venerdì , 24 novembre 2017

Cattolici ed ebrei: la storia di Rut come esempio di integrazione

Come consuetudine, si è svolta ieri, 17 gennaio, la Giornata per l’approfondimento e lo sviluppo del dialogo fra cattolici ed ebrei. Al centro della riflessione il Libro di Rut che prende il nome dalla donna moabita che ha scelto di abbandonare il proprio Paese per seguire la suocera. Un atto di bontà,  spiega il  rav Jacov Di Segni, direttore dell’Ufficio rabbinico di Roma intervenuto ieri.

È la “benevolenza” che permette infatti a Rut non solo di integrarsi nel popolo d’Israele ma anche di diventare simbolo, nella Bibbia, della “donna forte” e principio di stirpe regale. “Rut gode della benevolenza del popolo d’Israele – aggiunge Gian Luigi Prato, docente all’Università Roma Tre -. Da qui deriva la “possibilità di integrare il diverso, soprattutto da parte di un popolo che ha vissuto la condizione dello straniero, sfruttato, in terra d’Egitto. Una storia che ci racconta più di tante altre quanto la dialettica tra identità e integrazione sia fondamentale per capire i processi che coinvolgono la società di oggi”

Il chèsed, l’atto di bontà, caratterizza anche l’incontro tra Rut e il futuro marito Bòaz. In particolare, precisa il rav Di Segni – Bòaz lo compie sposando Rut e dando alla suocera israelita una discendenza”.  Inoltre la storia di Rut, l’aspetto dell’integrazione sociale non è mai separato da quello religioso. “L’accoglienza dello straniero si traduce in integrazione quando diamo chésed e dignità all’uomo, permettendogli di lavorare e di entrare a far parte della nostra società. Il dialogo deve iniziare dall’accoglienza, rinunciando al proselitismo, accettando culture e tradizioni diverse, alla ricerca di quell’incontro che ci parlerà di noi stessi”.

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