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Divine presenze: 1953, divine frequenze

Scritto da il 20 Aprile 2019

Divine presenze affronta il tema delle frequenze partendo dalle prime trasmissioni tv e dalla messa in onda della prima Messa.

Stasera ci sarà una grande eccezione. Potrò restare sveglio almeno fino alle 22 e siamo tutti ospiti della mia dirimpettaia. Si, la stessa dell’altra volta… Quella delle porte sempre aperte.

Tutti i pomeriggi sgaiattolo furtivamente sul divano di casa sua. In realtà lo sa benissimo che non mancherò neanche stavolta. Per questo lascia la porta di casa socchiusa sapendo che prima o poi sarei arrivato. Alle 15, infatti, quasi puntuali, partono le “prove tecniche di trasmissione” e suo marito ha appena acquistato ad un prezzo che nessuno mai osò chiedere, neanche negli anni a venire, un nuovo televisore a colori.

Erano gli unici a possederlo nel palazzo e, mi sa, in tutta la zona. Nel 1977 a stento nelle case si poteva trovare un grosso televisore a mobile, una composizione di valvole e diodi, che se d’inverno facevano comodo per il calore che emanavano, d’estate alimentavano e anche tanto la calura in casa.

Le prove tecniche di trasmissione erano delle trasmissioni sperimentali a colori in cui facevano scorrere prima immagini e poi piccoli filmati in cui, guarda caso, giovani signore si mostravano l’un l’altro con abiti colorati e, sempre guarda caso, tornavano a casa dopo aver acquistato pezze di stoffa altrettanto colorate.

Il tutto innaffiato da un sottofondo di aulica musica classica di cui, naturalmente all’epoca ignoravo del tutto gli autori.

Altro che “divina presenza”. Ero rapito da quelle immagini colorate. Che poi tutto questo colore… diciamo che i colori tendevano al marrone chiaro. Ma quelle prove tecniche erano tutto a sette anni, le conoscevo a memoria.

Sul libro di scuola c’era un disegno con tanto di sottotitolo. Nel Duemila i bambini andranno a scuola indossando degli zaini a razzo e voleranno fin dentro l’aula e parcheggeranno i loro veicoli ai piedi dei loro banchi. E indosseranno tute argentee e si collegheranno con tutti i paesi del mondo. Beh, forse l’ultima l’abbiamo azzeccata.

Cena veloce, il programma inizia presto, dopo il Carosello. Ci sarà la prima puntata di Gesù di Nazareth, di Franco Zeffirelli. A quel tempo non avevo certo una grande cultura religiosa. A casa nessuno andava a Messa. Brava gente, tutti, ma… non si fa e basta.

C’era come una sorta di latente pudore a parlare di argomenti religiosi. Ed io ovviamente non chiedevo. Semplicemente la cosa non mi riguardava. Per ora ero più attratto dalle prove tecniche di trasmissione e la tecnologia mi affascinava già da allora… musica e tecnologia.

Così ci ritrovammo tutti seduti davanti a quel mobile luminoso che ancora sapeva di nuovo. Ora che ricordo era costato così tanto anche perché aveva persino il telecomando. Una scatoletta enorme che trattavo come una reliquia di santa Monica.

Restammo immobili per tutta la puntata, che ovviamente non si interrompeva per la pubblicità e che venne trasmessa tutta di un fiato. Quando passarono i titoli di coda ero tra l’addormentato e lo stordito: troppo tempo a fissare lo schermo a sette anni, io non ero proprio abituato… almeno all’epoca noi bambini eravamo così.

Alzai lo sguardo verso i miei per sperare che mi portassero subito a dormire ma mi accorsi che avevano pianto tutti. Una strage: quel film aveva steso tutti. Compreso il marito della mia dirimpettaia che di solito adoperava la bestemmia per intercalare. Un uomo così grande e grosso può piangere? Meglio non indagare. Film molto bello, certo… non arriva alle “prove tecniche di trasmissione”, però… vedremo alla seconda puntata.

La settimana dopo la visione di quel film finì nelle discussioni dei miei compagni di giochi. E scoprii che anche altri avevano il televisore a colori a casa nel 1977, mentre la maggioranza lo aveva visto in bianco e nero.

