Divina Misericordia, la Messa in piazza San Pietro

Si è celebrata ieri, nella seconda domenica di Pasqua, la festa della Divina Misericordia istituita da San Giovanni Paolo II nel 1992. Come di consueto, Papa Francesco ha presieduto la Santa Messa in piazza San Pietro. A prendervi parte non solo migliaia di fedeli ma anche i Missionari della Misericordia provenienti da tutto il mondo.

Papa Francesco veritàCome Tommaso, protagonista del Vangelo di ieri chiediamo la grazia, ha detto il Santo Padre, “di riconoscere il nostro Dio: di trovare nel suo perdono la nostra gioia, di trovare nella sua misericordia la nostra speranza”.

Tommaso, nostro fratello gemello

Nonostante la sua incredulità, ha spiegato Francesco, dobbiamo ringraziare Tommaso, “perché non si è accontentato di sentir dire dagli altri che Gesù era vivo, e nemmeno di vederlo in carne e ossa, ma ha voluto vedere dentro, toccare con mano le sue piaghe, i segni del suo amore”.

Il Vangelo chiama Tommaso «Didimo» (v. 24), cioè gemello, “e in questo è veramente nostro fratello gemello. Perché anche a noi non basta sapere che Dio c’è: non ci riempie la vita un Dio risorto ma lontano”. Abbiamo anche noi bisogno di “vedere Dio”, di toccare con mano che è risorto.

“Come possiamo vederlo? Come i discepoli: attraverso le sue piaghe”. Guardando lì, ha fatto presente il Papa, “essi hanno compreso che non li amava per scherzo e che li perdonava, nonostante tra loro ci fosse chi l’aveva rinnegato e chi l’aveva abbandonato. Entrare nelle sue piaghe è contemplare l’amore smisurato che sgorga dal suo cuore”.

Il Santo Padre si è poi soffermato su un’altra parola chiave del Vangelo. Tommaso, dopo aver visto le piaghe del Signore, esclamò: «Mio Signore e mio Dio!» (v. 28). Mio “è un aggettivo possessivo e, se ci riflettiamo, potrebbe sembrare fuori luogo riferirlo a Dio: come può Dio essere mio? Come posso fare mio l’Onnipotente? In realtà, dicendo mio non profaniamo Dio, ma onoriamo la sua misericordia, perché è Lui che ha voluto “farsi nostro”. 

Misericordia, il palpito del cuore di Dio

La misericordia non è una delle qualità, tra le altre, di Dio “ma il palpito del suo stesso cuore”. Da qui l’invito del Pontefice: “come Tommaso, non viviamo più da discepoli incerti, devoti ma titubanti; diventiamo anche noi veri innamorati del Signore! Non dobbiamo avere paura di questa parola: innamorati del Signore”.

Come toccare con mano, dunque, la misericordia di Dio? Innanzitutto, ha suggerito il San Padre, non chiudendo con la rassegnazione e il peccato la porta al perdono del Signore. Poi comprendendo la vergogna, vedendola “come il primo passo dell’incontro”. Così a ogni perdono, ha precisato il Pontefice, “siamo rinfrancati, incoraggiati, perché ci sentiamo ogni volta più amati, più abbracciati dal Padre. E quando, da amati, ricadiamo, proviamo più dolore rispetto a prima. È un dolore benefico, che lentamente ci distacca dal peccato. Scopriamo allora che la forza della vita è ricevere il perdono di Dio, e andare avanti, di perdono in perdono. Così va la vita: di vergogna in vergogna, di perdono in perdono. Questa è la vita cristiana”.