Traccia corrente

Titolo

Artista

Show attuale

Non stop Music

00:00 06:00

Show attuale

Non stop Music

00:00 06:00

Background

Divine presenze: 1989, “Al di là del muro”

Scritto da il 18 Aprile 2019

Divine presenze in questa puntata tocca una data storica, il 1989, ovvero la caduta del Muro di Berlino, ma anche le apparizioni mariane che avvennero a Kibeho in Rwanda e che preannunciavano il genocidio del 1994.

 

Non c’è niente da fare, siamo proprio diversi, diversi nel sangue… Il batterista arriva sempre all’ultimo momento. Eh sì che non sappiamo come avvisarlo che è in ritardo. La cabina telefonica in fondo alla strada è rotta, con la cornetta che penzola da un paio di mesi e l’altra è a due chilometri. Chiedere al parroco di farci fare una telefonata… E chi ce l’ha il coraggio… Aspetteremo. Le mie tastiere sono accese e programmate, il chitarrista fa finta di essere Jimi Hendrix al pari di quanto io mi senta Roby Facchinetti dei Pooh. Il bassista parla poco e sopporta pazientemente la situazione.

L’aria è elettrica e mancano poche ore all’inizio. Abbiamo provato per giorni ed ora ci siamo. Il Festival “Ugola d’oro” è pronto, tra un po’ si inizia. Il teatrino parrocchiale è gremito di gente. Una saletta che dovrebbe al massimo contenere cinquanta persone è colma fino all’uscita. Intanto il batterista arriva con la sua flemma e comincia a montare con calma i suoi pezzi. Per me questa indolenza è veleno che corre per le vene… Ma in giro ci sono i partecipanti alla gara. Meglio non trasmettere questo nervosismo.

Chi sono i concorrenti? Eh bella domanda… volete sapere chi sono oggi o chi erano nel 1989? Sul palco eravamo tutti giovanissimi, si andava dai 13 anni in su, io ne avevo 19. La band era di veterani esperti di matrimoni e feste popolari. Non era la mia band. Io sono sempre stato un “lupo solitario”. Ero lì per sostituire un tastierista che in realtà faceva il violinista di professione, ma che in quell’occasione forse aveva ritenuto un insulto andare a suonare in una rassegna parrocchiale, per giunta in un quartiere di Taranto di bassa fama, che all’epoca non era famoso come oggi, e che invece, scherzi del destino, ora tutti conoscono attraverso le trasmissioni di inchiesta. Può mai venire qualcosa di buono dal quartiere Tamburi, proprio quello a ridosso dello stabilimento siderurgico?

Il parroco sale sul palco e dà un breve benvenuto ai presenti. E così per due ore siamo costretti a sfornare basi su basi (anche perché il karaoke non è ancora arrivato in Italia) e le nostre voci correggono come vocalist le stonature dei partecipanti. Però quanta gente… Quanti giovani… Che sarà del loro destino? Della loro storia? Per ora c’è solo tanta, tanta voglia di emozionarsi, di divertirsi, di esibirsi, di inebriarsi di quelle luci e di quelle sonorità. Il mondo è nostro, la vita, il futuro ci appartengono. Non importa dove siamo e cosa stiamo facendo ogni giorno. Avremo la forza per abbattere tutti i muri, perché niente e nessuno ci potrà fermare. C’è voglia di finire presto e in fretta gli studi, di iniziare a lavorare, di viaggiare, anche se a volte tutti questi restano solo dei miserabili sogni. Qualcuno è partito e non si sa che fine abbia fatto. L’Europa è un quadro astratto e le frontiere sono muri invalicabili. È febbraio e non c’è modo di uscire da questo orribile scantinato sociale.

