Chiara Corbella, aperta l’inchiesta diocesana della causa di beatificazione e canonizzazione

Pellegrini, fedeli, devoti. In tanti sono accorsi questa mattina alla Basilica di San Giovanni in Leterano per il rito di apertura dell’inchiesta diocesana della causa di beatificazione e canonizzazione di Chiara Corbella. Serva di Dio, laica e madre di famiglia, morta nel 2012, proprio il 21 settembre, dieci anni fa, consacrava il suo amore con il marito, Enrico Petrillo, davanti a Dio.  

“Un’occasione bella, creata e offerta dal Signore affinché ciascuno di noi ne sia beneficato”, queste le parole del cardinale vicario Angelo De Donatis che lo scorso 18 gennaio aveva accolto la richiesta di padre Romano Gambalunga, postulatore della causa di beatificazione di Chiara, perché potesse “essere di aiuto alla vocazione di tante persone”.  

 

La sua testimonianza è faro di luce

“Ascoltando le persone che l’hanno conosciuta, ci si rende conto che la testimonianza cristiana di Chiara è un faro di luce che fa quasi toccare con mano la vicinanza amorevole di Dio“. Un Dio, ha spiegato il cardinale vicario “che è Padre e aiuta a scoprire la bellezza della Chiesa, che nella fraternità dei suoi figli e nella cura dei suoi pastori si mostra madre”.

Corbella suoraDe Donatis ha ripercorso la vita, breve ma piena di amore, della giovane mamma. Descritta dal papà come una ragazza allegra, normale, positiva, auto ironica, Chiara amava la musica (suonava il violino e il pianoforte), i viaggi. Amava la vita. Quella vita, in terra, in cui era già punto di rifermento per molti. E adesso, a sei anni dalla sua morte, la sua fama di santità ha valicato i confini nazionali. La sua storia continua a suscitare speranza in giovani e meno giovani e la sua tomba, al cimitero Verano, è meta di preghiera.

La causa di beatificazione, ha precisato De Donatis “ha vasta risonanza perché possiamo ascoltare una Parola attuale che lo Spirito sta dicendo alla Sua Chiesa”. “Dio – ha aggiunto – ci conduce alla salvezza attraverso la testimonianza dei suoi figli fedeli”.

“È una via umana che si può vedere e percorrere, perché è stata percorsa dal suo Figlio unigenito facendosi uomo e da coloro che, conoscendolo, hanno percorso la strada della vita insieme con lui. Questa santità che è pienezza di umanità possibile nelle condizioni di vita quotidiane, perché fatta di Vangelo vissuto insieme ai fratelli nella fede, è quella di cui abbiamo bisogno”.

Chiara, una santa della porta accanto

“Nessuno si salva da solo. Dio ci attrae tenendo conto della trama delle relazioni interpersonali”. I santi, ha continuato il cardinale vicario, “sono testimoni che ci spronano a continuare verso la meta. Chiara è una di noi, la sua vita affascina e ci spinge al desiderio di cambiamento”. 

“Aprendo oggi la fase diocesana del suo processo di beatificazione e canonizzazione, ci auspichiamo che al termine dell’iter canonico possa divenire un modello di santità, approvato dalla Chiesa, per tutti i fedeli cristiani e soprattutto per coloro che in questa giovane donna sposata e madre di tre figli trovino incoraggiamento e sostegno nel servizio all’amore coniugale e alla vita”.

Quella santità, dunque, di cui parla Papa Francesco in Gaudete et Exsultate: la santità della porta accanto. Quella, apparentemente insignificante, delle piccole cose, vissuta giorno per giorno. Diceva Chiara: “Qualsiasi cosa farai avrà senso solo se la vedrai in funzione della vita eterna”.