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Convegno Pastorale Diocesano: il programma e le schede per i laboratori

Scritto da il 14 Giugno 2016

È in programma per il prossimo 16 giugno alle ore 19 il Convegno Pastorale Diocesano. Alla base, “La letizia dell’amore”, il cammino delle famiglie a Roma alla luce dell’Esortazione Apostolica Amoris Laetitia di Papa Francesco. “Ci ritroveremo in San Giovanni con il Santo Padre”, ricorda il cardinale vicario Agostino Vallini in una lettera pubblicata sul sito del Vicariato “per vivere questa importante tappa annuale di comunione e di impegno per la missione”.

Venerdì 17 giugno, sempre alle ore 19, appuntamento invece nelle Prefetture con i Laboratori di riflessione e proposte sui diversi aspetti della pastorale familiare, con un metodo, fa inoltre presente Vallini, che “è stato perfezionato, allo scopo di favorire la partecipazione attiva di tutti”.

Per ricevere il cartellino di riconoscimento per l’ingresso in Basilica e per organizzare la seconda serata è necessario far pervenire in tempo utile le prenotazioni alla Segreteria.

 

Questo il programma completo del Convegno:

Giovedì 16 giugno (ore 19 – Basilica di San Giovanni)

– Saluto del Cardinale Vicario
– Preghiera di inizio
– Discorso del Santo Padre

Venerdì 17 giugno (ore 19 – Laboratori pastorali nelle Prefetture)
Saranno trattate alcune delle tematiche di pastorale familiare affrontate nell’ Esortazione Apostolica:

– Educare all’amore nel tempo dell’adolescenza
– Il fascino dell’amore vero verso il matrimonio
– Sostenere la fedeltà degli sposi
– La gioia di dare la vita e di far crescere la vita
– La famiglia: scuola di socialità e stile di fraternità

In ogni Laboratorio, ci si focalizzerà inoltre sulla formazione degli operatori della pastorale familiare.

19 Settembre, Basilica di San Giovanni : conclusione del Convegno diocesano, relazione del Cardinale Vicario e presentazione degli orientamenti pastorali emersi nei Laboratori.

– ore 9,30: Incontro con i Parroci e i sacerdoti
– ore 19,30: Incontro con gli operatori pastorali laici – Mandato ai Catechisti.

 

 

SCHEDE PER I LABORATORI

I. Educare all’amore nel tempo dell’adolescenza

1. I giovani e la sfida del matrimonio: “Bisogna aiutare i giovani a scoprire il valore e la ricchezza del matrimonio, devono poter cogliere l’attrattiva di una unione piena che eleva e perfeziona la dimensione sociale dell’esistenza, conferisce alla sessualità il suo senso più grande, promuove il bene dei figli” (AL, 205). “Abbiamo bisogno di trovare le parole, le motivazioni e le testimonianze che ci aiutino a toccare le fibre più intime dei giovani, là dove sono più capaci di generosità… per invitarli ad accettare con entusiasmo e coraggio la sfida del matrimonio” (AL, 48).
2. Ci si prepara al matrimonio dalla nascita: “Imparare ad amare qualcuno non è qualcosa che si improvvisa, né può essere l’obiettivo di un breve corso previo alla celebrazione del matrimonio. In realtà, ogni persona si prepara per il matrimonio fin dalla nascita. Tutto quanto la sua famiglia gli ha dato dovrebbe permettergli di imparare dalla propria storia e renderlo capace di un impegno pieno e definitivo” (AL, 208)
3. La Chiesa e l’educazione affettiva e sessuale: “Il Concilio Vaticano II prospettava la necessità di «una positiva e prudente educazione sessuale» che raggiungesse i bambini e gli adolescenti. Dovremmo domandarci se le nostre istituzioni educative hanno assunto questa sfida” (AL, 280). “Una cosa è comprendere le fragilità dell’età o le sue confusioni, altra cosa è incoraggiare gli adolescenti a prolungare l’immaturità del loro modo di amare. Ma chi parla oggi di queste cose? Chi è capace di prendere sul serio i giovani? Chi li aiuta a prepararsi seriamente per un amore grande e generoso?”(AL, 284).