Sì, la musica, questa sì che ci fa sognare. Chiudere gli occhi e fingere di essere in un Palasport a suonare davanti a migliaia di fans o sul palco dell’Ariston a Sanremo. Che ne sarà di noi? Quale divina presenza ci catturerà per portarci dove noi non vogliamo… ma che poi finiremo per andarci, perché quelle luci, quel palco un giorno si spegneranno e di quei giorni resteranno solo le nostre chiacchierate a fine serata.

Si, perché poi le serate finiscono, e dopo le 23 a spettacolo concluso ci fermiamo con quei compagni di avventura a scambiarci le nostre aspettative. Che bello scoprire che tutti avevamo un fuoco dentro, acceso magari solo per un libro letto, un racconto, un documentario visto in televisione o perché qualcuno degli adulti è tornato, ci ha raccontato della sua esperienza di missione in Africa e qualcuno vuole seguirlo, vuole partire. Chiudere gli occhi e far cadere i muri. Ci riusciremo? Non si nasce suora e neanche prete, non si diventa genitori o collaboratori parrocchiali per caso. Da soli non ce l’avremmo mai fatta. Ci siamo dati coraggio e abbiamo condiviso la nostra comune “divina presenza”, sapendo che non ci saremmo mai più ritrovati dopo quelle sere, che non avremmo mai più suonato e cantato insieme, che le nostre strade si sarebbero sicuramente divise, ma che non avevamo nulla da invidiare a nessuno per coraggio e determinazione.

Il parroco salì di nuovo sul palco per salutare tutti e chiederci di andarcene subito perché era tardi. Qualche anno dopo sarei tornato in quella sala alla ricerca di qualcuno dei compagni di quelle serate. Alcuni sposati, altri partiti, una suora, io ero in seminario, molti impegnati in parrocchia e qualcuno… qualcuno già non c’era più. I muri non sono di carta e qualche volta ti possono crollare addosso.

La canzone è famosissima e immagino che in una trasmissione che parla di muri che crollano è un quasi un obbligo. Devo dire che non ho mai troppo amato la musica inglese, non perché non mi piaccia, ma perché non capisco il testo. Nel 1989 i testi delle canzoni erano irreperibili. Bisognava sperare che li pubblicassero su “Sorrisi e Canzoni” e ce li passavamo l’un l’altro scrivendoli a mano, perché le fotocopie costavano tantissimo, le stampanti sicuramente non erano alla nostra portata e internet non c’era. Eppure avevamo quaderni interi, riportati con fedeltà di mano in mano, di testi e accordi e questo ci bastava. E così provammo fino alla nausea la base di “Ti lascerò” della coppia Leali – Oxa che vinse nel 1989 la 39° edizione del Festival di Sanremo.

Proprio nel 1989 i Pink Floyd, appena orfani di Roger Waters, mente creativa e uno dei cofondatori, uscito qualche anno prima dal gruppo per insanabili rivalità, si esibirono a Venezia il 15 luglio su una chiatta trasformata in un palco, davanti a Piazza San Marco, in un concerto gratuito, tanto memorabile, quanto ricco di polemiche sulla sua opportunità, davanti ad una folla stimata di circa 200.000 persone.

Questo brano che abbiamo ascoltato dei Pink Floyd era un manifesto per la nostra generazione: non abbiamo bisogno di istruzione e di controllo del pensiero, niente sarcasmo oscuro in classe, insegnanti lasciate in pace i ragazzi, tutto sommato sei solo un altro mattone sul muro; non ho bisogno di braccia intorno a me, non ho bisogno di droghe per calmarmi; ho visto i destini segnati, non pensare che abbia bisogno di una cosa qualsiasi.