Ma chi era più grande di me in età aveva potuto gustare meglio quella pellicola. C’era chi aveva iniziato a frequentare il catechismo per la Comunione.

Catechismo per la Prima Comunione… Strano però che a me non era stato mai proposto a casa.

Uno di loro mi disse che l’anno seguente avrei dovuto farlo anch’io, altrimenti avrei commesso un “peccato mortale”. Un… “peccato…mortale”? E cos’è un peccato mortale? Quelle due parole appena pronunciate saltando qua e là, giocando a campana sul pavimento del cortile di casa, si infilzarono dentro la testa, fu come staccare dall’albero della conoscenza del bene e del male il frutto proibito. Questo vuol dire che io, già, in quel momento avevo questo… “peccato mortale”?

Facile per un “grande” lasciarti nell’ignoranza, così ci si sente più grandi, giusto? Non arrivò nessuna spiegazione e se anche i giorni passavano era rimasto qualcosa dentro, un disagio interiore che non voleva andare via. Forse non andava via più la parola “mortale”, che l’altra … al massimo l’associavo ai continui furti di Nutella dalla dispensa.

Così era meglio trovare il momento giusto per togliersi quel peso da dentro. Chiedere, si… ma a chi… quando… a casa mia di questi argomenti non si parla…

Così dopo qualche mese, in cui come tutti gli amori giovanili anche le “prove tecniche di trasmissione” finirono per stancarmi e poi finirono anche di essere trasmessi, mi decisi a risolvere una volta per tutte la questione.

Andai ad iscrivermi a catechismo da solo, a otto anni, in parrocchia. E alla catechista che mi chiese dove erano i “miei” risposi: “Non si preoccupi, verranno… lei però mi saprebbe dire cos’è un peccato mortale?”.

Questa puntata però non è dedicata al 1977 e neanche al 1973, anno in cui usciva questo splendido brano “Sempre” di Gabriella Ferri, che parla proprio dell’abitudine e che quello che è assolutamente importante oggi, domani può diventare un “vecchio ritornello che nessuno canta più”.

In questa puntata vogliamo invece teletrasportarci in un anno fondamentale dal punto di vista televisivo e soprattutto, come avrete intuito nel flash autobiografico, nel rapporto tra “divine presenze” ed etere.

Parliamo infatti del 1953 che è stato un anno fondamentale per la nascita della televisione italiana e che proprio nella Capitale vedrà iniziare le sue trasmissioni sperimentali, che invece già da tempo erano avviate a Torino e Milano.

La sfida comunicativa in quegli anni era quella di realizzare a tempo di record una rete di ripetitori: una vera impresa. Il 3 ottobre del 1953, difatti, viene attivato il trasmettitore di Roma Monte Mario che faceva arrivare le prime immagini della sede Rai di Milano.

Qualche giorno dopo, il 28 di ottobre avvenne l’inaugurazione ufficiale della sede televisiva Rai di Roma con il primo programma trasmesso, un film, guarda caso: Roma città aperta di Roberto Rossellini.

La sede fu ricavata dagli storici studi radiofonici di via Asiago e lo studio misurava ben 12×17 metri… […] Il Centro di Produzione di via Teulada non esisteva e sarebbe stato inaugurato solo nel 1957.

Le strutture tecniche montate erano alquanto artigianali. Fra i disagi tecnici che si doveva sopportare, uno in special modo era la temperatura elevatissima che si raggiungeva nei mesi caldi, per l’assoluta insufficienza di apparati di raffreddamento che non riuscivano ad attenuare il calore prodotto dai tanti corpi illuminanti posti in alto quasi a sfiorare le teste degli addetti ai lavori.

Si andava tutto regolarmente in diretta o come si diceva allora per pura scaramanzia “si andava alla ‘che Dio ti salvi’”, con attori e ospiti ammucchiati in una minuscola sala d’attesa, spesso a ridosso delle telecamere.

Ma proprio grazie a queste goffe e voluminose apparecchiature nacquero le prime grandi trasmissioni che entrarono prepotentemente nelle case degli italiani. Tra queste (e non poteva essere diversamente) una delle più seguite e in seguito longeve, fu proprio la Santa Messa.

Ce ne parla, indovinate un po’, la “memoria storica” della nostra trasmissione, la nostra speaker super informata Carla Magrelli. Bentornata.

