Cheaib. Vivere significa andare oltre i propri bisogni

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Vivere veramente significa andare oltre i propri bisogni e non confonderli con i propri desideri. Prosegue il viaggio del teologo Cheaib alla scoperta della gioia.

 

Tante volte confondiamo i nostri bisogni con i nostri desideri e questo ci crea tanti problemi. Innanzitutto vorrei darti una bella notizia:il cristianesimo non ti invita a sopprimere i tuoi bisogni, ma li riconosce. Nella  preghiera del Padre Nostro, Gesù ci insegna a pregare: “Signore dacci oggi il nostro pane quotidiano”. Ora questo pane è sì il pane eucaristico, ma è innanzitutto il tuo pane quotidiano, la tua vita quotidiana. Però questa attenzione ai bisogni non soffoca l’orizzonte dei desideri ed è per questo che qui vogliamo esplorare una importante sfumatura.

Se da un lato abbiamo dei bisogni che vanno soddisfatti per continuare a vivere, dall’altro lato la nostra vita va al di là dei bisogni.

I bisogni ci permettono di sopravvivere, ma sono i desideri a farci vivere. Un esempio concreto è il pane. Questo alimento ci permette di sopravvivere, ma sono i commensali che rendono gioiosa una mensa. Altro esempio è la casa, che è uno spazio per vivere, ma è con chi vivi che rende la vita bella o brutta. I bisogni vanno soddisfatti, ma non dobbiamo sentirci soddisfatti avendo soddisfatto i bisogni.

I bisogni vanno soddisfatti per aprire il varco di una realizzazione di una grandezza che abbiamo in noi, perché l’uomo ha, più che bisogni, desideri nel cuore e sogni nel cassetto. È fondamentale aspirare a realizzare questi desideri, altrimenti o l’uomo muore dentro o addirittura arriva a procurarsi la morte.

Ascolta tutta l’undicesima puntata de Il Nascondiglio della Gioia, andata in onda martedì 29 gennaio.

Purtroppo c’è una triste verità: tante volte sopprimiamo i nostri desideri accontentandoci dei nostri bisogni. Per questo vorrei creare una triplice distinzione che ti invito a prendere come carta di tornasole per verificare dove ti trovi nella tua vita.

La distinzione è fra tre tipi di cuore: anoressico; bulimico; miope.

Nel cuore anoressico la repressione può manifestarsi come una apatia. È il caso di chi isola tutta la sua sfera creativa, emotiva, affettiva, vive alla giornata sopprimendo ogni sua speranza e ogni suo desiderio.

Nel cuore bulimico il controllo può manifestarsi in un iper-edonismo, ovvero uno stile di vita godereccio, perché il desiderio viene incanalato in soddisfazioni immediate, in una esistenza basata sul godimento di facile accesso senza impegno e senza contegno.

Infine il cuore miope dove la repressione avviene attraverso un’ossessione che risucchia tutto il potenziale del desiderio in un’unica passione o piccole passioni che diventano idoli. Questo tipo di cuore non riesce a focalizzarsi sull’infinito e si lascia in compenso assorbire da finti infiniti. Gli esempi possono essere tanti: dal voler tenere tutto sotto controllo, all’ossessione per la pulizia di casa, dalla raccolta di cose che rasenta il nevrotico, fino all’impulso di ricontrollare scrupolosamente i compiti affidati agli altri. Non critico il collezionismo, ma l’abitudine diventa malata quando diventa assoluta e sostituisce il desiderio di assoluto.

Dopo questa distinzione chiudo con questa riflessione: l’uomo che non vive all’altezza dei suoi desideri più veri e più profondi, vive al di sotto della sua umanità, vive al di qua della felicità.