E neanche noi avevamo bisogno di “cose qualsiasi”: il mondo era avido di azioni di forza, si percepiva nell’aria che stava per accadere qualcosa… qualcosa di grosso. Eppure accadevano cose strane: se pensiamo alle difficoltà dell’epoca di mettere insieme gente, per via della situazione ancora primitiva delle telecomunicazioni, notizie come quella della “catena umana” che congiunse le tre capitali baltiche formata da due milioni di persone, il 23 agosto del 1989, facevano sognare ed eravamo persuasi che finalmente era arrivato il tempo propizio, quello che a parole chiamiamo “un mondo migliore”. Lituania, Lettonia ed Estonia erano occupate dai sovietici ma di fatto si sentivano europee. In Polonia il 17 aprile era stata riconosciuta ufficialmente Solidarnosc. Il giorno dopo erano iniziate le proteste studentesche in Piazza Tienanmen a Pechino, in Cina.

Dio è dalla nostra parte”, questo è il tempo giusto. Il 21 dicembre a Bucarest inizia la rivolta del popolo rumeno contro la dittatura di Ceausescu e questi, insieme a sua moglie sarà giustiziato il giorno di Natale.

Si, perché se Dio è dalla nostra parte, chi ci potrà fermare? Natale ricapita ogni anno ma questo è il tempo giusto, questo è il giorno favorevole per toglierci di dosso il peso dell’oppressione e della storia. Il nostro sogno è la libertà e il benessere, la possibilità di viaggiare e di muoverci senza permessi e poi l’Europa può farcela da sola, non ha più bisogno di essere il vassallo di nessuno, né degli Stati Uniti né ancora di più della Russia. Siamo noi, l’Europa dalle solide radici cristiane, dell’Impero Romano, la culla della civiltà.

Nell’incredibile confusione di quella notte del 9 novembre 1989, a Berlino qualcuno (e non si saprà mai chi è stato) darà l’ordine ai soldati dei posti di blocco di ritirarsi, e tra lacrime e abbracci, migliaia di persone dall’est e dall’ovest della città, scavalcando il muro si incontrano per la prima volta dopo 28 anni.

Nel 1989 Luca Barbarossa poco prima della caduta del muro di Berlino aveva fatto uscire questo album che si rivelò profetico nel titolo e nella canzone omonima.

Vogliamo ricordare l’episodio in modo trasversale, come ci appartiene in queste trasmissioni, attraverso la testimonianza di un grande profeta dei nostri tempi, Giovanni Paolo II, che in quegli anni, ancora giovane e pieno di forze, nonostante l’attentato del 1981, seguiva con particolare interesse le vicende europee e internazionali.

Lo facciamo attraverso le parole di un altro grande uomo, Joaquin Navarro Valls, per anni portavoce della sala stampa vaticana e di Giovanni Paolo II che, in una intervista alla Radio Vaticana, ci testimoniò come Karol Wojtyla ha vissuto quel 9 novembre del 1989.

La parola a Carla Magrelli, che quando si tratta di ricordare, ricorda tutto alla perfezione… Bentornata a “Divine Presenze”.

(voce di Carla Magrelli)

Quando si guarda indietro, con la memoria, forse si coglie meglio ancora la dimensione straordinaria di quell’evento: una dimensione che non è fondamentalmente politica, ma che è soprattutto umana.

L’altro aspetto da sottolineare, che naturalmente fa di quell’evento una cosa storica unica da tutti i punti di vista, ma anche sorprendente, è che questo gigantesco cambiamento rappresentato dalla caduta del muro di Berlino sia avvenuto senza spargimento di sangue.

[…] Insomma dovremmo pensare che si sia trattato di una “divina presenza” anche quella…

Sicuramente molta gente credente in quei giorni pregava per una soluzione pacifica delle situazioni in Europa e nel mondo. Tra questi proprio Giovanni Paolo II, secondo la testimonianza del suo portavoce.

Diceva Navarro Valls, che il Papa era particolarmente curioso, era quasi come se lui se lo aspettasse. Questa soluzione storica entrava pienamente nel suo modo di pensare e per lui era quasi una “non notizia”. Naturalmente c’era anche un elemento di sorpresa per la data… Però in tutti quegli anni, in particolare quei dieci anni dalla sua elezione nel 1979, data del suo primo viaggio in Polonia, al 1989, anno della caduta del Muro, in cui lui continuava ad andare in Polonia, continuava con il suo messaggio di speranza.

