Comunicazioni sociali, la 52esima giornata mondiale

“Nel progetto di Dio, la comunicazione umana è una modalità essenziale per vivere la comunione”. Esordisce così Papa Francesco nel messaggio per la 52esima Giornata mondiale delle comunicazioni sociali che sarà celebrata il prossimo 13 maggio.

“L’essere umano, immagine e somiglianza del Creatore, è capace di esprimere e condividere il vero, il buono, il bello. Ma l’uomo  – mette in guardia il Santo Padre  – se segue il proprio orgoglioso egoismo, può fare un uso distorto anche della facoltà di comunicare”.

Al contrario, “nella fedeltà alla logica di Dio la comunicazione diventa luogo per esprimere la propria responsabilità nella ricerca della verità e nella costruzione del bene”.

Il messaggio di Francesco: No alle fake news

La verità, prima di tutto, insiste Francesco. Come? Combattendo nelle comunicazioni sociali la logica della disinformazione e delle fake news. Quelle notizie cioè, spiega il Papa false ma verosimili, capziose, nel senso che sono abili a catturare l’attenzione dei destinatari, facendo leva su stereotipi e pregiudizi diffusi all’interno di un tessuto sociale, sfruttando emozioni facili e immediate da suscitare, quali l’ansia, il disprezzo, la rabbia e la frustrazione”.

Notizie che anziché stimolare “un sano confronto con altre fonti di informazione” rischiano di farci “diventare involontari attori nel diffondere opinioni faziose e infondate”. Da qui la necessità di un profondo e attento discernimento per smascherare la “logica del serpente”, il “virus della falsità”, “capace ovunque di camuffarsi e di mordere”.

 

La verità vi farà liberi” (Gv 8,32)

“La continua contaminazione con un linguaggio ingannevole finisce infatti per offuscare l’interiorità della persona” continua Francesco che nel messaggio per la Giornata delle comunicazioni sociali cita Dostoevskij ne I fratelli Karamazov.

“Chi mente a sé stesso e ascolta le proprie menzogne arriva al punto di non poter più distinguere la verità, né dentro di sé, né intorno a sé, e così comincia a non avere più stima né di sé stesso, né degli altri. Poi, siccome non ha più stima di nessuno, cessa anche di amare, e allora, in mancanza di amore, per sentirsi occupato e per distrarsi si abbandona alle passioni e ai piaceri volgari, e per colpa dei suoi vizi diventa come una bestia. E tutto questo deriva dal continuo mentire, agli altri e a sé stesso”.

Al contrario, la verità non è soltanto il portare alla luce cose oscure, “svelare la realtà”, come l’antico termine greco che la designa, aletheia (da a-lethès, “non nascosto”), porta a pensare. “La verità ha a che fare con la vita intera. Nella Bibbia, porta con sé i significati di sostegno, solidità, fiducia. Come dà a intendere la radice ‘aman, dalla quale proviene anche l’Amen liturgico”.

“In questo senso relazionale, l’unico veramente affidabile e degno di fiducia, sul quale si può contare, ossia “vero”, è il Dio vivente. Ecco l’affermazione di Gesù: «Io sono la verità» (Gv 14,6). L’uomo, allora, scopre e riscopre la verità quando la sperimenta in sé stesso come fedeltà e affidabilità di chi lo ama. Solo questo libera l’uomo: «La verità vi farà liberi» (Gv 8,32)”.

La pace è la vera notizia

“Informare è formare, è avere a che fare con la vita delle persone” sottolinea ancora il Papa. “Per questo l’accuratezza delle fonti e la custodia della comunicazione sono veri e propri processi di sviluppo del bene, che generano fiducia e aprono vie di comunione e di pace”.

E con giornalismo di pace, non si deve intendere un giornalismo “buonista”, che neghi l’esistenza di problemi gravi e “assuma toni sdolcinati” ma un “giornalismo senza infingimenti, ostile alle falsità, a slogan ad effetto e a dichiarazioni roboanti. Un giornalismo fatto da persone per le persone”. 

 

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