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Aperidea. Comunicare che cosa significa?

Scritto da il 25 Marzo 2019

Cosa vuol dire comunicare? La comunicazione oltre che un evento dialogico è prima di tutto un impegno complessivo che coinvolge parlante e ascoltatore.

La parola comunicare viene dal latino cum + munus e vuol dire portare insieme un munus, ovvero un dono che è al contempo un impegno, munus significa infatti entrambe le cose. La comunicazione è quindi sempre un evento dialogico, avviene tra almeno due persone: non sono io che comunico, ma siamo noi che comunichiamo.

Nella comunicazione ci sono quindi più soggetti coinvolti e il buon esito della comunicazione dipende da tutti gli attori coinvolti, sia da chi vuole consegnare un messaggio, sia dal destinatario che è invitato ad accoglierlo.

La comunicazione richiede quindi una cooperazione

I pilastri della buona comunicazione

Il filosofo Paul Grice ha individuato alcune massime da tenere presenti per una buona riuscita della comunicazione: egli dice di fornire solo quegli elementi che risultano chiari al parlante, di attenersi all’argomento del messaggio, a utilizzare la quantità di informazioni necessarie, di esprimersi in un modo che possa essere recepito dal destinatario.

Secondo Grice la comunicazione raggiunge il suo obiettivo quando viene riconosciuta l’intenzione del parlante. Talvolta infatti commettiamo in maniera consapevole o meno degli errori nella produzione del nostro messaggio, eppure, il destinatario riesce a riconoscere ciò che il parlante voleva dire. Questo dimostra che la comunicazione non è strettamente dipendente dalle parole che usiamo, non solo perché l’intonazione e la postura del corpo forniscono molte più informazioni delle parole, ma anche perché nelle parole stesse sono contenute delle informazioni implicite, non immediatamente evidenti, che permettono a chi ascolta di completare il messaggio. Se qualcuno ci chiede: “viene al mare oggi?”e noi rispondiamo “Devo studiare”, ne desumiamo che stiamo declinando l’invito, anche se chi risponde non offre esplicitamente questa conclusione.

comunicare -www.radiopiu.eu

Proprio perché la comunicazione è un evento dialogico, essa dipende dal tipo di relazione che vogliamo instaurare con il nostro interlocutore. Nel mondo greco, per esempio, Socrate si sceglieva la persona in cui intrattenere i suoi dialoghi. L’atteggiamento di Socrate può quindi essere definito aristocratico. Come sappiamo dalle opere di Platone, Socrate interroga i suoi interlocutori con domande ben orchestrate, aiutandoli a giungere a quella risposta che di fatto egli già intravede nell’altro fin dall’inizio della conversazione.
Socrate, in altre parole, gestisce la comunicazione e porta il suo interlocutore dove egli stesso decide di condurlo.

La comunicazione di Gesù

Nel Vangelo, assistiamo invece a un altro tipo di comunicazione.Gesù parla non a caso in parabole, getta avanti alle folle il seme della sua parola e lascia che chi riceve il messaggio decida cosa farne. Non a caso, la parabola emblematica della comunicazione nel Vangelo è la parabola del seminatore: il seminatore uscì a seminare…e getta in maniera sconsiderata e sorprendente il seme in ogni tipo di terreno.

È appunto un’immagine del modo di comunicare di Gesù, il quale non sceglie l’interlocutore, non aspetta di trovare l’interlocutore perfetto, ma getta il seme della sua parola in ogni tipo di terreno, lasciando ad esso la responsabilità di custodirlo e di lasciarlo fiorire. Questo stile comunicativo ha il sapore di una disseminazione, descritta dall’immagine dello spreco. Essa presuppone anche una fiducia nelle capacità di ogni ascoltatore. Ecco perché dunque la comunicazione è un impegno complessivo che coinvolge parlante e ascoltatore, come il termine comunicare esprime bene: da un lato c’è l’impegno della chiarezza e del dono gratuito, dall’altra la disponibilità ad accogliere e far maturare.

Esercizio: prova ad analizzare qual è il tuo modo di comunicare. Quali caratteristiche individui? Sei selettivo o generoso? Sai già dove vuoi portare l’interlocutore o ti affidi alla sua responsabilità?

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