(voce di Carla Magrelli)

Sempre presente ad ogni chiamata. Il 1953 è un anno carico di ricordi ma anche di grandi conquiste.

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Basilica San Simpliciano

La prima volta la Santa Messa andò in onda il 10 gennaio 1954 dalla Basilica di San Simpliciano a Milano, appena sette giorni dopo l’inizio ufficiale delle trasmissioni della Rai. Ma la Messa e le varie rubriche religiose facevano già parte dei programmi sperimentali. La domenica precedente le telecamere erano entrate nell’Orfanotrofio delle Francescane, sempre nel capoluogo lombardo. Il giorno di Natale avevano ripreso una celebrazione eucaristica a Torino e nella notte avevano dato spazio alla Messa cantata nella chiesa dell’Ara Coeli in Roma. Erano due mesi, dal 1° novembre 1953, che la Rai aveva avviato, sia pure in via sperimentale, l’«ora religiosa settimanale»: dalle 11 alle 12, tutti i giorni festivi. Quel 1° novembre la Rai era entrata nel Duomo di Milano per il pontificale ambrosiano di Ognissanti del cardinale Schuster.

Primo responsabile delle trasmissioni religiose è stato padre Nazareno Taddei, gesuita, uno dei maggiori studiosi di comunicazioni di massa. Ad affidargli l’incarico fu proprio l’allora arcivescovo di Milano.

Così racconta Taddei: “Era il 1953 quando il cardinale Schuster mi chiamò per affidarmi le trasmissioni religiose televisive. La sede principale della Rai, allora in fase sperimentale, era a Milano. Il cardinale mi volle incontrare. Con quegli occhietti che penetravano mi guardò fisso e mi chiese molte cose per essere sicuro che l’incarico che aveva intenzione di affidarmi sarebbe stato portato avanti bene. A sua volta il cardinale fece il mio nome alla Rai e la Rai mi chiamò”. Ma Padre Taddei riferisce anche un aneddoto importante circa la Messa in TV, che vede protagonisti Papa Pio XII e un futuro Papa, che sarà Paolo VI.

“L’anno seguente all’inizio delle trasmissioni religiose, ovvero nel ’54, mi recai con il conte Alvise Zorzi, mio diretto superiore in Rai, a chiedere a Pio XII di poter trasmettere la sua messa di mezzanotte del Natale. Sarebbe stata la prima apparizione di un Papa in TV. Oggi è normale, ma allora la televisione era considerata ancora “mezza coda del diavolo”, roba per guitti e ballerine, tutt’al più per sportivi.

Pio XII, però, ci ascoltò attentamente e ci fece anche qualche domanda. Pareva convinto. Si rivolse a monsignor Montini, appunto il futuro Paolo VI, che l’assisteva con monsignor Tardini ed esclamò: si può fare, vero monsignore? Da Montini arrivò un gelido cenno della testa.

La trasmissione di quella Messa, quella volta, non si fece. Il Papa si ammalò e la Messa venne trasmessa dalla Cattedrale di Parigi, celebrata dal cardinale Maurice Feltin, prima volta anche dell’Eurovisione.

Così Parigi ebbe il primato per via del fuso orario con New York dove, quella stessa notte, ma cinque ore dopo, il cardinale Francis Joseph Spellman celebrò la Messa dalla cattedrale di San Patrizio. E per la Messa col Papa si dovette aspettare il Natale successivo”.

[…] Sembrerebbe dunque che Papa Pio XII e gli uomini di Curia, tra cui mons. Montini fossero alquanto scettici nell’uso di questo nuovo strumento di comunicazione. Almeno questo è quello che è passato alla mia generazione. Radio, televisione, cinema ed oggi internet sono stati preceduti spesso da una ondata di polemiche sull’utilizzo non controllato.

Si, purtroppo questo è quello che si è sempre pensato in giro, ma non era il pensiero di Pio XII e dei suoi successori, tanto che qualche anno dopo, l’8 settembre del 1957, fu proprio lui a emanare una enciclica la Miranda Prorsus (dal latino, la meravigliosa invenzione), nella quale si mostrava tutto l’interesse della Chiesa per i moderni mezzi di comunicazione.

