venerdì , 15 dicembre 2017

Corridoi umanitari, arrivati in Italia i primi 25 profughi dal Corno d’Africa

Corridoi umanitari, i primi arrivi a Fiumicino

Sono arrivati ieri all’aeroporto di Fiumicino, con un volo partito da Addis Abeba i primi 25 profughi dal Corno d’Africa, nell’ambito dei corridoi umanitari.

Tra di loro anche molti bambini. Il progetto, che prevede l’accoglienza in due anni di 500 migranti, è stato reso possibile da un protocollo siglato a gennaio tra governo italiano, Cei (Caritas e Migrantes) e Comunità di Sant’Egidio, per accogliere in due anni 500 profughi.

Una pratica “oramai consolidata dell’aiuto umanitario in Italia e altri Paesi europei”, ha dichiarato Marco Impagliazzo, presidente della Comunità di Sant’Egidio, “che segue il criterio fondamentale della ‘vulnerabilità'”.

Cei e Sant’Egidio

“Non dovete avere paura, siete benvenuti nel cuore dell’Italia, costituita da famiglie, da comunità cristiane. Da oggi iniziate un percorso nuovo che vi porterà a diventare nuovi italiani e nuovi europei”. Queste le parole con cui  Impagliazzo ha accolto i profughi giunti a Roma con i corridoi umanitari. “Con questo progetto Italia e Africa sono ancora più vicine e si vogliono ancora più bene. Noi italiani non abbiamo paura di voi, anzi vi accogliamo con grande gioia ed affetto. Siete già da oggi nostri fratelli”.

E a dare il benvenuto ai richiedenti asilo anche il segretario della Cei monsignor Nunzio Galantino: “La speranza è che il ripetersi dell’esperienza dei corridoi umanitari diventi una prassi consolidata, la strada per chi ha bisogno di realizzare il sogno di vivere con dignità. 

L’accoglienza

E proprio la Comunità di Sant’Egidio di Roma accoglierà dieci dei nuovi arrivati. Gli altri, invece, cominceranno una nuova vita grazie alla Caritas italiana, Fondazione Migrantes in collaborazione con le diocesi. Oltre che da parenti già presenti in Italia, saranno ospitati dalla Caritas diocesana di Ventimiglia e di Ragusa.

L’accoglienza prevede l’intervento di parrocchie, famiglie e istituti religiosi e l’utilizzo di appartamenti privati. Famiglie tutor italiane si occuperanno, poi, di accompagnare il percorso di integrazione sociale e lavorativa di ognuno sul territorio attraverso servizi, corsi di lingua italiana e cure mediche adeguate.

 

 

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