, ma… andate di fretta? Volevo… si insomma volevo dirvi una cosa… Nooooo… che avete capito? Si, lo so che ultimamente mi vedete un po’ strano ma no… non è quello che pensate… certo che pure voi però, vi siete piuttosto accaniti ultimamente a presentarmi il catalogo delle probabili fidanzate; vabbè grazie, grazie del pensiero, del resto gli amici a che servono? (tra sé: gli amici su certe cose non ti sono di nessun aiuto).

No, allora, guardate diciamo che è “fuochino…”, tendente all’acqua… Ma noooo. Ho detto che Anna non mi interessa…. Ma vi pare io tutta la vita con Anna? Sentite io… non so come dirvelo ma… (tra sé: ho l’impressione che questi stanno pensando qualcosa di strano su di me… meglio chiudere… e in fretta…) io… io… ecco… vorrei entrare in seminario e ho bisogno del vostro aiuto perché non so a chi rivolgermi!

Scusate… per favore dite qualcosa… lo so che è una pazzia. Lo so… devo lasciare tutto, il lavoro, gli incarichi in Comunità, la famiglia… Si lo so che è da pazzi aver buttato quattro anni per far partire un’azienda, pagando tutti i debiti e poi chiudere… lo so… ma… per favore accompagnatemi a Roma la prossima settimana.

Ho bisogno di incontrare il nostro amico Giampaolo, forse è lui che ha tra le mani il segno che cerco. Forse finora ho cercato nel posto sbagliato. Ma che strano però… c’è anche la luna stasera. Mi sento leggero… mi sento vivo…

Eh sì mio caro “dittatore/dirottatore” artistico Claudio Baglioni: a giugno avevo parlato con il co-fondatore della Comunità Gesù Risorto, il compianto diacono romano Giampaolo Mollo, che in effetti non solo aveva la lettera di risposta alla “divina presenza” che cercavo ma si era anche preoccupato di trovarmi una sistemazione a Roma e farmi avviare agli studi filosofici appoggiandomi in una congregazione religiosa romana. Proprio dopo qualche mese il nostro amato Baglioni nazionale, il 28 settembre del 1995 lanciava questo album “Io sono qui”, dove voce e piano si alternano a pezzi di chitarra elettrica in un linguaggio musicale mai banale. L’album si svolge attraverso un percorso di tipo cinematografico, proprio nell’anno in cui ricorreva il centenario della nascita del cinema. Le canzoni sono intervallate infatti da brevi intermezzi che dividono l’opera in quattro tempi. All’inizio persino una variazione più o meno velata alla suite progressive dei Pink Floyd intitolata Alan’s Psychedelic Breakfast (con tanto di rumore di uovo cucinato in padella e poi mangiato con gusto).

A proposito… che fame ragazzi… dicono che quando si è imboccata la strada giusta nella vita e si è un po’ euforici aumenta l’appetito… Sarà suggestione, ma io ho una fame…

Ma si sa… l’appetito vien mangiando… e più si mangia e più si gusta… Pensavo di aver dovuto abbandonare le mie grandi passioni della musica e della tecnologia ed invece finirono per rincorrermi e riacciuffarmi a Roma. Il tutto insieme a tanti nuovi amici trovati sul campo… Gente tosta, che come me scaricava tutte le proprie ansie e aspettative della vita su qualche strumento musicale, devo dire chitarre e batterie soprattutto, quindi non avevo molti concorrenti tastieristi. Forse per questo un posticino riuscivo sempre a trovarlo. Tra questi un “giovinetto” secco e smilzo che frequentava la stessa parrocchia dove ero approdato. Mah, non è che mi ispirasse molto, così magro sembrava non farcela neanche a tenere la chitarra in mano… Ma siccome le corde non sono mai state il mio forte, difatti mi sbagliavo su di lui mi sbagliavo… ed eccolo qui! Un caro saluto a te Alessandro e bentornato a “Divine Presenze”. Così abbiamo rivelato anche da quanto tempo ci conosciamo…

(Alessandro S.) Ben contento di essere tornato, questo studio comincia a piacermi… Ma soprattutto perché questa puntata dà l’opportunità anche a me di ricordare con tanta nostalgia quel 1995 con tutti i suoi cambiamenti e le tante novità! Me lo ricordo anch’io, anche se ho giusto qualche anno in meno di te, il rivoluzionario Windows 95 della Microsoft: il primo sistema operativo per il grande pubblico che diventerà in pratica l’unico sistema utilizzato in tutto il mondo! Ed è propria di quell’anno la nascita del famoso portale internet Ebay, ricordi? Rivoluzionerà lentamente il modo di vendere dando il via alle ormai consuete “vendite on line”…, per non parlare della ormai famigerata console Playstation!

