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Disarmare le parole. La prima puntata di “Diario di bordo”

Scritto da il 25 Ottobre 2018

C’è un’espressione che ho sentito in televisione, che mi ha fatto tanto riflettere. Era il cardinale Parolin a parlare: “Bisogna disarmare le parole”!

parolin disarmare le paroleQuindi le parole possono essere delle armi e possono essere anche disarmate, allorché si toglie dalle parole tutta la carica aggressiva e mortale che possono portarsi dietro.

Quante volte possiamo scegliere le parole da usare, tra i tanti termini della nostra lingua italiana: quindi si tratta di scegliere quando parliamo l’aggettivo giusto, il sostantivo giusto… giusto secondo giustizia, ossia che renda giusto l’altro, che non lo faccia fuorviare o sentire offeso.

Pensiamo allora a disarmare le parole. Ciò non significa non dire la verità, quello che si pensa. Gesù nel Vangelo non ha mai usato volgarità: ha usato parole forti (tipo “sepolcri imbiancati”) ma sempre per la conversione e il bene dell’altro e mai per rabbia, mai per la soddisfazione e il gusto di umiliare l’altro o per fargli un dispetto.

Quando diciamo “Quanno ce vo ce vo”, detto alla romana, siamo sicuri che non si possa fare a meno di dire determinate cose? Non è detto che il modo di fare pressione sull’altro con parole umilianti sia quello che ci voglia. Anzi, questo tipo di parole allontana di più l’altro.

Rivediamo le nostre parole e guardiamo quali sono quelle violente che usiamo più spesso: consegniamo al Signore le nostre armi dicendogli: “Voglio disarmare le parole. Voglio che le mie parole siano le tue parole, quelle che diresti al posto mio”.

(Ascolta la puntata a cura di Simona Panico)


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