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Il Crocifisso miracoloso
a San Pietro per la fine della pandemia

Scritto da il 26 Marzo 2020

Crocifisso miracoloso: domani la preghiera con Francesco a San Pietro

«Dove passava, la peste cessava». Padre Enrico Maria Casini, rettore della Chiesa di San Marcello al Corso, ci racconta la secolare devozione, «fortissima, sia da parte dei singoli privati che della città di Roma» per il cosiddetto Crocifisso miracoloso. Visitata da Papa Francesco, lo scorso 15 marzo, nella chiesa a pochi isolati da Fontana di Trevi, l’antica scultura lignea ricoperta di polvere d’oro, risalente al XIV secolo, è stata trasportata in Vaticano. Campeggerà domani, 27 marzo, sul sagrato, vuoto e blindato, della Basilica di San Pietro.

Da lì il Pontefice, alle ore 18, pregherà per la fine della pandemia e impartirà la benedizione Urbi et Orbi a cui sarà annessa la possibilità di ricevere l’indulgenza plenaria secondo le condizioni previste dal recente decreto della Penitenzieria Apostolica.

crocifisso miracoloso, san giovanni paolo II

San Giovanni Paolo II abbraccia il Crocifisso miracoloso. Foto della Chiesa di San Marcello al Corso

(L’evento si potrà seguire in diretta streaming anche dalla nostra pagina Facebook).

Crocifisso miracoloso: «Un dono per tutti noi»

Non è la prima volta che il Crocifisso miracoloso lascia la sua sede originale: la quarta cappella a destra della Chiesa di San Marcello. «Negli anni santi il Papa lo faceva portare a San Pietro e lo venerava secondo le circostanze. – spiega padre Enrico Maria Casini – L’ultimo è stato Papa Giovanni Paolo II in occasione della Giornata del Perdono, il 12 marzo del 2000. Lo tenne lì per quasi tutta la Quaresima.

È oggetto di venerazione e preghiera continua da parte dei fedeli e grandi personalità della società e della Chiesa». Tra cui lo stesso Papa Francesco. «La sua visita – continua il rettore di San Marcello – ci ha colti di sorpresa. Ma ci ha riempito di gioia il fatto che il Pontefice abbia voluto venerare questo dono del Signore, un dono che ha voluto lasciare a tutti noi. È ancora oggi oggetto di fede, perché possiamo ottenere grandi grazie.

I romani hanno sempre contato su quel Crocifisso fin dal 1519 e non sono rimasti delusi. Lo dimostrano la gran quantità di ex voto e di testimonianze».

Ascolta le parole di padre Enrico Maria Casini: 

Crocifisso miracoloso: dall’incendio alla Grande peste

Fu proprio in quell’anno, il 1519, nella notte tra il 22 e il 23 maggio, che la Chiesa di San Marcello fu distrutta da un incendio. Crollò il soffitto e le navate, le colonne e le cappelle furono fortemente danneggiate, raccontano le cronache dell’epoca. «Restò integro solo il Crocifisso di legno e al mattino – aggiunge padre Casini – lo considerarono come un miracolo perché videro che tutto era distrutto ed era rimasto solo quello in perfette condizioni, a parte un po’ di annerimento».

crocifisso miracoloso

Il Papa, su via del Corso, si reca alla Chiesa di San Marcello al Corso – Roma, 15 marzo 2020. Foto Vatican News

Così, quando nell’agosto del 1522 la peste attanagliava Roma, l’allora cardinale titolare di S. Marcello, Raimondo Vich, promosse una solenne processione penitenziale alla quale parteciparono tutte le categorie di persone: religiosi, nobili, cavalieri, uomini, donne, anziani e bambini che «scalzi et coverti di cenere a una et alta voce, interrotta solo da singulti e sospiri, di chi li accompagnava, gridavano “misericordia SS. Crocifisso”».

In quel corteo, durato ben 16 giorni, il Crocifisso, attraversando i vari rioni di Roma, giunse fino alla Basilica di San Pietro. «Dove passava, la peste cessava».

A seguito di questo secondo miracoloso avvenimento, si decise di fondare una Compagnia intitolata al SS. Crocifisso che venne poi eretta canonicamente in Confraternita. I suoi statuti furono approvati da Clemente VII il 28 maggio 1526. Giulio III, nel 1550, li confermò e concesse il privilegio «di liberare ogni anno nelle feste della Croce (a maggio e a settembre) un condannato a morte».

La preghiera al Crocifisso

crocifisso miracoloso, preghiera“Sono in ginocchio ai tuoi piedi, o Gesù crocifisso, ad adorarti e a ringraziarti per il dono della tua vita per me. Tu asciughi le mie lacrime, sei il mio sostegno nei momenti difficili, ascolti il mio
lamento ed accogli, insieme al tuo, il mio dolore.

Tu conosci il mio cuore stanco, ma felice di amarti, e mi fai accettare le difficoltà della vita.

Spesso non penso al tuo dolore e vengo a presentarti il mio e tu poni le mani su di me e mi consoli, curi le mie ferite con il tuo amore, mi prendi tra le braccia e mi fai sentire il tuo cuore che arde di amore per me.

Anche ora busso al tuo cuore e ti chiedo una grazia…; esaudiscimi, o  Signore, se quanto chiedo è conforme alla tua volontà. Gesù crocifisso, accanto a te c’è la Madre tua”. 

Venerdì della Misericordia: il vescovo Di Tora al Verano

Non solo la preghiera in piazza San Pietro con il crocifisso miracoloso. La CEI ha promosso per domani, 27 marzo, un particolare “Venerdì della Misericordia”. I vescovi d’Italia pregheranno in un cimitero della loro diocesi per «affidare alla misericordia del Padre tutti i defunti di questa pandemia» e per «esprimere anche in questo modo la vicinanza della Chiesa a quanti sono nel pianto e nel dolore».

In particolare, il vescovo ausiliare per il settore Nord della Diocesi di Roma, Guerino Di Tora, si raccoglierà in preghiera al cimitero monumentale del Verano. Sarà «un venerdì di Quaresima – spiegano dalla Conferenza episcopale italiana – nel quale lo sguardo al Crocifisso invoca la speranza consolante della risurrezione».


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