Lui aveva già detto agli inizi, subito dopo il suo primo viaggio in Polonia nel ’79, che il più grave errore, l’errore fondamentale del socialismo reale, era antropologico, una visione sbagliata dell’uomo. Questa era una cosa che fu sorprendente anche a livello delle cancellerie europee e anche americane. Quell’uomo nuovo che il comunismo voleva ricreare, perché la società che loro immaginavano funzionasse, era un mito, un grande errore. Quindi lui se lo aspettava, aspettava questo cambiamento e per questo continuava in quei dieci anni, a ripetere il suo messaggio, che fu perfettamente capito in tutto il centro-est europeo.

Persino Mikhail Gorbaciov arrivò ad affermare che senza Giovanni Paolo II non si poteva capire ciò che stava avvenendo in Europa in quegli anni e in particolare nel 1989.

divine

Gorbaciov e Giovanni Paolo II

Il presidente russo aveva scritto una lunga lettera a Giovanni Paolo II in cui citava piuttosto frequentemente le cosiddette encicliche sociali del suo Magistero: non c’è dubbio che lui abbia trovato alcuni punti di ispirazione in quello che Giovanni Paolo II aveva scritto e aveva detto nei cambiamenti che lui rappresentava in Unione Sovietica.

 

Nel memorabile e a tratti anche commovente discorso alla Porta di Brandeburgo nel 1996, Giovanni Paolo II poi affermerà con forza che l’uomo è chiamato alla libertà abbinando sempre questa parola al concetto di verità: se è possibile per l’essere umano essere libero e decidere è perché può conoscere la verità e quindi poi questa conoscenza della verità è quello che gli permette alla fine di decidere e agire.

Nel contesto del socialismo reale questo era completamente nuovo, perché era l’impero della menzogna organizzata.

Libertà non significa diritto all’arbitrio. La libertà non è un “lasciapassare”! L’uomo libero è tenuto alla verità, altrimenti la sua libertà non è più concreta di un bel sogno, che si dissolve al risveglio. La sua libera creatività si sviluppa in modo efficace e duraturo solo se si basa come su incrollabile fondamento sulla verità, che è stata data all’uomo. Allora l’uomo potrà realizzarsi, anzi potrà superare sé stesso. Non c’è libertà senza verità.

Laddove gli uomini restringono lo sguardo al proprio campo vitale e non sono più disposti a impegnarsi per gli altri anche senza vantaggi personali, lì la libertà è in pericolo. Non c’è libertà senza solidarietà.

Animati dallo spirito di sacrificio, molti uomini nella vita di tutti i giorni sono pronti con naturalezza alla rinuncia, nella famiglia o fra gli amici. Non c’è libertà senza sacrificio.

divine

Porta di Brandeburgo

Berlino è una città profondamente vitale e sotto molteplici aspetti creativa. Nella sua ben visibile internazionalità si incontrano molteplici tradizioni e forme di vita. Berlino è una apprezzata città di cultura e d’arte, di cinema e di musei, un luogo di scambio e di trasmissione culturale. E’ molto importante la forza espressiva di queste forme della cultura umana, essendo essa la capacità di portare avanti e di concretizzare con le nostre forze la creazione divina. Così Giovanni Paolo II esortava le folle: “Liberatevi per una libertà nella responsabilità! Aprite le porte a Dio! La nuova casa Europa, della quale parliamo, ha bisogno di una Berlino libera e di una Germania libera. Ha soprattutto bisogno di aria per respirare, di finestre aperte, attraverso le quali lo spirito della pace e della libertà possa entrare. L’Europa ha quindi bisogno, non da ultimo, di uomini convinti che aprano le porte, di uomini che tutelino la libertà mediante la solidarietà e la responsabilità. Non solo la Germania, ma anche tutta l’Europa ha bisogno per questo del contributo indispensabile dei cristiani. Esorto tutti i Berlinesi e tutti i tedeschi, ai quali sono grato per la pacifica rivoluzione dello spirito che ha portato all’apertura della Porta di Brandeburgo: non spegnete lo Spirito! Tenete aperta questa porta, per voi e per tutti gli uomini! Tenetela aperta con lo spirito dell’amore, della giustizia e della pace! Tenete aperta la porta con l’apertura dei vostri cuori! Non c’è libertà senza amore”.

