Clero romano, liturgia penitenziale con il Papa. L’invito del cardinale vicario

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diocesi di roma, san giovanni in laterano

Clero romano, la liturgia penitenziale con Francesco

Come di consueto, giovedì 7 marzo, giorno successivo al Mercoledì delle Ceneri, si terrà alle ore 9.30 nella basilica di San Giovanni in Laterano, la liturgia penitenziale del clero romano con Papa Francesco.

L’invito a prendere parte a questa esperienza di “forte comunione presbiterale” arriva con una lettera,“non formale ma che nasce dal profondo della riflessione e della preghiera di questo tempo”, dal cardinale vicario, Angelo De Donatis.

La lettera del cardinale vicario

“Mi colpiscono sempre queste parole di San Paolo: vi supplichiamo, lasciatevi riconciliare con Dio in questo desiderio insistente, che arriva fino alla supplica, si rivela il cuore di un padre, le tenerezze di una madre” esordisce il cardinale vicario precisando che “quando i fratelli della comunità cristiana si separano da Dio ed entrano in conflitto tra di loro, l’apostolo non può che supplicare, invitando ciascuno a mettersi nella verità davanti all’amore del Padre”.

Per questo, aggiunge De Donatis, non dobbiamo mai stancarci di essere, “con pazienza e umilità” “ambasciatori di riconciliazione”. Clero romano, liturgia penitenziale con il Papa. L'invito del cardinale vicario 1“Come scrive Paolo, Dio che ha riconciliato a sé il mondo in Cristo, ha affidato a noi la parola della riconciliazione, il ministero (letteralmente la diaconia) della riconciliazione”.

“Ciò che ci spinge è l’amore di Cristo che noi abbiamo sperimentato sulla nostra pelle: è questo amore che ‘ci possiede’, scrive San Paolo, e che è il motivo e il movente segreto del nostro collaborare all’opera con cui Dio riconcilia a sé il mondo”.

 

Collaborare con l’opera di Dio

Due le iniziative proposte nel tempo di Quaresima: gli esercizi spirituali (nella forma di più serate comunitarie, di un fine settimana, di una domenica comunitaria, ecc.) e una liturgia penitenziale parrocchiale e di prefettura. “Ci metteremo davanti al brano di Es 32, l’episodio del vitello d’oro: come hai meditato nei ritiri di Settore, – precisa il cardinale vicario nella lettera al clero romano –  ciò che rende particolarmente insidioso questo peccato non è che Israele si sia volto verso un altro dio, ma che abbia ridotto Jhwh ad una statua muta. Mosè, che è il profeta scelto da Dio per dire la sua Parola al popolo, viene messo da parte. Al suo posto un oggetto che ‘ha bocca ma non parla, ha orecchi ma non ode’, a cui si fa dire e fare ciò che gli uomini vogliono”.

Lo stesso accade anche nelle nostre comunità, “divenute a volte chiuse e litigiose, si corre il rischio che Dio venga onorato e adorato ma fondamentalmente messo a tacere: la Parola della riconciliazione, l’opera della Pasqua che consiste nel fare ‘dei due un solo uomo nuovo’ non viene riconosciuta, accolta e servita”.

Ma, conclude il cardinale vicario, “l’amore di Cristo ci avvolge, ci possiede, ci spinge! Rifiutiamo ogni tentazione di stanchezza o scoraggiamento, ma mettiamoci a collaborare con l’opera di Dio. Egli vuole riconciliare con sé il mondo in Cristo. Cominciamo dalla sua comunità, da quelli che credono in Lui. Non pensiamo di risolvere i conflitti schierandoci da una parte o pretendendo che gli altri vengano a chiederci scusa, ma annunciamo con le parole e con la vita il perdono di Dio”.

 

 

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