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Papa Pio XII

Pio XII nell’enciclica ripercorre la storia dello sviluppo dei mezzi di comunicazione, spiega come il Bene ed il Male possono essere comunicati indipendentemente dal mezzo utilizzato e richiama l’attenzione sui media chiamati ad assolvere una missione educativa e diffondere l’informazione, l’istruzione e l’educazione delle masse. Infine il Papa si rivolge innanzitutto al clero e a tutte le persone di buona volontà nel suo intervento di chiusura: “Abbiamo voluto confidarvi, Venerabili Fratelli, le nostre preoccupazioni, da voi certamente condivise, sui pericoli che un uso non retto delle tecniche audiovisive può costituire per la fede e per l’integrità morale del popolo cristiano. Non abbiamo però mancato di rilevare i lati positivi di questi moderni e potenti mezzi di diffusione. Ed è proprio per orientare verso il bene delle anime questi doni della Provvidenza che vi abbiamo paternamente esortati non solo alla doverosa vigilanza, ma anche a positivi interventi”.

Così l’immagine ieratica di Papa Pio XII, che conosciamo fin troppo bene, viene proprio, ironia della sorte, dalla sua attenzione per la modernità, che lo portò a lasciarsi riprendere dalla TV, a dare benedizioni, a fare messaggi. Quelle sue particolari movenze, che tra l’altro erano pure provate, erano tutte tese a dare l’idea di una ufficialità e di un distacco che hanno contribuito al modo in cui Pacelli è stato percepito nell’immaginario collettivo.

Eppure, Pio XII mostrava così di essere davvero avanti nei tempi. Aveva già accettato di essere ripreso dalla televisione francese e dopo quell’inatteso successo delle trasmissioni religiose in Francia, dove la televisione è nata prima che in Italia, il Pontefice accettò questa invasione di obiettivi e questo permise al Vaticano di avere già un apparato televisivo, gentile omaggio della tv francese e utilizzato durante il Giubileo del 1950.

La frase che circolava in quel periodo era che non ci dovesse essere un “caso Galileo” per la TV e se non ci fu, fu proprio grazie a Pio XII.

[…] Io però ho memoria anche di qualche spezzone visto per caso in certe trasmissioni di Rai Storia, di un frate con la barba, ovviamente ripreso a telecamera fissa e in bianco e nero.

Ah, no, quello era Padre Mariano da Torino, al secolo Paolo Rosaenda, cappuccino nato nel 1906 e poi scomparso nel 1972 che qualche anno dopo nel 1955 divenne famoso per comparire nella rubrica religiosa “Sguardi sul mondo” che poi cambiò nome e divenne “La posta di Padre Mariano”, programma che lo fece conoscere ed amare dal grande pubblico anche per via del proverbiale saluto “Pace e bene a tutti”. Sarà stata la popolarità ricevuta o anche la sua affabilità, che oggi sono state riconosciute le sue virtù eroiche e la Chiesa lo ha riconosciuto Venerabile.

Padre Mariano lavorò nella gioventù di Azione Cattolica di Roma ed ebbe come collaboratori, per qualche tempo, Fanfani, la Jervolino e Rumor. Vestì l’abito nel 1941 ed era infaticabile, fedele al principio che il sacerdote deve “consumarsi”. Teneva conferenze, andava a visitare gli ammalati.

Nel 1953 Mariano venne chiamato alla Radio Vaticana e poi diventò il primo predicatore televisivo, scelto dai dirigenti fra una trentina di candidati,

Vedeva nel mezzo televisivo una possibilità di fare arrivare il suo messaggio a un numero sempre più vasto di persone. Il successo fu immediato.

Il suo incipit “Pace e bene a tutti” è rimasto nell’immaginario collettivo di coloro che ricordano la TV di quegli anni.  Con il suo volto sereno, la lunga barba da predicatore, l’eloquio, la carica umana, il carisma, Padre Mariano ebbe grande successo.

Gli anni del Concilio ecumenico Vaticano II lo videro vigile ed attento propagatore dei documenti che venivano pubblicati e visse in prima persona le problematiche più significative della ricostruzione, del benessere economico, della contestazione studentesca, della legislazione sociale, senza mai diventare un “divo”, ma con umiltà e semplicità.