Chi vive vicino ai ragazzi e ai giovani si accorge immediatamente quanto essi temano il matrimonio e come preferiscano la convivenza. La cultura che respirano li porta a ritenere che le nozze siano la “tomba” dell’amore. Ma, nonostante questo, i giovani continuano a credere nel segreto del loro cuore che l’amore vince il passare del tempo e persino la morte, continuano a scrivere sui marciapiedi che il loro amore sarà “per sempre” e che non dimenticheranno “mai” la persona che amano.
Da parte sua la Chiesa nei secoli ha compreso quanto sia importante offrire alle nuove generazioni un’educazione all’amore, tramite il discernimento dei sentimenti e dei desideri del cuore, puntando a far maturare la capacità di gustare e scegliere il bene, liberi da chimere e false promesse. Oggi questa attenzione sembra trascurata: spesso nei nostri cammini educativi, compresa l’Iniziazione cristiana, si accenna appena alla vita affettiva. In molte famiglie i ragazzi non vengono aiutati a capire la ricchezza del matrimonio (specie se sperimentano il conflitto e la separazione tra genitori) e come il cuore possa prepararsi con gioia ad esso.

Domande per il dialogo
1/ Tra di noi ci sono catechisti ed educatori dei ragazzi e degli adolescenti. Ci chiediamo: quali risorse e quali difficoltà incontriamo oggi nell’educare all’amore? Sappiamo proporre ai ragazzi un percorso che li aiuti ad orientarsi nel mondo dei loro sentimenti, talvolta caotici e contraddittori? Riusciamo a far loro apprezzare il modo nuovo e profondo di vivere il mondo degli affetti e della sessualità proposto da Gesù? Se no, perché?
2/ Quale contributo offrono i diversi cammini ecclesiali e scolastici in quest’ambito educativo? Confrontiamo gli itinerari di Iniziazione cristiana, quelli delle associazioni (Azione Cattolica, Scoutismo e altri), quelli dell’oratorio o del mondo della scuola, in particolare l’Insegnamento della Religione cattolica.
3/ Spesso i catechisti e gli insegnanti dicono di non sentirsi all’altezza di questo specifico compito educativo. A qualcuno forse manca un pò di autentica simpatia per il mondo degli adolescenti. Ci chiediamo: a quali conversioni siamo chiamati dal Signore per accompagnare i ragazzi nella scoperta dell’amore, senza lasciarli soli nel cammino? Talvolta è più facile trincerarsi dietro l’enunciato di norme e divieti, invece di assumere l’impegno di farci vicini ai ragazzi, testimoniando la bellezza e la fatica di scelte coraggiose.
4/ Cosa possiamo fare di più e di meglio, a livello di diocesi o di prefettura, per sostenere i genitori e gli educatori nel compito di educare all’amore?

 

II. Il fascino dell’amore vero: verso il matrimonio

1. Accompagnare le coppie al matrimonio fa bene alle comunità cristiane: “Invito le comunità cristiane a riconoscere che accompagnare il cammino di amore dei fidanzati è un bene per loro stesse… Coloro che si sposano sono per la comunità cristiana «una preziosa risorsa perché, impegnandosi con sincerità a crescere nell’amore e nel dono vicendevole, possono contribuire a rinnovare il tessuto stesso di tutto il corpo ecclesiale” (AL, 207).
2. Gli elementi di fondo della preparazione al matrimonio: “Ci sono diversi modi di organizzare la preparazione prossima al matrimonio, e ogni Chiesa locale discernerà quale sia migliore. Non si tratta di dare loro tutto il Catechismo, né di saturarli con troppi argomenti. Anche in questo caso vale che «non il molto sapere sazia e soddisfa l’anima, ma il sentire e il gustare interiormente le cose» (Esercizi di S.Ignazio). Interessa più la qualità che la quantità, e bisogna dare priorità – insieme ad un rinnovato annuncio del kerygma – a quei contenuti che, trasmessi in modo attraente e cordiale, li aiutino a impegnarsi in un percorso di tutta la vita «con animo grande e liberalità». Si tratta di una sorta di “iniziazione” al sacramento del matrimonio che fornisca loro gli elementi necessari per poterlo ricevere con le migliori disposizioni e iniziare con una certa solidità la vita familiare” (AL, 207)
3. Pedagogia dell’amore: La pastorale prematrimoniale e la pastorale matrimoniale devono essere prima di tutto una pastorale del vincolo, dove si apportino elementi che aiutino sia a maturare l’amore sia a superare i momenti duri… una pedagogia dell’amore che non può ignorare la sensibilità attuale dei giovani, per poterli mobilitare interiormente (AL, 211).
4. Sostenere l’amore che diventa progetto: “I fidanzati dovrebbero essere aiutati ad esprimere ciò che ognuno si aspetta dal matrimonio, …, ciò che si desidera dall’ altro, il tipo di vita in comune che si progetta. La sola attrazione reciproca non sarà sufficiente a sostenere l’unione… è necessario accettare con ferma volontà la possibilità di affrontare alcune rinunce, momenti difficili e situazioni conflittuali, e la salda decisione di prepararsi a questo” (AL, 209).

