Cos’è il male? Tra le domande più drammatiche che l’uomo da sempre si pone

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Cos’è il male? L’uomo da sempre si è posto questa che è tra le più drammatiche delle domande. Ne parliamo nella quarta puntata di Aperidea.

 

Il male è innanzitutto un’esperienza: vediamo il male quando una madre perde un figlio, chiamiamo male un terremoto che rade al suolo un paese, sentiamo il male quando qualcuno ci fa del male. La sofferenza, fisica o spirituale, è il segno eloquente della presenza del male.  In un certo senso potremmo dire che il male è il contrario di come dovrebbero andare le cose, l’opposto di quello che ci aspettiamo.

Ascolta l’intera puntata andata in onda lunedì 26 novembre 

 

Sotto la definizione del male, mettiamo quindi insieme cose diverse: la mancanza di qualcosa di buono che dovrebbe esserci, ma anche il male che proviene dai fenomeni naturali, nonché il male che deriva dalle scelte degli uomini. Nel primo caso si tratta di un male ontologico, cioè una privazione di un bene nella natura di qualcosa, come accade per esempio quando un uomo che dovrebbe avere per definizione la vista è invece cieco.

Un’altra cosa ancora è il male che deriva dalla libertà dell’uomo. Talvolta infatti scegliamo, avendone la possibilità, di fare del male a qualcuno. E lì scopriamo che il male è iscritto dentro quel potere che l’uomo si ritrova tra le mani e che si chiama libero arbitrio. È forse qui che incontriamo il volto più terribile del male perché dipende dalla scelta dell’uomo. In un certo senso, la libertà è uno strumento troppo potente per stare nelle mani dell’uomo. L’errore è inevitabile.

Il male è l’inevitabile conseguenza dell’amore, della libertà, della giustizia. Non sarebbero tali senza l’apertura alla possibilità del male. L’amore non sarebbe amore, la libertà non sarebbe tale, la giustizia non sarebbe giusta. In questo senso il male non è un interrogativo a cui rispondere cercandone l’origine, ma è una domanda a cui si può rispondere solo assumendo il male e portandone il peso. Vivere è assumere il peso della possibilità del male. Chiudersi a questa possibilità vuol dire smettere di vivere. Forse non a caso, nei Vangeli Gesù non dà mai una spiegazione del male, ma lo assume, lo prende su di sé, ne porta il peso. Ed è qui forse che troviamo la risposta più profonda e autentica alla questione del male.

In conclusione vi proponiamo un esercizio: come hai reagito quando hai fatto l’esperienza del male nelle sue diverse manifestazioni? Hai mai avvertito il peso della libertà?