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Diocesi di Roma: nuovo anno pastorale nel segno dell’ascolto contemplativo

Scritto da il 17 Settembre 2019

Diocesi di Roma: un nuovo cammino

Passare da una situazione che porta i segni del declino a un progetto che sia orientato al futuro, che apra strade nuove, inesplorate, e ne confermi alcune. È l’obiettivo del nuovo cammino della Diocesi di Roma, che si caratterizza come una sorta di medicina «depot, a lento rilascio, che blocca l’espansione della malattia». Ha preso avvio con questa riflessione di don Paolo Asolan, preside del Pontificio Istituto Pastorale Redemptor Hominis, diocesi di roma, san giovanni in lateranoil primo incontro di inizio anno pastorale in programma ieri sera nella Basilica di San Giovanni in Laterano.

Un appuntamento che, a differenza degli altri anni in cui il programma pastorale era presentato in due diversi incontri, ha visto la presenza, ha ricordato il cardinale vicario Angelo De Donatis, di «tutta la Chiesa di Roma in stato di sinodo, pronta a camminare insieme».

A conferire il mandato liturgico alla Diocesi, ha inoltre annunciato il cardinale, sarà Papa Francesco con una Messa il 9 novembre, giorno in cui si celebra la dedicazione della cattedrale di Roma, alle ore 17.30 nella basilica lateranense.

Diocesi di Roma: don Paolo Asolan, “Dobbiamo ascoltare per vedere”

Rifacendosi alle linee guida presentate dal cardinale vicario lo scorso 24 giugno e alle parole rivolte da Papa Francesco ai partecipanti al convegno diocesano lo scorso 9 maggio, don Paolo Asolan ha ribadito l’importanza di «abitare con il cuore la città», di guardarla, con lo stesso sguardo contemplativo del Signore.

diocesi di roma, poveri«Dobbiamo molto ascoltare per vedere. Si tratta di vivere la vita pastorale dentro questa prospettiva, fatta di incontri, di ascolto, accompagnamento, di celebrazione. Di trasformare la vita pastorale da un’offerta di servizio a un’esperienza di incontro con il Signore che è vivo e ci salva nella sua Chiesa.

La trasformazione ha bisogno di tempo, disponibilità all’incontro e di tanta fiducia. È la fede, la luce, che fa sì «che paure, timori e perplessità non prendano il sopravvento» ha spiegato don Asolan ricordando l’obiezione di Mosè quando il Signore lo chiama. «”Chi sono io per andare dal faraone”? È il blocco dell’inadeguatezza. Il Signore risponde: Io sarò con te. Cioè non sei tu a dover portare me. Sono io che scelgo te. L’atteggiamento di Mosè è carico di ansia. La sua chiamata è discussa. La sua missione è la dimostrazione delle scelte paradossali di Dio. Tocca a noi oggi sentire tutto il peso di questa sproporzione tra chiamata e chiamati».

Da qui la necessità, nella Diocesi di Roma, delle équipe pastorali. Cioè di «qualcuno che tenga viva nella comunità cristiana la destinazione ultima di questo nostro cammino creando e sostenendo relazioni fraterne, di fede, tessendo i fili di quella forma di carità che è la comunione, l’unità di in Cristo di persone diverse tra loro».

Ascolta l’intervento integrale di don Paolo Asolan: 

Diocesi di Roma: il ruolo dell’ équipe pastorale

L’équipe pastorale, ha precisato poi il cardinale vicario, si pone «a servizio del cammino di conversione, di rinnovamento missionario in stile sinodale». Composta da presbiteri e alcuni laici, è una figura pastorale ben precisa, distinta dal consiglio pastorale che è per lo più strutturato con la presenza di rappresentanti di tutti i gruppi parrocchiali e ha come compito il servizio del “dono del consiglio”, cioè del discernimento sapiente.

Ruolo dell’equipe pastorale è invece quello di «animare dal di dentro la comunità parrocchiale e coinvolgerla nel cammino di rinnovamento pastorale dei sette anni. L’equipe quindi è il cuore, l’anima, del processo e punta a motivare e accompagnare l’opera di ascolto di tutta la comunità. Non è una soluzione, ma un aiuto per lavorare diocesi di roma, incontromeglio insieme.

Suo interlocutore privilegiato è il consiglio pastorale ma in sostanza tutti gli operatori pastorali. Sono loro, cioè siamo tutti noi, gli “attori” dell’ascolto».