Amoris Laetitia invita le comunità cristiane ad accompagnare il cammino delle coppie verso il matrimonio, attraverso una preparazione prossima e remota che punti a far maturare una decisione solida e la capacità concreta di condividere la vita con la persona che si ama. Nello stesso tempo si raccomanda che ai fidanzati sia riproposto nuovamente l’annuncio di fede in maniera “sentita e gustosa” proprio a partire dall’esperienza del loro amore e che siano messi in contatto con la vita concreta della comunità. In questa maniera i giovani sposi potranno crescere nell’adesione al Vangelo e alla Chiesa, a partire da quella particolare angolatura che è il Vangelo della famiglia. D’altra parte, le comunità cristiane che si impegneranno veramente ad accogliere e accompagnare gli sposi saranno stimolate ad interrogarsi, convertirsi, reinventarsi… sarà un’occasione di fecondità, di crescita.

Domande per il dialogo
1/ Prima di tutto, confrontiamo tra di noi brevemente l’esistente: cosa proponiamo in parrocchia per la preparazione al matrimonio, quali scelte di fondo abbiamo fatto nell’impostare il percorso? C’è una cura dell’accompagnamento personale dei nubendi? Come sono cambiati i cammini di preparazione al matrimonio con l’aumento delle convivenze?
2/ Poi confrontiamoci con le parole del Papa riportate nella scheda (fanno riferimento ai nn. 205-216 dedicati alla guida dei fidanzati al matrimonio). Cosa ci fa riflettere e potrebbe diventare una pista di approfondimento e di cambiamento? Il tema del coinvolgimento della comunità, la rinnovata proposta del kerigma, la scelta di contenuti da sentire e da gustare…
3/ Nella nostra comunità c’è qualche iniziativa di preparazione remota: gruppi fidanzati, festa di san Valentino, piccoli laboratori sull’amore e il matrimonio o altro ancora? Non dimentichiamo poi i tanti giovani che non entrano in contatto con la comunità cristiana e che vivono nel quartiere; forse anche per loro potrebbero essere pensate iniziative di evangelizzazione ben fatte: quali parole, motivazioni e testimonianze possono toccare i giovani perché il matrimonio sia nuovamente stimato ed apprezzato?
4/ Cosa possiamo fare di più e di meglio, a livello di diocesi o di prefettura, per aiutare la preparazione prossima e remota al matrimonio? Soprattutto per la formazione di operatori pastorali dedicati all’ accompagnamento al matrimonio?

 