Così rispose ai giornalisti che chiedevano in cosa risiedesse la ricetta del suo successo: “Ecco perché riesco a centrare i problemi, ad esporli in maniera efficace. Di ogni argomento guardo tutti i possibili aspetti. Poi dimentico tutto e mi pongo di fronte alla famiglia media immaginaria, cercando di trasmettere in modo semplice quello che ho appreso”.

Achille Campanile, allora critico televisivo, uno dei pochi poiché allora tale professione non andava di moda come oggi, scrisse di Padre Mariano: “E’ l’unica barba della tv, ma uno dei pochi che non sia una barba”.

(fine voce di Carla Magrelli)

[…] Insomma devo prendere una decisione… o mi faccio crescere la barba o faccio queste trasmissioni più corte… Mah. Chissà come sto con la barba…

Ma nel 1953 accade anche una “divina presenza” che purtroppo non poté essere trasmessa in diretta televisiva, in quanto in Sicilia, precisamente a Siracusa, i ripetitori televisivi non erano ancora arrivati. Ma se non c’era ancora la TV c’era però già la nostra amata speaker esperta in “questioni sicule”, Maria Rosa Leotta.

(voce di Maria Rosa Leotta)

[…] So che hai un tuo personale coinvolgimento in questa divina presenza. Vorrei che ci raccontassi sicuramente la storia, anche se è molto conosciuta, ma mi piacerebbe molto di più ascoltare una tua personale testimonianza.

Si, in effetti non c’era ancora la televisione e le notizie non correvano con la stessa velocità a cui oggi siamo abituati grazie a internet e ai cellulari. Ma quello che però accadde il 29 agosto del 1953 a Siracusa fece ugualmente in pochissimo tempo il giro del mondo.

Una immagine della Madonna, un mezzo busto di gesso, raffigurante il Cuore Immacolato di Maria, iniziò a lacrimare sotto lo sguardo attonito di numerosi presenti.

Angelo Iannuso e Antonina Lucia Giusti, da pochissimi mesi marito e moglie, attendevano con trepidazione e gioia il loro primo figlio. La gravidanza però non fu semplice e la signora Antonina doveva spesso sopportare un repentino abbassamento della vista a causa di alcuni gravi disturbi; fino a quando, la notte del 29 agosto, in quella modesta abitazione del siracusano, uno dei territori più caldi di tutta la Sicilia, la signora Iannuso ebbe una crisi più lunga, perdendo ancora una volta l’uso della vista. Al mattino, dopo una sofferta notte insonne, la giovane donna inizio a stare meglio, alzò lo sguardo verso il capezzale del proprio letto dove era appeso un quadretto di gesso del Cuore di Maria ricevuto in regalo in occasione del matrimonio e con grande stupore si accorse della prodigiosa lacrimazione. La notizia fece il giro della città e l’abitazione della famiglia Iannuso si trasformò immediatamente in meta di pellegrinaggio.

Il quadretto di gesso aveva versato lacrime umane, un fenomeno che in tanti videro con i propri occhi e che si verificò a più riprese dal 29 agosto al 1° settembre all’interno e all’esterno dell’abitazione. Immediatamente, una Commissione di medici e di analisti, convocata dalla Curia Arcivescovile di Siracusa, dopo aver prelevato il liquido che sgorgava dagli occhi del quadretto, lo sottopose ad analisi microscopica.

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Madonna delle lacrime di Siracusa

Per la scienza non c’erano dubbi: si trattava di lacrime umane; il liquido presentava, infatti, tracce di proteine e di urati, quelle stesse sostanze che si riscontrano nelle lacrime di un bambino e di un adulto. Tra gli esperti c’era anche il dottor Michele Cassola, dichiaratamente ateo, che in seguito presiederà la Commissione scientifica e che insieme agli altri fu testimone oculare della lacrimazione; gli occhi di Maria si manifestarono gonfi di lacrime come di una persona presa da forte emozione, che presero a scendere rigando il delicato volto, andando a raccogliersi nel cavo della mano.

Anche se alcuni dei presenti riuscirono ad assorbire con del cotone qualche lacrima, come già nei giorni precedenti, i chimici con la loro provetta, riuscirono ugualmente a raccoglierne una parte di circa un centimetro cubo. Dopo questo prelievo il quadretto della Madonnina smise improvvisamente di piangere. Dopo la pubblicazione del referto del laboratorio, tre mesi dopo, il 12 dicembre 1953, l’episcopato della Sicilia, unanimemente dichiarò autentica e senza dubbio la lacrimazione prodigiosa.