Un’identità forte

È necessario che l’equipe si riunisca frequentemente, in incontri “ufficiali” ed informali, per decidere come progettare e realizzare l’ascolto dei giovani, delle famiglie e dei poveri del quartiere.

Ricordando quanto scritto da monsignor Luciano Monari, vescovo emerito di Brescia, il cardinale vicario ha sottolineato che «si può appartenere a una comunità cristiana in diversi modi, con legami più o meno solidi, ma se vogliamo che una comunità sia viva bisogna che ci sia, al suo centro, un nucleo sufficientemente significativo di persone che hanno scelto l’appartenenza alla comunità come origine prima della loro identità e quindi della loro attività missionaria.

Questo tipo di appartenenza presuppone la radicalità della scelta di fede. Ecco, l’équipe pastorale deve avere questa identità forte, e cercare di coinvolgere nella missione evangelizzatrice tutta la comunità parrocchiale».

Diocesi di Roma: Che dobbiamo fare?

diocesi di roma, angelo de donatis

Il cardinale vicario, Angelo De Donatis

«Quest’anno, che dobbiamo fare?» È la domanda che aleggia nella Diocesi di Roma. Per trovare la risposta, ha ricordato il cardinale De Donatis, è necessario rifarsi al testo con le linee guida presentato lo scorso 24 giugno.

«Leggetelo insieme in parrocchia con attenzione: lì ci sono tutti i passaggi. Provate insieme a verificare se riescono a interpellare la vostra realtà ecclesiale e come viverle nella vostra concreta situazione parrocchiale. Roma è mille città, mille realtà diverse, e non tutto funziona alla stessa maniera dappertutto. Per questo c’è spazio per la creatività di ognuno».

Diocesi di Roma: I quattro “snodi”

Sono 4 gli snodi principali, ha fatto ancora presente il cardinale vicario. «Un punto da pensare bene è come raggiungere le persone lì dove vivono per incontrarle e dialogare con loro. Non basta raccogliere storie di vita in maniera anonima, ma cerchiamo di entrare in relazione con le persone. Oltre alle occasioni spontanee e informali ci sono quelle organizzate, e richiedono un po’ di fantasia».

L’incontro, inoltre, deve essere un vero volto a volto, un esercizio di ascolto fatto con il cuore. «Nell’intimo toglietevi i sandali della supponenza e del giudizio facile. Affidate a Dio chi incontrate, pregate per loro».

«Condividete le storie. Questo è un momento fondamentale, da vivere insieme nella preghiera. Nel chiedervi cosa vivono i giovani, le famiglie, i poveri del vostro quartiere, provate a esercitare quello che il Papa ha definito un ascolto o uno sguardo contemplativo: dov’è Dio in questa storia? Cosa sta facendo nella nostra e nella loro vita? Sono sicuro che da questo ascolto orante e silenzioso, emergerà una ricchezza straordinaria. Perché c’è di mezzo lo Spirito Santo».

Un quarto snodo a cui fare attenzione è la condivisione delle storie di vita con la comunità parrocchiale durante l’eucarestia domenicale. Evitando che si capisca che si sta alludendo concretamente a “quella persona”, si portano davanti a Dio e all’assemblea liturgica le gioie e i dolori di tutti. L’intercessione è un atto d’amore. Saranno preghiere che «avranno il sentore della carne viva del vostro quartiere. Sapranno di vita».

Ascolta l’intervento integrale del cardinale vicario Angelo De Donatis:

Gli altri incontri in programma

Nelle prossime serate in cattedrale alle ore 19, ha ricordato il cardinale De Donatis, «non faremo delle conferenze programmatiche, ma vivremo delle esperienze esemplari di ascolto contemplativo: dei giovani, dei poveri e dei malati, delle famiglie. Non ci diremo cosa fare, non ci fermeremo alle parole, ma lo sperimenteremo insieme».

Dopo quello di ieri rivolto ai presbiteri e a tutte le équipe pastorali, seguirà l’appuntamento di mercoledì 18 settembre per gli operatori pastorali che si occupano dell’ascolto dei giovani. Giovedì 19 saranno chiamati a partecipare gli operatori pastorali impegnati nell’ascolto dei poveri e venerdì 20 gli operatori pastorali che lavorano all’ascolto delle famiglie.

 

 


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