C’è un’espressione che ho sentito in televisione, che mi ha fatto tanto riflettere. Era il cardinale Parolin a parlare: “Bisogna disarmare le parole”!

Parolin 150x150 - Disarmare le parole. La prima puntata di "Diario di bordo"Quindi le parole possono essere delle armi e possono essere anche disarmate, allorché si toglie dalle parole tutta la carica aggressiva e mortale che possono portarsi dietro.

Quante volte possiamo scegliere le parole da usare, tra i tanti termini della nostra lingua italiana: quindi si tratta di scegliere quando parliamo l’aggettivo giusto, il sostantivo giusto… giusto secondo giustizia, ossia che renda giusto l’altro, che non lo faccia fuorviare o sentire offeso.

Pensiamo allora a disarmare le parole. Ciò non significa non dire la verità, quello che si pensa. Gesù nel Vangelo non ha mai usato volgarità: ha usato parole forti (tipo “sepolcri imbiancati”) ma sempre per la conversione e il bene dell’altro e mai per rabbia, mai per la soddisfazione e il gusto di umiliare l’altro o per fargli un dispetto.

Quando diciamo “Quanno ce vo ce vo”, detto alla romana, siamo sicuri che non si possa fare a meno di dire determinate cose? Non è detto che il modo di fare pressione sull’altro con parole umilianti sia quello che ci voglia. Anzi, questo tipo di parole allontana di più l’altro.

Rivediamo le nostre parole e guardiamo quali sono quelle violente che usiamo più spesso: consegniamo al Signore le nostre armi dicendogli: “Voglio disarmare le parole. Voglio che le mie parole siano le tue parole, quelle che diresti al posto mio”.

(Ascolta la puntata a cura di Simona Panico)