Centro Astalli: l’Ue abbia il coraggio di salvare i migranti

La preoccupazione del Centro Astalli è che sia ancora la sicurezza dell’Europa e non la persona dei richiedenti asilo, dei rifugiati, dei migranti, quello che sta a cuore all’Europa. Padre Camillo Ripamonti, presidente del Centro Astalli, è netto: l’Europa reagisce come se si dovesse difendere dai rifugiati e non accoglierli. Di fronte a oltre 50 milioni di persone che fuggono dalla propria casa e dalla propria terra, di fronte a centinaia di innocenti che perdono la vita nel tentativo di arrivare in Europa, non si può restare inermi:

“Quello che noi, da sempre, cerchiamo di sottolineare è che bisogna riportare al centro la persona dei migranti, perché soltanto ponendola al centro si riesce a fare anche una guerra ai trafficanti. Se si pone la persona dei migranti al centro, l’attenzione è – per esempio – sulla creazione di corridoi umanitari, che sono una via legale e che sottraggono quindi i richiedenti asilo e i rifugiati alle mani dei trafficanti e quindi a vie illegali. Le altre azioni che vengono indicate mettono, invece, in evidenza come ci sia una povertà anche di creatività e di immaginazione su quali possano essere le soluzioni di questo problema”.

Bombardare con droni le barche prima che prendano il mare, continua Ripamonti, significa impedire alle persone di partire senza offrire loro un’alternativa. Così ci troveremmo di fronte a un blocco navale, anche se in versione più tecnologica e asettica. E’ inoltre necessario non abbandonare in questo momento il salvataggio in mare.

“L’operazione ‘Triton’ ci ha mostrato come questo passaggio non abbia ridotto l’arrivo delle persone: ha aumentato soltanto i morti! Quindi il ritornare a una operazione ‘Mare Nostrum’, ovviamente sotto l’egida dell’Unione Europea, potrebbe essere una possibilità per salvare molte vite umane.”

Per padre Ripamonti inoltre “occorre rivedere l’accordo di Dublino, affinché si permetta alle persone che scappano da situazioni di guerra e persecuzione di avere almeno la possibilità di muoversi liberamente e di ricongiungersi con le loro famiglie, con i loro cari e con le comunità di appartenenza”:

“Riteniamo che sia paradossale che nell’Unione Europea le merci possano muoversi liberamente e le persone non possano farlo. Quindi riteniamo che questo accordo di Dublino vada, in qualche modo rivisto nell’ottica di una presa di responsabilità di tutti gli Stati e di una redistribuzione interna, all’interno degli Stati, dei migranti”.

L’Unione Europea, è la conclusione di Ripamonti sembra dunque poco disponibile a prendere in considerazione il punto di vista dei più vulnerabili. L’Europa, e tutta la comunità internazionale, devono prendere sul serio questi esodi, è l’opinione di Enzo Bianchi, priore della Comunità di Bose, per il quale è assurdo pensare di procedere alla distruzione delle imbarcazioni che trasportano i migranti:

“Credo che sarebbe una follia, perché è poi quasi impossibile discernere come colpire queste imbarcazioni. Ci sarebbero sicuramente delle altre vittime! Si tratta di vedere nei loro Paesi che cosa si può fare, affinché i flussi siano guidati e soprattutto affinché non finiscano per fare delle traiettorie di morte. Credo che dovremmo vergognarci! L’inerzia e l’inconsapevolezza della Comunità internazionale stanno portando la nostra gente addirittura alla barbarie: ormai il clima è avvelenato! Si è cavalcata quella paura, che era comprensibile, per ragione politiche, si sono insinuati davvero dei germi di razzismo, di disprezzo dell’altro. Questi flussi continueranno! Il nostro credo sia il secolo degli esodi. Ci vuole molta previsione, un lavoro a lungo periodo, molta intelligenza e molta responsabilità da parte soprattutto della governance politica, e non avere visioni molto ristrette e dettate dal clientelismo dei voti. Io provo un sentimento più di vergogna che non di indignazione! La vergona mi copre davvero la faccia. L’Europa tradisce tutta la sua storia, tutta la sua cultura, l’accoglienza e l’ospitalità sono stati grandi valori del Mediterraneo. Noi oggi non siamo all’altezza di quella che è la postura che dovremmo avere come europei: innanzitutto saper parlare con una sola voce e non essere così divisi, avere un maggior senso della solidarietà e capire che l’altra sponda del Mediterraneo non è l’aldilà, ma è davvero il primo interlocutore che noi dobbiamo avere a tutti i livelli, politico, economico e sociale. Non possiamo fare senza di loro! Sarebbe la negazione di tutto il mondo antico, che su queste sponde ha creato la civiltà più dinamica, quella che ha creato i migliori valori per l’umanizzazione”.

Nel rapporto del Centro Astalli si legge che, nel 2014, sono state  21mila le persone, tra richiedenti asilo e rifugiati, ad aver avuto accesso ai servizi e ai progetti della sede di Roma, 34mila se si calcolano coloro che si sono rivolti alle altre sedi italiane. Le domande di asilo presentate in Italia sono aumentate del 143% rispetto al 2013, sebbene le persone arrivate siano molte di più, circa 170mila, in maggioranza provenienti da Siria ed Eritrea. Dato che indica che i migranti non si sono fermati nella penisola ma hanno proseguito il loro viaggio verso altre mete europee.

(Articolo tratto da una intervista su Radio Vaticana Italia)

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