Un anno dopo Papa Pio XII, il 17 ottobre 1954 diffuse nel mondo un radiomessaggio, dicendo tra l’altro: “Comprenderanno gli uomini l’arcano linguaggio di quelle lacrime? Oh, le lacrime di Maria!”.

Si era in pieno periodo della cortina di ferro sovietica e della Chiesa del silenzio, perseguitata dal regime comunista.

Il 19 settembre 1953, il quadro ripristinato nella sua interezza, fu sistemato in una stele di pietra bianca; il grande culto sviluppatosi, fece accorrere negli anni milioni di fedeli e si rese necessario nel tempo la costruzione di un Santuario più grande.

Nel 1973 sul letto di morte il dottor Cassola che, come ricordavo prima era dichiaratamente ateo, fece richiesta del reliquiario delle lacrime e stringendoselo al petto e singhiozzando, chiese un confessore, dicendo: “Prima, vedevo davanti a me come una muraglia invalicabile. Ora quella muraglia, grazie al pianto della Madonna, è crollata”.

[…] Cosa differenzia questa “divina presenza” di Siracusa rispetto ad altri eventi che abbiamo anche ricordato nelle altre puntate o come a Fatima, Lourdes, Parigi, La Salette?

Si distingue da tutti gli altri eventi eccezionali, che hanno visto la Madonna come protagonista perché se in quei luoghi che ricordavi la Vergine ha fatto conoscere il suo dolore e la sua esortazione al pentimento, attraverso veggenti e umili ragazzi, qui a Siracusa parlò con il suo pianto a migliaia di persone e quasi a confermare il prodigio, affinché fosse creduto, si è sottoposta a fredde analisi scientifiche e da laboratorio, perché a differenza di tutte le altre visioni e apparizioni, il prodigio di Siracusa resta comprovato dalla scienza.

In un suo studio, il teologo Stefano De Fiores diceva nel 1978: «Maria piange per lanciare alla società, un ultimo monito a non rifiutare il regno di Dio e a non respingere ostinatamente i messaggi profetici dei suoi umili veggenti. Il suo è un pianto estremamente serio, saturo di tristi presagi, un richiamo a non respingere gli inviti divini, onde non incorrere nella rovina».

(fine voce di Maria Rosa Leotta e alcuni secondi di silenzio)

Ssssh… fate silenzio. Dormono tutti… Bisogna andare a letto anche se questa notte non ho così tanto sonno. Sto sognando ad occhi aperti nuove “divine presenze” televisive, chissà, forse ci vuole davvero la barba… noooo, la suora che canta e balla già c’è… il prete opinionista… pure… quello bello e girandolone… eh sì.. quello certo pensa di essere originale, ma avrà imparato da Pio XII… quanta noia in TV. Ci vorrebbe qualcosa di nuovo… si… di nuovo… (sbadiglio). Signori e signore… vi auguriamo buona notte.

Ci lasciamo con le consuete note della conclusione della nostra trasmissione dopo aver gustato quelle della sigla di chiusura delle trasmissioni RAI che, prima di internet nessuno ha mai saputo da dove erano state prese…  E invece ho scovato l’autore: quelle inquietanti note che spaventavano i bambini al punto di farli correre a letto, sempre che fossero ancora in giro, sono del musicista e direttore d’orchestra Roberto Lupi che vinse un concorso RAI con questa sua “Armonie dal pianeta Saturno” che ha concluso per anni le trasmissioni finali della televisione di Stato. Intento dell’autore, scrisse, era quello di chiudere le trasmissioni ma anche di predisporre l’animo dell’ascoltatore ad una notte calma e sognante. E lo speriamo anche noi che così sarà per quanti hanno ascoltato questa puntata, per la quale ringraziamo come sempre Andrea Campisano alla regia e al montaggio audio, in particolare per questa puntata che è stata più laboriosa del solito; Carla Magrelli e Maria Rosa Leotta per aver confermato di aver assistito in diretta alla nascita della televisione in Italia. La puntata può essere riascoltata in podcast su radiopiu.eu e chissà magari un giorno anche in televisione. L’importante è che ognuno cerchi e trovi la sua personale “divina presenza”.

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