In Ascolto. Discernimento spirituale. Come riconoscere la voce di Dio

Attraverso le tappe precedenti abbiamo cercato di creare uno sfondo su cui collocare i contenuti che caratterizzano il discernimento spirituale. Abbiamo detto che ci muoviamo all’interno di una realtà relazionale, comunionale, in cui Dio, amore dal volto personale, ci rivolge la parola.

Ci chiediamo ora: come ci parla Dio? In quale modo comunica con noi? Normalmente Dio parla all’uomo attraverso i suoi pensieri e i suoi sentimenti. Forse questo ci potrà stupire, perché nella prima puntata abbiamo detto che Dio ci parla attraverso la sua Parola, attraverso gli avvenimenti, la storia… Ma tutte queste realtà resterebbero completamente mute se lo Spirito Santo, attraverso i nostri pensieri e sentimenti, non ce le facesse leggere e riconoscere come una Parola di Dio per noi. Questo significa allora che non tutti i nostri pensieri e sentimenti sono visitati e suggeriti dallo Spirito Santo. Ci sono pensieri e sentimenti attraverso i quali Dio non ci parla.

Ogni giorno nella nostra mente si rincorrono sciami di pensieri, di tutti i tipi: ricordi, intuizioni, progetti, valutazioni, macchinazioni anche… I pensieri sono importanti, perché determinano l’orientamento della nostra vita, le nostre scelte.

La Tradizione della Chiesa, fin dall’esperienza degli antichi Padri, ha riconosciuto tre fonti da cui provengono i pensieri: possono essere ispirati dallo Spirito Santo, possono venire dal “nemico della natura umana” (come lo chiama S. Ignazio) oppure dal nostro io, dal mondo, dall’ambiente in cui viviamo. Dunque una molteplicità di origini. Di fronte a questo mare si tratta di riconoscere quale pensiero conviene seguire, a quale ispirazione dare ascolto.

E’ chiaro, allora, che è necessario il discernimento, perché non è affatto scontato né immediato riconoscere la provenienza dei nostri pensieri. Possiamo infatti avere pensieri buoni, che riguardano cose belle, sante; possiamo avere intenzioni devote e generose… ma questo non significa automaticamente che questi pensieri siano ispirati da Dio. Per scegliere di seguire un pensiero non è sufficiente che esso sia buono, che sia per il bene: bisogna verificare se è il bene per me, se è per la mia vita.

Per entrare in questo livello di lettura, che comporta una maggiore profondità, è importante tenere insieme la coppia pensiero-sentimento. Normalmente i pensieri generano in noi dei sentimenti, ma è vero anche il contrario: in alcuni stati d’animo sorgono alcuni tipi di pensieri. Cosa significa questo? Che, fermandosi semplicemente al livello del pensiero, alcune suggestioni potrebbero sembrare apparentemente una cosa buona. Ma è il sentimento legato a quel pensiero a fare da filtro e a rivelarci cosa c’è sotto e quale voce seguiamo andando dietro a quel pensiero.