De Donatis prende possesso del titolo presbiterale di San Marco

Ha svolto, a San Marco, il suo ministero di parroco per dodici anni, dal 2003 al 2015, e il prossimo 7 ottobre, proprio nel giorno della memoria liturgica di San Marco I Papa, il cardinale vicario Angelo De Donatis prenderà possesso del titolo presbiterale della basilica parrocchiale al Campidoglio.

Ad assegnarglielo Papa Francesco in occasione della sua nomina cardinalizia.  “Il pensiero che mi aiuta di più – queste le sue parole lo scorso giugno – è quello di continuare a offrire la vita per il bene della nostra Chiesa di Roma, della nostra diocesi. E, quindi, vivere una carità sempre più grande. È un dono che accetto con bontà e una chiamata a vivere in modo ancora più forte il martirio della carità nel quotidiano”.

Un anno da vicario, “un dono incommensurabile”

Un secondo dono, dunque. Il primo, la sua nomina, oltre un anno a fa, di vicario del Papa per la Diocesi di Roma. Angelo De Donatis, allora vescovo, succedeva a al cardinale Agostino Vallini.

Monsignor Angelo De Donatis in visita pastorale a San Giovanni Battista de La Salle, 25 febbraio 2018

“Una grazia, un onore e anche una grande responsabilità a motivo della quale chiedo sempre aiuto al Signore nella preghiera”. Così aveva definito il suo ruolo in un editoriale pubblicato lo scorso giugno su “Il Messaggero”.

Facendo un bilancio del suo primo anno da vicario il cardinale aveva sottolineato: “Un anno in cui la mia vita è profondamente cambiata, dal momento che ora partecipo della paternità del Santo Padre verso la sua diocesi: un dono incommensurabile che vivo nell’ascolto dei sacerdoti e dei fedeli di questa città”.

Un anno fatto di visite pastorali in parrocchie, ambienti di studio, ospedali, carceri, in cui De Donatis ha avuto conferma “della vivacità nella fede che Roma ha da sempre nel suo dna. Una vitalità che si esprime ad esempio nella singolare capacità di accoglienza di questa metropoli, crocevia di culture e di religioni“.

Roma e il richiamo all’evangelizzazione

Una città sì vitale ma comunque bisognosa di cure particolari, “di una maggiore attenzione verso chi è in condizione di povertà, verso chi è vittima dell’indifferenza, verso chi è solo e ha smarrito il senso della vita”.

“Viviamo una società, non solo a Roma,  – aveva messo ancora in evidenza  il cardinale – caratterizzata da rapidi cambiamenti culturali e da un progressivo individualismo che genera solitudine, incomprensione e disorientamento. Da qui nasce il desiderio di aggregazione, di comunicazione e di solidarietà che deve essere guidato da un percorso di nuova evangelizzazione.

Sulla scia di quanto affermato da Papa Francesco nell’incontro dello scorso 14 maggio con la diocesi, il cardinale vicario aveva inoltre posto l’accento sulla misericordia quale “collante del popolo di Dio” necessario per  “intraprendere un nuovo esodo che rinnovi la nostra identità, senza rimpianti per ciò che dovremo lasciare”. 

La memoria e la riconciliazione: la storia della Chiesa di Roma

Adesso la Diocesi di Roma, sotto le linee guida presentate lo scorso 17 settembre dal cardinale vicario, si appresta a vivere un altro anno pastorale all’insegna della memoria e della riconciliazione. Due parole chiave che hanno fatto da filo conduttore anche nell’intervento al Consiglio dei Prefetti, lo scorso primo ottobre.

“La memoria del cammino compiuto guarisce e riconcilia solo a condizione di essere un
esercizio credente, di fede, nel quale cogliamo la presenza e l’azione di Dio, nonostante tutto il peso delle nostre debolezze […]Puntiamo a riconciliarci con il nostro passato, a riconciliarci tra di noi e a riprendere con coraggio il cammino”
ha ribadito De Donatis tracciando una storia della Chiesa di Roma degli ultimi anni. Una storia fatta di conflitti mondiali, di piccole o numerose comunità, di lotte per migliorare il proprio quartiere e le proprie condizioni di vita, di cambiamenti epocali dal punto di vista storico, economico e culturale. Storia che “servirà da base ma sarà arricchita dalla condivisione dei ricordi e dalla testimonianza di fede di ciascuno di voi”.

Una storia che arriva ad Evangelii gaudium e alle parole di Papa Francesco “Sogno una scelta missionaria capace di trasformare ogni cosama che affonda le radici nell’emergenza educativa e al graduale impoverimento della pastorale giovanile delle parrocchie di Roma messa in evidenza dal suo predecessore Benedetto XVI.

Ma non solo. Diverse le tappe ripercorse da De Donatis. Dall’idea di chiesa particolare di Roma, distinta dalla Città del Vaticano, promossa da San Giovanni XXIII, al Motu proprio, Romanae Urbis, di Paolo VI che determinò la ripartizione pastorale della diocesi in settori. Fino alla Costituzione Apostolica, Ecclesia in Urbe, di San Giovanni Paolo II: “La nuova evangelizzazione e lo slancio missionario impresso dal Sinodo pastorale sono una scelta permanente della Chiesa di Roma”. Passando per Don Luigi di Liegro, “colui che più di ogni altro contribuì a delineare il profilo della Chiesa di Roma nelle periferie. La sua azione – ha ricordato il cardinale vicario – puntava a sostenere la realtà ecclesiale perché non camminasse parallelamente alla vita cittadina, ma la servisse, la fecondasse, testimoniandovi il Vangelo della carità”.