III. Sostenere la fedeltà degli sposi

1. Accompagnare tutte le famiglie nel loro cammino: “La Chiesa vuole raggiungere le famiglie con un’umile comprensione e il suo desiderio è di accompagnare ciascuna e tutte le famiglie perché scoprano la via migliore per superare le difficoltà che incontrano sul loro cammino” (AL, 200); “tale cammino implica di passare attraverso diverse tappe che chiamano a donarsi con generosità”(AL, 208); “il matrimonio implica un processo dinamico che avanza gradualmente con la progressiva integrazione dei doni di Dio” (AL, 122).
2. Una pastorale per consolidare i matrimoni: “Il prolungarsi della vita fa si che si verifichi qualcosa che non era comune in altri tempi: la relazione intima e la reciproca appartenenza devono conservarsi per quattro, cinque o sei decenni, e questo comporta la necessità di ritornare a scegliersi a più riprese. Non possiamo prometterci di avere gli stessi sentimenti per tutta la vita, ma possiamo certamente avere un progetto comune stabile, impegnarci ad amarci e a vivere uniti finché la morte non ci separi, e vivere sempre una ricca intimità” (AL, 163) “Oggi, più importante di una pastorale dei fallimenti è lo sforzo pastorale per consolidare i matrimoni e così prevenire le rotture. Tuttavia, dalla nostra consapevolezza del peso delle circostanze attenuanti – psicologiche, storiche e anche biologiche – ne segue che «senza sminuire il valore dell’ideale evangelico, bisogna accompagnare con misericordia e pazienza le possibili tappe di crescita delle persone che si vanno costruendo giorno per giorno», lasciando spazio alla «misericordia del Signore che ci stimola a fare il bene possibile»… Gesù vuole una Chiesa attenta al bene che lo Spirito sparge in mezzo alla fragilità: una Madre che, nel momento stesso in cui esprime chiaramente il suo insegnamento obiettivo, «non rinuncia al bene possibile, benché corra il rischio di sporcarsi con il fango della strada»” (AL, 307-308). “L’amore matrimoniale non si custodisce prima di tutto parlando dell’indissolubilità come di un obbligo, o ripetendo una dottrina, ma fortificandolo grazie ad una crescita costante sotto l’impulso della grazia” (AL, 134)
3. I divorziati risposati: “Accolgo le considerazioni di molti Padri sinodali, i quali hanno voluto affermare che «i battezzati che sono divorziati e risposati civilmente devono essere più integrati nelle comunità cristiane nei diversi modi possibili, evitando ogni occasione di scandalo. La loro partecipazione può esprimersi in diversi servizi ecclesiali: occorre perciò discernere quali delle diverse forme di esclusione attualmente praticate in ambito liturgico, pastorale, educativo e istituzionale possano essere superate. Questa integrazione è necessaria pure per la cura e l’educazione cristiana dei loro figli, che debbono essere considerati i più importanti»” (AL, 299).
Papa Francesco invita la Chiesa a sostenere l’intero cammino delle coppie e delle famiglie, sapendo che ogni tappa della vita coniugale rappresenta un ulteriore passo in avanti nella maturazione dell’amore. La Chiesa è chiamata ad un accompagnamento saggio, capace di discernere l’azione dello Spirito nel cuore delle persone, anche in mezzo a crisi e difficoltà. Tale discernimento punta al bene concretamente possibile, oggi e qui, cercando di incarnare l’ideale matrimoniale nelle particolari condizioni della vita, sapendo valutare le condizioni soggettive e aiutando gli sposi a ricollocarsi nella sequela del Signore, Sposo fedele. Il Papa sottolinea alcune situazioni come bisognose di un particolare accompagnamento: i primi anni di vita matrimoniale (n. 217-230); i momenti di crisi (n. 323-238), le vecchie ferite che incidono sulla relazione (n. 239-240), le rotture e i divorzi, dove è dovere della Chiesa fare il possibile per integrare anche chi è passato ad una nuova relazione (n. 241-246), le situazioni complesse, come matrimoni misti, famiglie monoparentali, con figli omosessuali (n. 247-252), la morte del coniuge o di un figlio (n. 253-258). Dobbiamo cominciare a formare operatori pastorali idonei alle diverse fasi e problematiche della vita familiare. La genericità non giova.

Domande per il dialogo

1/Quali delle situazioni di vita elencate dal Papa sono oggetto di una particolare cura di accompagnamento nelle nostre comunità e quali non lo sono? Come avviene tale accompagnamento e chi lo fa? E’ personale o di coppia o di gruppo? Quali difficoltà si incontrano?
2/ In parrocchia ci sono cammini di fede per adulti, fraternità di coppie o gruppi genitori, catechesi pre e postbattesimale o altre esperienze. In questi contesti, intorno alla Parola di Dio e alla preghiera, spesso si consolidano tra le coppie relazioni di amicizia, che risultano particolarmente preziose per sostenersi a vicenda, per dialogare e confrontarsi, per aiutarsi nelle fatiche quotidiane. Si sono create queste realtà di gruppo? Sono utili per sostenere le coppie nelle situazioni difficili? Concretamente: come si aiutano quando una famiglia sta attraversando un periodo difficile? Quali nuove esperienze di accompagnamento delle famiglie sono nate dopo il Convegno Diocesano dell’anno scorso?
3/Come accompagnare, discernere, integrare nella comunità le situazioni difficili, tenendo insieme la fedeltà al Vangelo del matrimonio e la misericordia del Padre da far sperimentare a tutti? Sono pronte le nostre comunità ad accogliere e integrare le situazioni più diverse? Il Sinodo chiede con urgenza che ci sia un ministero dedicato a coloro la cui relazione matrimoniale si è infranta (AL, 238). Chi si occupa di questo nella nostra comunità?
4/ Cosa possiamo fare di più e di meglio, a livello di diocesi o di prefettura, per sostenere la fedeltà degli sposi?