(fine voce di Carla Magrelli)

Provate a ricostruire i muri se ci riuscirete mai. Signori, provateci! Tanto, la storia, questa storia, siamo noi. Dove ti eri nascosto mio carissimo compagno di avventure Alessandro. Bentornato a “Divine Presenze”, con il tuo meraviglioso bagaglio di divine storie, dove ci porti in questa puntata?

(voce di Alessandro)

Eccomi, un po’ di acciacchi stagionali ma sono di nuovo qui pronto e disponibile.

divine

Santuario Kibeho

Mi hai chiesto di trovare qualcosa sul 1989 in giro per il mondo ed infatti vi porto a Kibeho in Ruanda dove proprio il 28 novembre 1989 ebbero fine alcune apparizioni della Vergine iniziate nel 1981. Queste apparizioni sono le prime che si sono verificate in terra africana e sulle quali la Chiesa ha espresso il suo riconoscimento, giudicandole autentiche. Le apparizioni di Kibeho hanno per protagonisti sei ragazze e un ragazzo.

In un collegio di Kibeho gestito da suore, frequentato da un centinaio di ragazze della zona, il 28 novembre 1981 la sedicenne Alphonsine si trovava nel refettorio insieme alle compagne quando, secondo quanto riportato nel suo diario, sentì una voce che la chiamava: recatasi nel corridoio accanto al refettorio, avrebbe visto una donna di straordinaria bellezza. Era vestita di bianco, con un velo bianco sulla testa, che nascondeva i capelli, e che sembrava unito al resto del vestito, che non aveva cuciture. Era scalza e le sue mani erano giunte sul petto con le dita rivolte al cielo.

 

divine

Sr. Alphonsine

La Madonna, come lei disse, non era proprio bianca quale si vede nei santini, ma neppure nera. Alphonsine affermerà, nella sua testimonianza, di non riuscire a dire con esattezza di che colore fosse la sua pelle. Quando le chiese chi fosse, avrebbe risposto: “Io sono la Madre del Verbo”. Secondo il racconto della ragazza, la Madonna avrebbe esortato alla preghiera lei e le sue compagne, prima di scomparire lentamente dopo un quarto d’ora circa. Le compagne di Alphonsine non le credettero, pensando che fosse stata vittima di un’allucinazione; siccome la prendevano in giro, la ragazza chiese alla Madonna di apparire anche ad altre ragazze.

La sera del 12 gennaio 1982, Maria apparve alla diciassettenne Anathalie, senza che le ragazze del collegio cambiassero opinione; due mesi più tardi, apparve infine anche alla ventunenne Marie-Claire, che era la più scettica del gruppo: questo convinse le altre ragazze della veridicità dei fenomeni.

Il 19 agosto, di fronte a oltre ventimila persone, i veggenti ebbero una spaventosa visione di quello che poi dodici anni più tardi sarebbe accaduto nel loro paese, con il genocidio rwandese. Quel giorno la “Signora” apparve ai veggenti a turno. Il suo volto era triste, sembrava assai contrariata. Alphonsine, una del gruppo, disse che piangeva. E anche i veggenti cominciarono a piangere e a battere i denti dalla paura. L’apparizione fu eccezionalmente lunga, ebbe una durata complessiva di circa otto ore; e le immagini della visione furono tremende: “Un fiume di sangue, persone che si uccidevano a vicenda, cadaveri abbandonati senza che nessuno si curasse di seppellirli, teste mozzate, un albero immerso nelle fiamme, un mostro spaventoso, un abisso spalancato…”. Fatti terrificanti che poi si sarebbero tristemente avverati allo scoppio della guerra civile fra le etnie degli Hutu e i Tutsi che avrebbero funestato anni dopo il Rwanda. Maria sarebbe apparsa per invitare non solo il popolo ruandese ma l’umanità intera alla conversione, alla preghiera e al digiuno, oltre all’amore verso Dio e il prossimo, unico modo per conseguire l’unità e la pace.

