venerdì , 20 ottobre 2017
De Donatis al Convegno

De Donatis al Convegno diocesano: “Ascoltare il grido dei giovani”

Convegno diocesano, parla De Donatis

convegno diocesano de donatis
Foto Convegno diocesano

“Non parliamo dei giovani ma con i giovani. Così riconosceremo il volto bellissimo e fragile perché deturpato dalla solitudine, dalle dipendenze, dall’arroganza e dalla violenza di chi usa e abusa di loro”.

Lo ha detto il vicario del Papa per la diocesi di Roma, mons. Angelo De Donatis, durante l’incontro con i sacerdoti e i diaconi permanenti, nella basilica di San Giovanni in Laterano, nella giornata conclusiva del convegno diocesano, aperto nel giugno scorso da Papa Francesco.

“C’è nel cuore dei ragazzi di questa città un desiderio di Dio che si esprime in mille maniere diverse: voglia di raccontarsi, di sperimentare, di provare ‘la vertigine’, bisogno profondo di stare con gli altri, di superare l’isolamento, di trovare accoglienza e punti di riferimento tra gli adulti, rifiuto dei formalismi, delle relazioni non autentiche, degli spazi rigidi e non vitali, perché si è alla ricerca di un nuovo modo di stare al mondo – ha aggiunto l’arcivescovo -.

C’è nostalgia di Dio anche in molti di coloro che dicono di non credere in nessuna religione, quasi la metà dei nostri ragazzi”.

Secondo monsignor De Donatis, per aiutare i genitori, invece, sarebbe riduttivo un consiglio sulla relazione genitoriale. “Il Vangelo di Gesù sia il cuore della comunità cristiana in rapporto a ogni età”. Parlando del prossimo Sinodo dedicato ai giovani, il vicario ha chiesto ai parroci di “ascoltare il grido dei giovani” e di essere presenti “nei luoghi più a rischio dei ragazzi, in un processo permanente di incontro e ascolto.

Il Signore vuole che li incontriamo. Rilanciamo una pastorale coraggiosa di dialogo nel territorio”. Importante, a suo avviso, è il contatto con gli insegnanti, e in particolare con quelli di religione per “creare un ponte tra comunità ecclesiale e istituto scolastico”.

Il vicario per la diocesi di Roma, che ha chiesto al Papa un sussidio per pregare in famiglia, ha ricordato che “non tutto è mediato da contenuti dottrinali, ma da accoglienza e senso di famiglia. Da qui può nascere il giovane cristiano che si impegna nella Chiesa e nel mondo”.

La riflessione di De Donatis prende spunto dall’immagine di Eutico in Atti degli Apostoli 20 e sulla reazione di Paolo, che si gettò su di lui e lo abbracciò. «Il gesto di Paolo è esattamente quello che noi, comunità cristiana, siamo chiamati ad attualizzare: lasciare tutte le altre occupazioni, buttarci addosso a lui per abbracciarlo e ridonargli la vita dello Spirito».

Sforzo rivolto verso i ragazzi ma anche verso i genitori, per i quali De Donatis propone di indicare l’approccio di «come essere padri e madri nella Scrittura e nella spiritualità cristiana». In ogni caso, sottolinea, «la priorità non va data alle “cose da fare”. Ciò che è più importante è maturare atteggiamenti nuovi e far partire dei processi».

Impegnandosi a guarire dalle “malattie spirituali” di cui ha parlato Francesco. Da qui l’indicazione concreta del vicario per il prossimo anno pastorale: ogni comunità parrocchiale, ogni realtà ecclesiale, rifletta con franchezza su quale sia la “sua” malattia spirituale».

Il vicario si sofferma soprattutto su tre “malattie”: innanzitutto lo stile nel vivere il proprio impegno. «La comunità non si costruisce sull’efficienza della sua macchina organizzativa, non si appiattisce su logiche mondane di vario tipo. Questa non è la Chiesa di Gesù». Per dirla con Francesco, «basta pelagianesimi!». In secondo luogo, la riscoperta del “piacere di essere popolo”, senza individualismi e affermazioni identitarie giocate “contro qualcuno”». E il vicario ricorda a questo proposito il simbolo del suo ministero episcopale, il melograno, «servizio alla comunione ecclesiale». Infine, la messa in guardia dal «pessimismo sterile» che diventa «una forma di ateismo pratico».

 

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