Ma è anche l’anno del debutto in serie A di Gigi Buffon! Insomma il portierone della nazionale italiana che ci ha portato al 4° titolo mondiale di calcio!

(Danilo) Si vede che sei stato molto più intraprendente di me: io sono stato l’icona del ragazzo perfettino: mai usata la Playstation, mai usato Ebay, ho iniziato a usare Amazon solo cinque anni fa. Diciamo che ero tutto “casa-scuola-parrocchia” e sai perché? Perché cercavo le mie “divine presenze” come un buon neo-fariseo: tutto doveva essere giocato tra me e Dio. Per questo tutto il resto era un mondo a parte. Però devo dire che trasferirmi a Roma mi fece molto bene da questo punto di vista. Mi allargò le prospettive… Anche se non ho mai giocato alla Play e non penso di iniziare proprio ora…

(Alessandro S.) Ma il 1995 verrà anche ricordato per altri cambiamenti molto importanti sul piano internazionale, perché si sa: il mondo cambia, ma gli uomini rimangono sempre gli stessi! Proprio nell’anno che stiamo ricordando imperversava nei Balcani, dentro l’Europa, una sanguinosa guerra civile a lungo taciuta dai media di tutto il mondo.

Un conflitto fratricida nato all’indomani della dissoluzione dello stato comunista jugoslavo a causa del nazionalismo, anche se sono diverse le motivazioni che portarono al conflitto; una contrapposizione bellica, spesso frontale, fra etnie e religioni diverse (musulmani e ortodossi), fra le popolazioni delle fasce urbane e le genti delle aree rurali e montane, fra interessi di alcune entità politiche e religiose.

In quell’anno ormai la guerra aveva raggiunto l’apice e a Srebrenica, in Bosnia, si consumava un genocidio di ottomila musulmani, uomini e bambini, ad opera del generale Ratko Mladic. Fu questa strage, perpetrata in una zona considerata protetta da accordi internazionali, che diede una svolta decisiva al successivo andamento del conflitto e portò agli accordi di Dayton per il termine delle ostilità.

(Danilo) Certo, che strano però: come è possibile che possa essere scoppiato un conflitto così aspro proprio in prossimità di una località che da anni viveva la presenza di apparizioni mariane?

(Alessandro) Infatti questo resta un mistero di amore e di fedeltà di Dio verso il suo popolo. E proprio in Bosnia, intanto, nel cuore del conflitto e delle sofferenze che la “divina presenza” di Maria a Medjugorje continuava la sua opera. Il paesino, miracolosamente, non fu mai distrutto né bombardato, anche se ci provarono diverse volte. Un pilota militare raccontò, dopo la guerra, di essersi alzato in volo con il suo aereo da caccia assieme ad altri con la missione di bombardare il paese; una volta giunti sul luogo, con un cielo sereno e ottima visibilità, videro improvvisamente una colonna di fuoco alzarsi da terra e avvolgerli tanto da farli fuggire in preda alla paura. Il pilota testimoniò che da quel giorno non volle mai più volare su un aereo. Eppure, anche se la presenza della Madonna portava consolazione e ristoro alle anime afflitte e martoriate di quelle popolazioni, la fame e le indigenze erano davvero tante.

Chi si recò a Medjugorje in quegli anni racconta di una devastazione di quei territori e dei patimenti sorretti solo da quella “Divina presenza”. Mancavano il cibo e i medicinali e dall’Italia, in quegli anni, partirono continui e a volte rocamboleschi aiuti per dar manforte a quelle popolazioni; proprio grazie a questo ancora oggi il territorio dell’Erzegovina è grato e conta un affetto particolare, per la popolazione Italiana.

A Mostar addirittura è stata intitolata una piazza alla regione Emilia Romagna per la presenza e gli aiuti forniti alla città per la ricostruzione.

Comunque chi ha avuto la grazia di recarsi a Medjugorje ai primi anni duemila sicuramente ricorderà una grande povertà e la popolazione che ospitava i pellegrini dentro le proprie case semplici, spesso con pasti rimediati e bagni in comune. La parrocchia, che svettava con i suoi due campanili mai toccati dalla guerra, serviva da supporto e aiuto alla popolazione in difficoltà e ai reduci di guerra.

In quegli anni nascevano le opere a supporto delle famiglie distrutte e degli orfani, come quella di padre Slavko accennata nella puntata scorsa o come quella di suor Josipa, nativa del luogo e amica dei veggenti, vissuta molto tempo in Italia, la quale fondò la comunità delle “Sorelle missionarie della famiglia ferita”.

