Convegno diocesano: “Accompagnare i divorziati ridonando speranza”

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“Dopo Amoris laetitia, mentre ci è chiesto di essere fedeli alla dottrina della Chiesa, che rimane quella di sempre, ci è chiesto anche di non fermarci all’osservanza della norma morale ma di prenderci cura delle persone segnate – dice il Papa – ‘dall’amore ferito e smarrito’ “. Lo ha affermato oggi il cardinale vicario Agostino Vallini nella cattedrale di San Giovanni in Laterano durante l’incontro conclusivo del Convegno diocesano 2016 dal tema “La letizia dell’amore: il cammino delle famiglie a Roma”.

Un ruolo centrale, nell’esposizione di Vallini, ha avuto, dunque, il sacramento del matrimonio. Sulla base dell’esortazione apostolica Amoris laetitia il cardinale, citando le parole di Papa Francesco, ha sottolineato che ai pastori compete non solo la promozione del matrimonio cristiano, bene considerato irrinunciabile, ma anche “il discernimento pastorale delle situazioni di tanti che non vivono più questa realtà“. In particolare, “in ordine ad un approccio pastorale verso le persone che hanno contratto matrimonio civile, che sono divorziati e risposati, o che semplicemente convivono, compete alla Chiesa rivelare loro la divina pedagogia della grazia nella loro vita e aiutarli a raggiungere la pienezza del piano di Dio in loro, sempre possibile con la forza dello Spirito Santo.”

Come afferma il Papa, dunque, è necessario percorrere la “via caritatis”: “accogliere i pentimenti, ascoltarli attentamente, mostrare loro il volto materno della Chiesa, invitarli a seguire il cammino di Gesù, far maturare la retta intenzione di aprirsi al Vangelo”.

È importante, però, distinguere le varie situazioni. I casi più delicati sono quelli dei divorziati risposati legati da un precedente vincolo sacramentale. In queste circostanze, ha sottolineato Vallini, bisogna mettersi a disposizione per verificare la validità del matrimonio. Ma anche quando il matrimonio non si può dichiarare nullo non bisogna trascurare la carità e il rispetto. È fondamentale continuare ad accompagnare queste persone e ricordare loro che il Signore non è lontano da loro “specie quando hanno subito ingiustamente la separazione, il divorzio o l’abbandono, oppure sono stati costretti dai maltrattamenti del coniuge a interrompere la convivenza” (AL, 242). La Chiesa, infatti, ha precisato il cardinale, “non vuole condannare eternamente nessuno”: la via da seguire è quella della gradualità, per fare in modo che ognuno possa trovare  “il proprio modo di partecipare alla comunità ecclesiale” e costruire  “una buona relazione pastorale” affinché le coppie, come ha detto Papa Francesco, possano “vivere e maturare come membra vive della Chiesa” (AL, 299).

Dopo quello dell’integrazione, un altro passo fondamentale – evidenzia Vallini – è  quello di un “responsabile discernimento personale e pastorale”: in questo ogni sacerdote ha un ruolo importante e difficile, dove risulta fondamentale non mandare messaggi sbagliati, di rigidità o lassismo.

L’impegno primario della Chiesa rimane comunque quello di continuare a proporre con convinzione il matrimonio cristiano. Proprio per questo si rende necessario un cambiamento anche a livello di preparazione delle coppie allo stesso sacramento. Il percorso che porta al matrimonio deve superare la prassi del cosiddetto “corso per i fidanzati” e diventare, come viene sottolineato in Amoris Laetitia, “un’iniziazione al sacramento del matrimonio”, ovvero una specie di catecumenato volto ad accompagnare la coppia alla scoperta della fede e alla comprensione del mistero santo delle nozze.

La funzione principale della Chiesa, in questo contesto, rimane quella di sviluppare un itinerario di accompagnamento che si proponga di “camminare insieme con i nubendi, di “aprire la mente e il cuore all’intelligenza della fede”,  e difar comprendere e sperimentare l’amore vero”. È importante, dunque, servire la coppia perché giunga a prendersi per mano.

Il matrimonio, ha precisato Vallini, non deve rappresentare un punto di arrivo, bensì il momento in cui “tutto comincia”. La svolta pastorale consiste allora nell’andare oltre la preparazione ai sacramenti e inventare un accompagnamento adatto a tutte le situazioni, per fare in modo che, insieme ai sacerdoti, anche “le famiglie accompagnino le famiglie”.

Un percorso così pensato ha radici in una vera e propria educazione affettiva, di cui si deve avere premura non solo durante la preparazione al matrimonio, ma anche a partire dalla famiglia, dalla scuola e dal catechismo. È necessario che i genitori, gli educatori e gli operatori siano preparati a confrontarsi sul tema tema dell’amore con gli adolescenti, che si apprestano a vivere questa dimensione. “Gli adolescenti sono pieni di desideri, positivi e negativi e hanno bisogno di essere aiutati a discernere gli uni dagli altri”, specifica il cardinale Vallini, che suggerisce di utilizzare la metodologia proposta dallo stesso Papa Francesco: “accogliere, ascoltare, accompagnare, discernere, integrare”.

Valeria Presti