 

IV. La gioia di dare e far crescere la vita

1. Accogliere il dono del figlio: “L’amore dà sempre vita. Per questo, l’amore coniugale «non si esaurisce all’interno della coppia […]. I coniugi, mentre si donano tra loro, donano al di là di se stessi la realtà del figlio, riflesso vivente del loro amore, segno permanente della unità coniugale e sintesi viva ed indissociabile del loro essere padre e madre»”(AL, n. 165). “Ogni nuova vita «ci permette di scoprire la dimensione più gratuita dell’amore, che non finisce mai di stupirci. E’ la bellezza di essere amati prima: i figli sono amati prima che arrivino»” (AL, 166).
2. Essere padri e madri: “Il sentimento di essere orfani che sperimentano oggi molti bambini e giovani è più profondo di quanto pensiamo” (AL 173. “Ogni bambino ha il diritto di ricevere l’amore di una madre e di un padre, entrambi necessari per la sua maturazione integra e armoniosa. Non si tratta solo dell’amore del padre e della madre presi separatamente, ma anche dell’amore tra di loro, percepito come fonte della propria esistenza, come nido che accoglie e come fondamento della famiglia. Essi mostrano ai loro figli il volto materno e il volto paterno del Signore” (AL, 172).
3. Famiglia ambiente educativo alla fede e ai valori: “La famiglia deve continuare ad essere il luogo dove si insegna a cogliere le ragioni e la bellezza della fede, a pregare e a servire il prossimo. La fede è dono di Dio, però i genitori sono strumento di Dio per la sua maturazione e il suo sviluppo” (AL, 287). “La famiglia è la prima scuola dei valori umani, dove si impara il buon uso della libertà” (AL, 274).
4. Al ritmo delle famiglie: “Con il ritmo della vita attuale, la maggior parte degli sposi non saranno disposti a riunioni frequenti, e non possiamo ridurci a una pastorale di piccole élites. Oggi la pastorale familiare dev’essere essenzialmente missionaria, in uscita, in prossimità, piuttosto che ridursi ad essere una fabbrica di corsi ai quali pochi assistono” (AL, 230).

Papa Francesco dedica al tema della fecondità dell’amore e dell’educazione dei figli i capitoli 5 e 7 dell’Esortazione, con lo scopo di segnalare alle comunità cristiane l’urgenza di sostenere le coppie nell’accoglienza dei figli e nel compito educativo. I contesti culturali mutati e certi modelli di comportamento familiare ormai globalizzati ci spingono a lavorare per riscoprire e diffondere quegli atteggiamenti di fondo che nascono dal Vangelo e che possono anche oggi riempire di senso e di bellezza spirituale l’esperienza del generare e dell’educare.

Domande per il dialogo
1/ In Italia con la più bassa natalità al mondo, la comunità cristiana è chiamata ad interrogarsi: cosa possiamo fare per aiutare le famiglie ad accogliere il dono di nuove vite? Di quali linguaggi, strumenti e solidarietà più incisivi abbiamo bisogno per fare un discorso credibile, su questo argomento, agli sposi di oggi? Le persone si sentono accompagnate e sollecitate a vivere la loro paternità e maternità responsabile? Come interveniamo per sostenere le donne che hanno una gravidanza indesiderata o che vivono in situazioni di disagio economico e psichico?
2/ Fare i genitori non è facile. Come la parrocchia sostiene la genitorialità dei papà e delle mamme? O come dovrebbe sostenerla? Molti genitori si sentono impotenti di fronte alle sfide delle nuove tecnologie, all’individualismo e alla solitudine in cui si trovano: abbiamo inventato percorsi e occasioni di confronto tra genitori? Quali iniziative di sostegno ai genitori dei ragazzi dell’iniziazione cristiana sono sorte in parrocchia dal Convegno diocesano dell’anno scorso?
3/Come le proposte di incontro e catechesi che offriamo alle famiglie tengono conto delle concrete situazioni ed esigenze delle famiglie? Le coppie di genitori che partecipano ai nostri incontri si sentono capiti, accompagnati, sostenuti, oppure percepiscono che utilizziamo un linguaggio lontano dai loro vissuti? Si sentono giudicati dai nostri atteggiamenti o dai nostri discorsi? Sappiamo trattare con delicatezza e rispetto i genitori separati, i conviventi, le ragazze madri? Come ci comportiamo quando vediamo una coppia separata che vive un aspro conflitto, dove chi ci va di mezzo è il figlio?
4/ Cosa possiamo fare di più e di meglio, a livello di diocesi o di prefettura, per sostenere i genitori nel loro compito di generare e di educare?

