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Cultura digitale: Padula,
“I media sono una questione umana”

Scritto da il 28 Febbraio 2020

Cultura digitale: “Comunica il prossimo tuo”

In una società che corre sempre più veloce dal punto di vista digitale e tecnologico, si può ancora dire che comunicare è un atto d’amore? La risposta è in Comunica il prossimo tuo. Cultura digitale e prassi pastorale, il nuovo libro di Massimiliano Padula, presidente del Copercom (Coordinamento delle associazioni per la comunicazione) e docente alla Pontificia Università Lateranense e alla facoltà di Scienze dell’Educazione “Auxilium”.

cultura digitale, media, comunicazione, comunica il prossimo tuo «Io credo che l’impostazione sia duplice  – ha spiegato l’autore nella puntata di oggi di “Tutte le Strade” – si può comunicare con amore e la comunicazione è un atto d’amore e tutto questo richiama poi all’essenza del comandamento che ispira il titolo del libro e tutta l’impostazione contenutistica, ovvero il comandamento più umano che c’è: l’amore dell’uomo (creato a immagine e somiglianza) ricevuto da Dio) che trasla, trasmette se stesso e quindi anche la sua virtù, il suo amore verso l’altro.

Il libro vuole proprio ispirarsi a questa dimensione umana, antropologica relativa alle dinamiche, alle prassi, alle azioni comunicative evidenziando come la comunicazione e i media siano una questione umana e che quindi abbracciano tutte le categorie dell’umano compreso l’amore».

Cultura digitale: l’uomo è un essere narrante

Nel Messaggio per la cinquantaquattresima Giornata Mondiale delle comunicazioni sociali il Santo Padre in qualche modo invita a rimanere umani. A raccontare storie, storie positive, storie che aiutino a ricordare…

«È interessante notare come la prospettiva comunicativa di Papa Francesco sia sbilanciata sulla dimensione umana. Questo si evince da tutti i messaggi che il Papa ha scritto in occasione delle giornate mondiali delle comunicazioni sociali. cultura digitale, comunica il prossimo tuo, massimiliano padula Sono messaggi che non insistono particolarmente sulla dimensione tecnica dei media, dei processi comunicativi ma riportano la comunicazione e anche le prassi comunicative (come il giornalismo) ad un’essenzialità, a una dimensione dell’umano.

Quest’ultimo messaggio parte da un presupposto: l’uomo è un essere narrante. L’uomo racconta storie facendo memoria della sua esistenza. Quindi in un certo modo riportando, portando avanti attraverso il meccanismo della memoria tutto ciò che vive, ha vissuto e che poi si concretizzerà nel futuro prossimo, nell’attesa, nella speranza».

Cultura digitale e prassi pastorale

Cultura digitale e prassi pastorale. Sembra un ossimoro, ma non lo è. Come si coniugano i due aspetti? 

«No, non lo è. La prassi pastorale, cioè l’azione pratica della Chiesa abbraccia un po’ tutte le dinamiche che riguardano l’uomo (la famiglia, i giovani, l’ambiente, lavoro, le questioni sociali …) E in questo ventaglio di fenomeni rientrano anche i media, la comunicazione, soprattutto quella orientata dalle logiche digitali, quella che io (ma non soltanto io) definisco cultura digitale.

È importante che parrocchie, Diocesi, comunità religiose, ripensino la propria prassi pastorale alla luce dei codici, dei tempi, degli spazi, della cultura digitale. Questo non vuol dire tecnicizzarsi, educarsi a una strumentalità sterile che lascia il tempo che trova, ma vuol dire soprattutto avere conoscenza e coscienza di ciò che è la cultura digitale, di ciò che questi nuovi tempi, spazi, codici identitari determinano sull’azione umana e pastorale».

Cultura digitale: “Decidiamo noi cosa essere”

Da dove nasce l’idea di questo libro? Come si è svolto il lavoro di indagine?

«Il volume nasce dagli anni di studio, di ricerca, insegnamento presso l’Istituto Pastorale Redemptor Hominis della Pontificia Università Lateranense. Quindi i primi destinatari del volume sono i miei studenti. Nasce poi da un decennio di indagine, ricerca strutturata sulla cultura mediale e soprattutto su una riflessione che ruota intorno al superamento dei grandi cultura digitale, comunicazione, media, comunica il prossimo tuo, massimiliano padulaparadigmi identificativi: quello deterministico-strumentale (cioè  i media come strumenti che plasmano le menti, incidono sulla cultura), quello ecologico (media come ambienti).

Nel libro, ma anche in altre comunicazioni precedenti, noi arriviamo a dire che i media sono delle proiezioni dell’umano.

Nei media, cioè, l’individuo trasla la propria cultura etica, proietta la propria umanità sia nel bene, sia nel male. In un certo senso i media siamo noi. Un social network che cos’è se non uno spazio di autorappresentazione e autonarrazione dell’umano.

Noi decidiamo cosa essere, noi decidiamo se colorare di bellezza, di giustizia, di rispetto della dignità della persona quel luogo digitale oppure di sporcarlo attraverso disvalori, ambiguità e atteggiamenti discutibili».

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