Cheaib. La genialità della speranza, la vera chiave per il cambiamento

0

È la speranza la chiave per un vero cambiamento interiore, anche dopo aver incontrato Cristo.

Siamo realisti, quando hai accolto Gesù nella tua vita, i problemi non sono spariti miracolosamente, la vita ha continuato il suo corso. Le persone simpatiche ed antipatiche della tua vita hanno continuato ad essere più o meno le stesse. Qualcosa però è cambiato, il tuo atteggiamento, la presenza di questa persona nella tua vita.

L’incontro con il Signore non cambia le nostre situazioni esteriori, queste sono spesso affidate a noi per essere cambiate, l’incontro con il Signore cambia la nostra interiorità, cambia i nostri occhi, le nostre motivazioni, i nostri desideri e cambiamento noi inizia l’unico cambiamento reale che possiamo apportare a questo mondo, la genialità della speranza.

Ascolta l’intera puntata del Nascondiglio della Gioia, andata in onda martedì 19 marzo 

Sperare? Non significa sognare ad occhi chiusi, anzi, non significa nemmeno farlo ad occhi aperti. Sperare è sentire le vibrazioni della bellezza e la vera grandezza è crescere verso di essa, agendo e dandoci da fare. Sperare è specializzarsi nel realizzare sogni. Mi piace in questo senso, manifestare il senso della speranza con le parole di Robert Kennedy, che dice: “ci sono coloro che guardano le cose come sono e si chiedono? Ma perché. Io sogno cose che non ci sono mai state e mi chiedo: perché no?!”

È questo l’interrogativo e il passo umile della speranza, un passo in un campo ancora non esplorato. Non c’è strada lì finché qualcuno non fa il primo passo, un altro lo segue e la strada pian piano prende forma.

Il grande don Tonino Bello ci ricorda la natura “attiva” della speranza. Si pensa che la speranza sia una specie di “ripostiglio dei desideri mancati” e invece è un esercizio della volontà.

Come si concretizza la speranza? Intanto bisogna sapere che nella vita non si può navigare a vista, non si cammina per il gusto di andare lontano, ma l’uomo cammina per avvicinarsi ad una meta. È essenziale allora che si abbia uno sguardo chiaroveggente e lungimirante, perché non si può vivere senza prospettiva.

Si deve vivere sì un giorno alla volta ma non si deve vivere nemmeno un giorno senza un quadro che include una chiara destinazione. Individuata una cima, scopri che sei a valle. La distanza può schiacciarti e spingerti a perderti d’animo e gettare la spugna, è qui che si concretizza la speranza, perché essa ti dice, fa un passo e uno dopo l’altro ti trovi già a metà strada e con un altro passo ti trovi già in cima.

La genialità della speranza ingloba anche l’umilissimo coraggio della pazienza, il coraggio dei piedi gonfi dal cammino, la disciplina di occhi che guardano il passo successivo e di piedi che fanno un passo alla volta.

La speranza è al tempo stesso una virtù umana ed una teologica. La speranza ha un unico fondamento, Dio e il suo immenso amore.

La speranza è sapere che il nostro cammino non è una lotta contro il fato cieco, ma una sequela con un Dio, che vede, provvede e muore di amore per noi.