Te Deum

Al Te Deum il Papa riflette sulla disoccupazione giovanile

Se Dio non ha mantenuto i privilegi della sua divinità, così dovranno fare gli uomini se vorranno incontrarlo. Questo è stato lo spirito dell’omelia pronunciata ieri pomeriggio al Te Deum da papa Francesco, per i Vespri della Solennità di Maria Santissima Madre di Dio. “Tutta la storia della salvezza – ha detto il Santo Padre – trova eco in questo contesto: colui che non era soggetto alla legge decise, per amore, di perdere ogni tipo di privilegio (privus legis) ed entrare attraverso il luogo meno atteso per liberare noi che, sì, eravamo sotto la legge”.

Incarnandosi “nella piccolezza e nella fragilità di un neonato”, Dio abbraccia “nella sua carne la nostra carne” e “nella sua debolezza la nostra debolezza”. Egli “si è fatto uomo”, non si è “mascherato da uomo”, quindi “ha condiviso in tutto la nostra condizione”, specie nella “lontananza” e nella “solitudine”, “affinché il peccato, la vergogna, le ferite, lo sconforto, l’esclusione non abbiano l’ultima parola nella vita dei suoi figli”.

Nel presepe, dunque, viviamo una “logica divina” non incentrata sul “privilegio”, sulle “concessioni”, sui “favoritismi”, bensì sull’“incontro”, sulla “vicinanza” e sulla “prossimità”. Mentre il privilegio crea “esclusione”, Dio, con la sua “carezza della compassione”, genera “inclusione” e “fa splendere in ogni persona la dignità per la quale è stata creata”.

Quindi, ha aggiunto il Santo Padre, è opportuno ammettere che “da varie parti siamo tentati di vivere in questa logica del privilegio che ci separa-separando, che ci esclude-escludendo, che ci rinchiude-rinchiudendo i sogni e la vita di tanti nostri fratelli”. Siamo, inoltre, troppo spesso “miopi” o “prigionieri di un atteggiamento marcatamente integrazionista di chi vuole per forza far entrare gli altri nei propri schemi”.

Guardare il presepe, contemplare Dio che si fa bambino, al contrario, ci aiuta ad “imparare dai nostri stessi errori e tentativi al fine di migliorarci e superarci” e, al tempo stesso, ad essere grati per la “generosità divina”, senza alcuna “nostalgia sterile o vano ricordo del passato idealizzato e disincarnato”, bensì con una “memoria viva” a sostegno della “creatività personale e comunitaria perché sappiamo che Dio è con noi”.

Sostando davanti al presepe, riusciamo a “trovare la forza di prendere il nostro posto nella storia senza lamentarci e amareggiarci, senza chiuderci o evadere, senza cercare scorciatoie che ci privilegino”; ci aiuta, inoltre, a comprendere che “il tempo che ci attende richiede iniziative piene di audacia e di speranza, come pure di rinunciare a vani protagonismi o a lotte interminabili per apparire”.

In merito alla conclusione dell’anno, il Pontefice ha sollecitato una riflessione su “come ci stiamo interessando al posto che i giovani hanno nella nostra società”. E ha formulato una denuncia di carattere sociale: “Abbiamo creato una cultura che, da una parte, idolatra la giovinezza cercando di renderla eterna, ma, paradossalmente, abbiamo condannato i nostri giovani” all’emarginazione dalla “vita pubblica obbligandoli a emigrare o a mendicare occupazioni che non esistono o che non permettono loro di proiettarsi in un domani”.

Si è privilegiata una “speculazione” a scapito di “lavori dignitosi e genuini” che permettano ai giovani di essere “protagonisti attivi nella vita della nostra società”, condannandoli a “bussare a porte che per lo più rimangono chiuse”. Davanti a loro, la società si comporta “come il locandiere di Betlemme che davanti alla giovane coppia diceva: qui non c’è posto”. Invece, essi vanno aiutati a “ritrovare, qui nella loro terra, nella loro patria, orizzonti concreti di un futuro da costruire”.

“Non priviamoci della forza delle loro mani, delle loro menti, delle loro capacità di profetizzare i sogni dei loro anziani (cfr Gl 3,1) – ha proseguito Francesco -. Se vogliamo puntare a un futuro che sia degno di loro, potremo raggiungerlo solo scommettendo su una vera inclusione: quella che dà il lavoro dignitoso, libero, creativo, partecipativo e solidale”.

In conclusione, il Pontefice ha esortato nuovamente a “guardare il presepe”, per raccogliere la sfida ad “aiutare i nostri giovani” a non lasciarsi “disilludere davanti alle nostre immaturità, e stimolarli affinché siano capaci di sognare e di lottare per i loro sogni. Capaci di crescere e diventare padri e madri del nostro popolo”.

(da www.zenit.org – articolo di Luca Marcolivio)

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