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Sr Josipa

Suor Josipa racconta: “La brutalità della guerra in Croazia e in Bosnia-Erzegovina mi ha indotto ad aiutare in modo più efficace i più disastrati. Osservando questa realtà e vedendo l’indifferenza mondiale nei confronti della loro sofferenza, ho iniziato a meditare profondamente come potevo essere d’aiuto e sono arrivata alla conclusione che l’aiuto più concreto, che potevo dare, sia alle vittime, che agli aggressori, era un rinnovamento spirituale prima di tutto della famiglia. La famiglia odierna è ferita: da qui proviene la gente isolata, infelice, piena di odio, di aggressività e di debolezze d´ogni genere. Perciò ho deciso di fondare questa Comunità.

Dopo la morte di suor Josipa, la sorella, suor Kornelia, continuò l’opera iniziata tanto che oggi questa realtà è testimonianza verace e meta di pellegrinaggi quotidiani. Suor Kornelia racconta sempre: dove prima c’era la vigna di famiglia, oggi c’è la vigna del Signore!

(Danilo) Una situazione molto diversa da quella che abbiamo incontrato noi due nel 2010, quindici anni dopo. Il nostro primo pellegrinaggio a Medjugorje… Se non ricordo male abbiamo anche condiviso la camera doppia… Giusto? Però, oltre alla bellissima esperienza spirituale, in quel primo viaggio condividemmo anche la scelta su un acquisto, anzi, a dirla tutto fui io a condividere la tua scelta.

Come accade spesso quando ti rechi per la prima volta in un posto che ti sta aprendo il cuore, vorresti portarti a casa tutto quello che puoi: sassi, terra, foto, ricordini… ma noi ci portammo due statuette uguali della Madonna di Medjugorje che raggiunsero le nostre abitazioni e ci accompagnarono da quel momento in poi nei nostri rispettivi destini.

Le imbarcammo a mano stringendole con cura e protezione, non senza qualche occhiataccia da parte degli operatori al controllo bagagli dell’aeroporto di Mostar. Altri passeggeri non furono così fortunati, quante madonne frantumate a Fiumicino abbiamo dovuto seppellire tra i rifiuti.

Ma perché la gente si riempie di ricordini? Cosa ti puoi veramente portare a casa? Conversione o souvenir?

Per molti l’esperienza del pellegrinaggio si riduce a questo, ad un souvenir ed anche per la storia che stiamo per ascoltare, una statuetta della Madonna di Medjugorje molto simile a quella che avevamo acquistato io e Alessandro, probabilmente avrebbe fatto compagnia a tanta paccottiglia di cui le nostre case, anche quelle più strette e anguste finiscono per diventare sommerse. Gondole e madonne, Buddah e magneti per frigoriferi, sono il segno del sincretismo sociale e religioso che nessuno ammetterà mai.

In questa puntata abbiamo un ospite davvero illustre, che ahimè, si chiama anche lui Alessandro, ma che non è magro e macilento, anzi tutt’altro. Benvenuto Alessandro Palomba da Civitavecchia a “Divine presenze”. Lo so che ti aspettavi prima o poi questa chiamata e finalmente il grande giorno è arrivato.

So che nel 1995 a Civitavecchia un souvenir di Medjugorje ha avuto un destino molto diverso dalla statuetta mia e di Alessandro.

(voce di Alessandro Palomba)

Si, tutto è iniziato il 16 settembre 1994 quando un sacerdote spagnolo di una piccola Parrocchia laziale stava per concludere il suo pellegrinaggio a Medjugorje e si apprestava a comprare due immagini sacre: una di san Michele da donare alla famiglia che lo aveva accompagnato e una della Vergine da donare a una coppia di sposi suoi parrocchiani che l’avevano richiesta.

L’immagine della Regina della Pace venne quindi donata alla famiglia Gregori proprietari di una villetta in un borgo periferico di Civitavecchia denominato Pantano, già tradizionalmente conosciuto come il luogo dove Sant’Agostino ha vissuto l’episodio del bambino che voleva travasare l’acqua del mare in una buca.

Il 2 febbraio 1995, festa della Presentazione di Gesù al tempio, in antichità chiamata festa della purificazione di Maria, come se la Madonna si dovesse purificare da qualcosa, la famiglia corse per andare a Messa. Fabio Gragori racconterà che aveva delle vampate di caldo. All’uscita, Jessica, la loro figlia di 6 anni, gridò al padre che la Madonna stava lacrimando sangue e il papà Fabio la sgridò dicendole che non era possibile che una statua di gesso lacrimasse sangue.

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Madonnina di Civitavecchia

Ma la bimba continuava a gridare e il padre preoccupato corse verso la figlia per vedere se si era fatta male. Verificato che Jessica non si era fatta niente notò con attenzione che la statua aveva un rivolo di sangue sul volto. Papà Fabio pensò ad un suo scherzo e si arrabbiò mollando uno schiaffo alla bimba e chiedendole cosa avesse combinato ma Jessica continuava a dire che era innocente. A quel punto, impaurito, Fabio, visto che Jessica non aveva escoriazioni controllò la statua e vide che il rigolo scendeva ancora e lo toccò, pensando addirittura di avere compiuto un sacrilegio. In seguito la figlia affermerà che il padre le confidò che toccando il sangue gli scorse davanti come in un film tutta la sua vita.