Nei suoi messaggi, la Madonna avrebbe detto fra l’altro: “Questo mondo è sull’orlo di una catastrofe. Meditate sulle sofferenze di Nostro Signore Gesù e sul profondo dolore di Sua Madre. Pregate il Rosario, specialmente i Misteri Dolorosi, per ricevere la grazia di pentirvi. Sono venuta per preparare la strada a mio Figlio, per il vostro bene, e voi non lo volete capire. Il tempo rimasto è poco e voi siete distratti. Siete distratti dai beni effimeri di questo mondo. Ho visto molti dei miei figli perdersi e sono venuta per mostrare la vera strada”

Alcuni dei veggenti scomparvero proprio nei massacri del 1994. Proprio il villaggio di Kibeho è stato uno dei centri del genocidio che fece tra 800.000 e 1.000.000 di vittime in Ruanda e centinaia di migliaia di vittime nelle successive guerre che afflissero l’intero continente africano, anche nella stessa scuola dove i veggenti ebbero le prime apparizioni; una di loro, Marie-Claire, è stata una delle vittime, insieme al marito.

A Kibeho più di 10.000 tutsi rifugiati nella parrocchia, furono massacrati nell’aprile 1994. Coloro che si barricarono all’interno della chiesa vi furono bruciati vivi; un anno dopo seguì un altro massacro di più di 8.000 hutu sulla piazza stessa delle apparizioni.

Il 29 giugno 2001 il Vaticano ha reso pubblica la notizia che il vescovo Misago, aveva dato la sua approvazione definitiva al riconoscimento e conseguente devozione delle apparizioni di Kibeho.

Il 31 maggio 2003, in occasione della consacrazione del “Santuario di Nostra Signora dei Dolori” edificato a Kibeho, alle 10 del mattino, durante la processione verso il nuovo Santuario da consacrare, molti hanno testimoniato di aver visto, vicino al sole, un altro astro più piccolo, con le dimensioni della luna, lucentissimo, che danzava, girando intorno al sole, tra uno sfavillio di mille colori.

Il fenomeno sarebbe durato otto minuti e sarebbe stato anche fotografato e filmato; questo fu interpretato come un “segno” del cielo, al pari di quanto accadde a Fatima il 13 ottobre 1917.

(fine voce di Alessandro)

C’è chi costruisce i muri e chi passa la vita a buttarli giù. Questo mondo è davvero strano. C’è un tempo per dividere e un tempo per unire. Le divine presenze dividono e uniscono insieme. Dividono dentro di noi le cose vecchie dalle cose nuove, l’uomo vecchio dall’uomo nuovo. Ci purificano e ci santificano. Fino a quando, alla fine, vincerà l’unità, l’ultima parola: “Io quando sarà innalzato dalla terra, attirerò tutti a me” (Gv 12,32).

E con le note finali della sigla ringraziamo come sempre Andrea Campisano alla regia e al montaggio audio, Carla Magrelli e Alessandro per aver demolito barriere e frontiere ed aver permesso di volare gratuitamente per ogni dove. La puntata può essere riascoltata in podcast su radiopiu.eu. Sempre e solo alla ricerca di “divine presenze”.

Taggato come

Opinione dei lettori

Commenta

La tua email non sarà pubblica. I campi richiesti sono contrassegnati con *



REPLACE_WITH_VARVY_SCRIPT