Voglio iniziare questa riflessione con la parte finale del libro “Ho cercato e ho trovato”, di Carlo Carretto: “Non è vero che tutto è finito. Tutto cambia e tu devi renderti disponibile al cambiamento, anche se ti si presenta duro e soprattutto incomprensibile. Chi sa poi che questo cambiamento, questa novità, non ti porti qualcosa di buono?”.

Così Carretto conclude questo brano che è iniziato raccontando di suo padre che ai tempi dell’alluvione dovette spostarsi con i suoi amici, che erano agricoltori e i campi erano tutti distrutti, per arrivare in un altro luogo dove non c’era stata questa grandinata per offrirsi come lavoratori. Quindi camminarono tutta la notte e la mattina dopo andarono a lavorare nei campi. E dice il papà di Carlo Carretto: “Pensa, papà, che dopo aver marciato tutta la notte, al mattino incominciammo a tagliare il grano nei campi come se avessimo dormito tranquillamente nel nostro letto. Che tipi, ragazzi: io guardavo mio padre con ammirazione e me lo sentivo vicino e grande. Non si chiedeva mio padre se esistesse un Dio capace di lasciar passare in silenzio la sofferenza degli uomini o distratto e insensibile al punto di permettere cataclismi o grandinate sulle teste dei poveri. No, non se lo chiedeva. Per lui e per mia madre il Dio che esisteva era il Dio della speranza, il Dio che ti obbligava a risollevarti di sotto le macerie del terremoto o, impoverito dal flagello della grandine, ti spingeva a ricominciare da capo senza tante storie, sforzandoti di ritrovare in te la forza di riprendere il cammino e senza aspettare tutto dagli altri come cosa dovuta. Ma soprattutto liberandoti dall’amarezza che può lasciarti la visione delle ingiustizie o la sorpresa di non essere aiutato.

Il Dio del papà di Carlo Carretto non era un Dio che se ne infischiava di tutti i malesseri che succedono sulla terra. Tante volte ci chiediamo perché accadono le disgrazie se c’è un Dio. Per lui invece era un Dio della speranza, che ti dà la forza di camminare tutta una notte e poi coltivare quel campo.

Piuttosto che continuare a chiederci in maniera sterile perché Dio fa accadere determinate situazioni, dobbiamo chiederci come ci si può risollevare, cosa si può fare con la forza di Dio nelle situazioni di difficoltà. Invece di dire “Tutto è finito” posso dire: “Tutto cambia”! Forse in quel cambiamento che sono obbligato a fare troverò qualcosa di più grande che non se fossi rimasto in una situazione di pace e di benessere.

Ascolta l’intera puntata a cura di Simona Panico

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