 

V. La famiglia scuola di socialità e stile di fraternità

1. Fecondità allargata: “Con la testimonianza, e anche con la parola, le famiglie parlano di Gesù agli altri, trasmettono la fede, risvegliano il desiderio di Dio, e mostrano la bellezza del Vangelo e dello stile di vita che ci propone.… La loro fecondità si allarga e si traduce in mille modi di rendere presente l’amore di Dio nella società” (AL, 184).
2. Rendere “domestico” il mondo: “Una coppia di sposi che sperimenta la forza dell’amore, sa che tale amore è chiamato a sanare le ferite degli abbandonati, a instaurare la cultura dell’incontro, a lottare per la giustizia. Dio ha affidato alla famiglia il progetto di rendere “domestico” il mondo, affinché tutti giungano a sentire ogni essere umano come un fratello” (AL, 183)
Dall’Eucarestia l’impegno per i poveri: “L’Eucaristia esige l’integrazione nell’unico corpo ecclesiale. Chi si accosta al Corpo e al Sangue di Cristo non può nello stesso tempo offendere quel medesimo Corpo operando scandalose divisioni e discriminazioni tra le sue membra. Si tratta infatti di “discernere” il Corpo del Signore, di riconoscerlo con fede e carità sia nei segni sacramentali sia nella comunità, altrimenti si mangia e si beve la propria condanna (cfr 1 Cor 11,29). Questo testo biblico è un serio avvertimento per le famiglie che si rinchiudono nella loro propria comodità e si isolano, ma più specificamente per le famiglie che restano indifferenti davanti alle sofferenze delle famiglie povere e più bisognose. La celebrazione eucaristica diventa così un costante appello rivolto a ciascuno perché «esamini se stesso» (v.28) al fine di aprire le porte della propria famiglia ad una maggior comunione con coloro che sono scartati dalla società e dunque ricevere davvero il Sacramento dell’amore eucaristico che fa di noi un solo corpo. Le famiglie che si nutrono dell’Eucaristia con la giusta disposizione, rafforzano il loro desiderio di fraternità, il loro senso sociale e il loro impegno con i bisognosi” (AL, n. 186). Queste famiglie possono diventare l’ambiente dove “accogliere con tanto amore le ragazze madri, i bambini senza genitori, le donne sole, le persone con disabilità, i giovani con dipendenze, le persone non sposate, separate, vedove, gli anziani e i malati, i più disastrati nelle condotte della loro vita” (AL, 197).

Secondo Amoris Laetitia la famiglia è la prima cellula della società e il luogo dove si è educati alla vita sociale; in famiglia si apprende uno stile di fraternità da vivere nella Chiesa e in tutti i contesti sociali. Per questo il Papa raccomanda alle famiglie cristiane di non chiudersi, ma di avere “un cuore grande” (AL 196) aperto a tutte le situazioni, comprese quelle difficili. Questo scaturisce dalla fede, dalla celebrazione domenicale dell’Eucarestia. Siamo chiamati a creare “famiglie allargate” (AL, 187,196,197), cioè inclusive, capaci di accogliere le fragilità e le diverse forme di povertà. Questa famiglia allargata è fatta dalla rete di famiglie amiche, dalle famiglie della comunità cristiana, dalle mille relazioni che legano le persone tra di loro.

Domande per il dialogo

1/ In parrocchia è cresciuta la rete delle relazioni, soprattutto tra le famiglie? Vi è la consapevolezza di essere una comunità-famiglia di famiglie, riunita intorno all’Eucarestia domenicale? Una tale “famiglia allargata” – come intesa dal Papa – riesce ad essere inclusiva soprattutto dei poveri? Oppure si limita a “servirli”, ma tenendoli a distanza?
2/ In quali situazione si trovano le famiglie del territorio, quali necessità si evidenziano e chi potrebbe dare ad esse risposte? Esistono necessità nascoste o bisogni che la parrocchia non intercetta? Quali? Potrebbe essere utile confrontarsi con il centro di ascolto Caritas parrocchiale… Conosciamo nel quartiere esperienze di solidarietà e di educazione alla socialità, anche non parrocchiali, con cui collaborare?
3/ Esistono gruppi di famiglie che sostengono/adottano altre famiglie o persone con difficoltà economiche, psicologiche, ecc.? Come le proposte di formazione e di catechesi educano alla partecipazione sociale, alla tutela dei diritti dei più fragili, all’ecologia integrale di Laudato Si’ e alla carità verso le altre famiglie?
4/ Cosa si può fare di più e di meglio, a livello di diocesi o di prefettura, perché le famiglie diventino sempre più scuole di socialità e di fraternità e le parrocchie “famiglie allargate”?

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