Papa Francesco invita dunque all’utilizzo “di uno stile comunicativo aperto e creativo, che non sia mai disposto a concedere al male un ruolo da protagonista, ma cerchi di mettere in luce le possibili soluzioni, ispirando un approccio propositivo e responsabile nelle persone a cui si comunica la notizia”. La realtà, infatti, non ha un significato univoco ma tutto dipende, spiega il Pontefice, “dallo sguardo con cui viene colta, dagli ‘occhiali’ con cui scegliamo di guardarla: cambiando le lenti, anche la realtà appare diversa”. E per cristiani, l’occhiale adeguato per decifrare la realtà “non può che essere quello della buona notizia”.Questa buona notizia che è Gesù stesso – sottolinea Francesco – non è buona perché priva di sofferenza, ma perché anche la sofferenza è vissuta in un quadro più ampio, parte integrante del suo amore per il Padre e per l’umanità”.

 

L’appello ai comunicatori

Papa Francesco riconosce che in un sistema comunicativo in cui vale la logica che una buona notizia “non fa presa e dunque non è una notizia”, e dove il dramma del dolore e il mistero del male vengono facilmente spettacolarizzati, si può essere tentati “di anestetizzare la coscienza o di scivolare nella disperazione”. Spezzare il circolo vizioso dell’angoscia e arginare la spirale della paura, frutto dell’abitudine a fissare l’attenzione sulle ‘cattive notizie’ (guerre, terrorismo, scandali e ogni tipo di fallimento nelle vicende umane)”. È l’appello che rivolge però ai comunicatori nel messaggio per la 51a Giornata mondiale delle comunicazioni sociali. “Certo – precisa il Santo Padre -, non si tratta di promuovere una disinformazione in cui sarebbe ignorato il dramma della sofferenza, né di scadere in un ottimismo ingenuo che non si lascia toccare dallo scandalo del male. Vorrei, al contrario, che tutti cercassimo di oltrepassare quel sentimento di malumore e di rassegnazione che spesso ci afferra, gettandoci nell’apatia, ingenerando paure o l’impressione che al male non si possa porre limite”.