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Catacombe di Priscilla. Papa: “Identità, posto, speranza”

Scritto da il 4 Novembre 2019

Catacombe di Priscilla: la commemorazione dei defunti

È alle Catacombe Priscilla che Papa Francesco ha celebrato, quest’anno, la Messa per la commemorazione dei defunti. Un luogo che il Santo Padre non aveva mai visitato prima.

catacombe di priscilla

Catacombe di Priscilla

«Possiamo pensare alla vita di quella gente, che doveva nascondersi, che aveva questa cultura di seppellire i morti e celebrare l’Eucaristia qui dentro» ha sottolineato il Pontefice ricordando le persecuzioni dei cristiani non solo nei primi secoli ma ancora oggi. «È un momento della storia brutto, ma che non è stato superato: anche oggi ce ne sono. Ce ne sono tanti.

Tante catacombe in altri Paesi, dove perfino devono fare finta di fare una festa o un compleanno per celebrare l’Eucaristia, perché in quel posto è vietato farlo».

Catacombe di Priscilla: “Identità, posto, speranza”

Tre sono le parole sui cui si è soffermato Francesco nel giorno della commemorazione dei defunti alle Catacombe di Priscilla: identità, posto e speranza. «L’identità di questa gente che si radunava qui per celebrare l’Eucaristia e per lodare il Signore è la stessa dei nostri fratelli di oggi in tanti Paesi dove essere cristiano è un crimine. È vietato, non hanno diritto. L’identità del cristiano è questa: le Beatitudini».

La seconda parola: il posto. Considerata «Quella gente che veniva qui per nascondersi, per essere al sicuro, anche per seppellire i morti e quella gente che celebra l’Eucaristia oggi di nascosto, in quei Paesi dove è vietato», il posto del cristiano è un po’ dappertutto. «Noi non abbiamo un posto privilegiato nella vita. il posto del cristiano è nelle mani di Dio, dove Lui vuole. Le mani di Dio, che sono piagate, che sono le mani del suo Figlio che ha voluto portare con sé le piaghe per farle vedere al Padre e intercedere per noi.

Questi cristiani, con questa carta d’identità, che vivevano e vivono nelle mani di Dio, sono uomini e donne di speranza. La nostra speranza – ha detto ancora il Papa alle Catacombe di Priscilla – è in Cielo, la nostra speranza è ancorata lì e noi, con la corda in mano, ci sosteniamo guardando quella riva del fiume che dobbiamo attraversare».

Papa Francesco alla Lateranense

E ancora la speranza, ma soprattutto la pace, l’inclusione e il dialogo i valori che sono emersi dalla visita di Papa Francesco alla Pontificia Università Lateranense a conclusione, lo scorso 31 ottobre, della Giornata di studio dal titolo “Educazione, diritti umani, pace. Gli strumenti dell’azione interculturale ed il ruolo delle religioni” in preparazione all’evento sul Patto Educativo Globale in programma il prossimo 14 maggio.

Con l’occasione, è stata anche inaugurata la mostra con i dipinti dell’artista saudita Al-Khuzaiem “Calligrafia per il Dialogo: promuovere la cultura di pace attraverso la cultura e l’arte” dedicata alla memoria del cardinale Jean-Louis Tauran morto nel 2012.

Costruire la pace con creatività

Educare alla pace, ha sottolineato il pontefice, «richiede di dare sollievo e risposta a coloro – molti, purtroppo – che i conflitti e le guerre condannano a morte o costringono ad abbandonare gli affetti, le abitazioni, i Paesi d’origine. Dobbiamo farci carico delle attese e delle angosce di tanti nostri fratelli e sorelle. Non possiamo restare indifferenti, limitandoci a invocare la pace. Tutti, educatori e studenti, siamo chiamati a costruire e proteggere quotidianamente la pace, rivolgendo la nostra preghiera a Dio perché ce ne faccia dono».

catacombe di priscilla, pontificia università lateranense

Pontificia Università Lateranense

Da qui la responsabilità nei confronti delle nuove generazioni per rispondere alle sfide dei nostri tempi. «Non basta essere critici rispetto al passato o all’esistente, è necessario mostrare creatività e proposte per il futuro, aiutando ogni persona a crescere per diventare un protagonista e non più solo uno spettatore.

La pace, la dignità umana, l’inclusione e la partecipazione evidenziano quanto sia necessario un patto educativo ampio e in grado di trasmettere non solo la conoscenza di contenuti tecnici, ma anche e soprattutto una sapienza umana e spirituale, fatta di giustizia, rettitudine, comportamenti virtuosi e in grado di realizzarsi in concreto».

L’importanza del dialogo

Non solo. Di fronte alla mancanza di pace, non basta invocare la libertà dalla guerra, proclamare diritti o anche utilizzare l’autorità nelle sue diverse forme. Sull’esempio dell’ex

catacombe di priscilla, tauran

Il cardinale Jean Louis Tauran

presidente del Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso e presidente della Commissione per le relazioni religiose con i musulmani, il cardinale Tauran, «uomo del dialogo e costruttore di pace», lo ha definito Francesco, occorre soprattutto mettersi in discussione. Ma anche «recuperare la capacità di stare tra le persone, dialogare con esse e comprenderne le esigenze, magari con la nostra debolezza, che poi è il modo più autentico per essere accolti quando parliamo di pace.

Non solo i credenti, ma tutti coloro che sono animati da buona volontà sanno quanto sia necessario il dialogo in tutte le sue forme. Dialogare non serve solo a prevenire e risolvere i conflitti, ma è un modo per far emergere i valori e le virtù che Dio ha scritto nel cuore di ogni uomo e ha reso evidenti nell’ordine della creazione».

 


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