Papa Francesco incontra la Chiesa di Roma, 14 maggio 2018

Diocesi di Roma, Francesco “somministra” la terapia

“Coraggio e avanti. Il tempo è nostro”. È il messaggio lanciato ieri da Papa Francesco, tra aneddoti e raccomandazioni, alla diocesi di Roma, fatta di vescovi e sacerdoti, ma anche di semplici cittadini romani, attivi nella parrocchie della Capitale, accorsi nella Basilica di San Giovanni in Laterano.

Proprio la frenesia, insieme al poco tempo dedicato alla riflessione, è una delle “malattie” più gravi di cui è affetta la diocesi, ha sottolineato, dopo la preghiera iniziale, don Paolo Asolan, professore al Pontificio Istituto pastorale “Redemptor Hominis” della Pontificia Università Lateranense.

“Una rivoluzione della tenerezza”, questa la terapia “somministrata” dal Santo Padre a conclusione di un percorso, iniziato durante la Quaresima, che ha visto la Chiesa di Roma impegnata in prima linea a riflettere sulle malattie spirituali che affliggono le diverse comunità. “Un nuovo esodo, una nuova partenza, che rinnovi la nostra identità di popolo di Dio, senza rimpianti per ciò che dovremo lasciare”. Senza tralasciare la preghiera, la lettura del Vangelo e le opere di misericordia. 

L’importante è però, ha messo in guardia il Pontefice rispondendo a braccio alle domande raccolte e lette da monsignor Angelo De Donatis, non perdere di vista la grazia. La grazia che non anestetizza ma guarisce. Ma non solo. Altra cura è la spiritualità comunitaria. Bisogna infatti, sfuggire dal pericolo, ha sottolineato, Francesco della ricerca di un “menu” personale.

“Da solo nessuno può guarire”

Dunque “da solo nessuno può guarire” dice a chiare lettere il Papa alla Diocesi di Roma. “Parlare con Gesù, parlare con un altro, parlare con la Chiesa. E credo che questo sia il primo passo. Poi, aiuterà leggere qualcosa su quell’argomento. Ma sempre guardare avanti: ma, io posso fare tutto questo. Pregare, parlare con un altro, leggere… ma l’unico che può guarire è il Signore. L’unico”.

È necessario, fa ancora notare il Papa, farci guidare dall’Armonia dello Spirito Santo, che nulla ha a che fare con l’ordine, perché non è statico, ma dinamismo, è cammino. Allo stesso modo, non bisogna avere paura di farsi “mangiare” dalla realtà che si incontro anche se questo ‘lasciarsi mangiare’ assomiglia molto a uno sparire, un morire. Alcune iniziative tradizionali forse dovranno riformarsi o forse addirittura cessare: lo potremo fare soltanto sapendo dove stiamo andando, perché e con Chi. […] Il che non significa affatto che non possiamo produrre più niente, ma che dobbiamo innestare virgulti nuovi: innesti che daranno frutti nuovi”.

“Dobbiamo far ‘atterrare’ i giovani”

Come di consueto il Papa ha dedicato alcune parole ai giovani, protagonisti del prossimo Sinodo e preda facile dell’alienazione culturale, della mania del “selfie” che prende il posto del contatto fisico e umano.

“Dobbiamo far atterrare i giovani” ha detto il Papa. I giovani “virtualizzati”, che hanno bisogno di ritrovare le radici per “concretizzare” la loro vita, non solo compiendo opere di misericordia ma anche dialogando con gli anziani. Perché “solo guardando da dove si viene si può andare avanti”.