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Diocesi di Roma: Papa, no alla paura dello squilibrio

Scritto da il 10 Maggio 2019

Diocesi di Roma: la missione per il nuovo anno pastorale

Esercitare uno sguardo contemplativo sulle persone e sulle nuove culture. Sono i due compiti che Papa Francesco ha affidato alla sua Diocesi per il prossimo anno pastorale.

Due importanti missioni comunicate ieri a conclusione dell’assemblea diocesana, alla Basilica di San Giovanni in Laterano, in cui si sono tirate le somme delle prime due fasi diocesi di roma, assemblea diocesanadel cammino intrapreso in questo anno pastorale dalla Diocesi di Roma: la memoria e la riconciliazione con la propria storia (da settembre a Natale), con Dio e tra di noi (da gennaio a Pasqua).

Si è ora nel vivo, fino alla Pentecoste, della terza fase: vivere l’ascolto della città. “Cerchiamo di raccogliere storie di vita”. Questo l’invito del Santo Padre, avvicinarci cioè alla gente “toccando la realtà”. Fondamentale è prima, però, “tornare a guardarci dentro”. “A vivere da folli di Dio“, ha specificato ancora il cardinale vicario Angelo De Donatis, al fianco ieri di Papa Francesco, “a entrare in santo squilibrio”.

Diocesi di Roma: le testimonianze

Ad aprire l’assemblea diocesana presieduta dal Pontefice, monsignor Mario Pecchielan, parroco di San Giovanni Battista de Rossi, il quale ha sottolineato l’urgenza di una nuova evangelizzazione .“Non bisogna più aspettare la gente, bisogna andare a cercarla”. Serve uno “stile di missione permanente” che non usi “formule del passato ma trovi un linguaggio nuovo, adatto al nostro tempo”.

A seguire le testimonianze di Simona Vassallucci, responsabile di una casa famiglia per ragazzi, di una famiglia romana e di don Benoni Ambarus, direttore della Caritas diocesana. Dalle loro parole sono emerse le difficoltà di una città fatta di tanti giovani che ricorrono alle droghe e all’alcol, di tante coppie che scelgono di sposarsi e “la sfida della genitorialità”, o che sono ferite dalla separazione, dalla solitudine, dalla discriminazione e dalla mancanza di tempo: il “grido più diffuso” nelle famiglie di Roma.

Una città, infine,fatta anche di tante persone ai margini accolte ogni giorno dalla Caritas di Roma. “Attraverso l’accoglienza dei poveri sperimentiamo la fame di ricevere da loro. – ha precisato don Ben – Ci insegnano la vita: vivere con ciò che si ha”.

Diocesi di Roma: umiltà, disinteresse per se stessi, beatitudini

Sono tre gli elementi chiave, ha fatto presente il Papa, attraverso cui ascoltare il grido della città ed evangelizzare: l’umiltà, il disinteresse per se stessi e le beatitudini.

“Quando il Signore vuole convertire la sua Chiesa – ha detto – prende il più piccolo e lo mette al centro. La riforma comincia con l’umiltà. Chi cerca la propria gloria non saprà ascoltare né gli altri né Dio”.

“Il Vangelo è una dottrina squilibrata. Le Beatitudini meritano il premio Nobel dello squilibrio” ha ricordato ancora il Santo Padre mettenddiocesi di romao in guardia la

Diocesi di Roma “dall’illusione dell’equilibrio” e della tentazione di voler “sistemare” la Chiesa di Roma, di “mettere tutto a posto” come se si trattasse di un “museo”. “Non bisogna cadere nel clericalismo, che è un bell’equilibrio, né nel funzionalismo che è una nuova colonizzazione ideologica che cerca di convincerci che il Vangelo è una dottrina, una saggezza e non un annuncio”. “Non possiamo fare qualcosa di buono e di evangelico se abbiamo paura dello squilibrio”. Da qui la necessità di fare attenzione al “gattopardismo, cioè al voler cambiare tutto per non cambiare niente”.

Le Beatitudini “sono il nostro piatto forte, ma dobbiamo imparare ancora e cercare di offrire ai concittadini il pasto che li farà crescere”, ha precisato il Papa invitando la Diocesi di Roma a “riprendere l’Evangelii Gaudium e a ritornare sul percorso di trasformazione missionaria che propone”. La Evangelii Guadium è “il piano della Diocesi di Roma”.

Il Papa incontra i Rom e i Sinti

Prima dell’assemblea, il Santo Padre ha incontrato nella cattedrale di Roma la famiglia Omerovic, contestata nei giorni scorsi per via dell’assegnazione di una casa popolare nel quartiere di Casal Bruciato.

“Il fenomeno culturale europeo dei populismi cresce seminando paura” ha denunciato  ieri sera Francesco. Ci sono “guerre tra poveri, xenofobia e razzismo. Spesso non ascoltiamo o dimentichiamo il grido della gente perché abbiamo smesso di abitare con il cuore”.

“Una cosa che a me fa arrabbiare è che si siamo abituati a parlare della gente con gli aggettivi”aveva inoltre ricordato ieri mattina il Papa incontrando in Vaticano i popoli rom e sinti.

“L’aggettivo è una delle cose che crea distanze tra la mente e il cuore. È questo il problema di oggi. Se voi mi dite che è un problema politico, un problema sociale, che è un problema culturale, un problema di lingua: sono cose secondarie”.

“Il problema è un problema di distanza tra la mente e il cuore. Questo: è un problema di distanza. I veri cittadini di seconda classe sono quelli che scartano la gente: questi sono di seconda classe, perché non sanno abbracciare. Sempre con l’aggettivo buttano fuori, scartano, e vivono scartando, vivono con la scopa in mano buttando fuori gli altri, o con il chiacchiericcio o con altre cose. Invece la vera strada è quella della fratellanza. E tutti dobbiamo collaborare“.

 


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