A questo punto la famiglia salì in macchina e corse verso la parrocchia per la Santa Messa e alla fine Fabio decise di confidarsi col parroco che gli aveva portato la statua, padre Pablo Sanguiao e gli raccontò l’accaduto. Fabio Gregori era impaurito e non riusciva a tranquillizzarsi. Il religioso lo invitò a mettersi in preghiera e di attendere che chiudesse la chiesa per raggiungerlo.

Arrivato dopo pochi minuti nella casa dei Gregori, padre Pablo poté constatare di persona quanto aveva riferito Fabio. La notte del 2 febbraio passò tranquilla: la notizia del fenomeno fece il giro prima del quartiere e poi della città, tanto che molti si recarono a casa dei Gregori per vedere l’accaduto.

Verso le 18,30 il fenomeno si ripeté davanti ad altre persone e per 14 volte la statuina lacrimò. Di tutto questo vi sono testimonianze scritte. A questo punto, il 10 febbraio, il Parroco decise di prendere in custodia la statua per consegnarla al Vescovo Mons. Girolamo Grillo che, scettico, provvide a fare delle indagini sul sangue presso il Policlinico Gemelli, credendo in qualche diavoleria.

Il 22 febbraio il prof. Fiori dichiarò al vescovo che si trattava di sangue di donna. Il 13 marzo il vescovo ricevette una telefonata dal noto esorcista padre Gabriele Amorth che gli confermava che già nel 1994 una donna carismatica da lui seguita le aveva annunciato tale accadimento e che si doveva pregare molto.

Il 15 marzo, dopo avere terminato la Messa, la sorella chiese al Vescovo di poter vedere la madonnina.

Lui l’aveva riposta in un armadio nella camera delle suore e ottenuto il permesso prese la madonnina e iniziarono a recitare il S. Rosario.

Durante la recita del Salve Regina intorno alle 8.15, nel momento in cui si pronuncia la frase “Illos tuos misericordes oculos ad nos converte” il cognato del presule giunto nel frattempo si accorse, interrompendo bruscamente la preghiera, che la madonnina stava nuovamente lacrimando sangue.

Mons. Grillo spalancò gli occhi e vide la lacrimazione. Per l’emozione si accasciò sulla poltrona e iniziò a chiedere perdono dei suoi peccati.

Questi avvenimenti sono stati anticipati da due fenomeni inspiegabili ovvero una grande croce fiorita in un campo nel mese di gennaio che le pecore al pascolo non toccavano e una colomba che da pochi giorni prima della lacrimazione aveva trovato posto sulla nicchia della Madonnina e che dopo la lacrimazione non è più tornata.

Lo stesso Grillo ebbe a testimoniarmi di un avvenimento particolare avvenuto durante la visita di Padre Jozo di Medjugorje il quale chiese di poter pregare davanti alla madonnina. Il vescovo aveva autorizzato tale richiesta ma il frate senza saperlo si inginocchiò davanti all’armadio dove era stata riposta e iniziò a pregare.

Sempre il vescovo ha raccontato che lo stesso San Giovanni Paolo II durante il primo periodo del fenomeno aveva esorcizzato la statuina e infine pregò davanti a questa effige, donandole una coroncina e un rosario d’oro. Di questo Mons. Grillo si fece rilasciare una dichiarazione olografa dal Pontefice.

Davanti a questa immagine mariana si sono avuto tante guarigioni sia fisiche che spirituali di consacrati e laici. Con il fenomeno di Civitavecchia, secondo Padre Livio Fanzaga e il giornalista Saverio Gaeta si sarebbe concluso il filo rosso della M di Maria sull’Europa partita dalla medaglia Miracolosa di Rue Du Bac nei pressi di Parigi del 1830 e continuata con la Salette, Lourdes, Pontmain, Fatima, Beauraing, Banneux, Roma (alle Tre Fontane), Medjugorje e infine Civitavecchia.

Fermati Alessandro… Stai rivelando tutte le prossime puntate di “Divine presenze”. Non corriamo, gustiamoci puntata per puntata questo meraviglioso viaggio. E con le note finali della sigla ringraziamo come sempre Andrea Campisano alla regia e al montaggio audio, i due “Alessandri” per la partecipazione vocale in questa ricca puntata mariana che può essere riascoltata in podcast su radiopiu.eu. Al prossimo giro riportiamo le lancette dell’orologio indietro, tanto come ci ha fatto capire Alessandro abbiamo molto ancora da raccontare. Sempre e solo alla ricerca di “divine presenze”.

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