martedì , 12 dicembre 2017
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Caritas Roma. La Comunità di Taizè protagonista della veglia quaresimale

Si è svolta in un clima raccolto di preghiera la consueta veglia quaresimale organizzata come di consueto da Caritas Roma, a termine della Settimana della Carità e dedicata quest’anno alla misericordia. Il momento di preghiera si è svolto ieri sera, venerdì 6 aprile, nella Basilica di San Giovanni in Laterano alla presenza del cardinal vicario Agostino Vallini. A guidare le riflessioni il priore della Comunità di Taizè, Frerè Alois Löser.

 

Credits Alberto Colaiacomo

“La misericordia è un dono di Dio gratuito, che offre sempre perché Dio è misericordia”, racconta ai nostri microfoni  Frerè Alois, priore dal 2005 della Comunità di Taizè, che abbiamo incontrato poco prima dell’inizio della veglia. “Non dobbiamo avere paura di andare verso quelli che soffrono e non dobbiamo pensare di mancare qualcosa nella vita ma anzi riceviamo molto”-, prosegue il monaco – ” forse proprio questo era un messaggio molto importante dell’anno della misericordia che i poveri non sono solo l’oggetto della nostra compassione, ma hanno qualcosa da dire, li dobbiamo ascoltare e questo ascolto fa parte della misericordia”.

 

Ascolta tutta l’intervista realizzata da Francesca Baldini per la rubrica “La Porta della Carità”, andata in onda venerdì 7 aprile. 

 

LA VEGLIA

Credits Alberto Colaiacomo

Al centro della veglia di preghiera per le vittime della guerra, letture e preghiere in “stile Taizè”, dove i canti sono molto importanti. Dunque in una atmosfera molto raccolta, arricchita con candele ed icone, sono stati tanti gli operatori della carità che hanno partecipato. Adulti e giovani provenienti dalle diverse realtà parrocchiali della diocesi di Roma. Mons. Enrico Feroci, direttore di Caritas Roma ha ricordato come “La Chiesa di Roma implora l’amore e la misericordia di Dio per dare forza a quegli uomini che tendono le loro mani ai fratelli. Vogliamo diventare portatori di misericordia”. Poi si sono susseguite alcune testimonianze di chi è dovuto fuggire dal proprio paese di origine, dai teatri di guerra,  perdendo tutto e trovando accoglienza qui a Roma, proprio grazie alla Caritas diocesana, ai suoi volontari e alle parrocchie. Al termine della veglia, prima della benedizione finale, il card. Vallini si è rivolto a quanti soffrono nella nostra città, invitandoli a non chiudersi in se stessi “Bisogna reagire con la misericordia donata”.

 

 

L’ACCOGLIENZA A TAIZE’

Frerè Alois Löser arriva a Taizè negli anni 70′ e dopo una breve esperienza decide di fermarsi, diventando monaco. Designato dal fondatore, frerè Roger nel 1998 suo successore, dopo la sua tragica morte diventa priore della comunità ecumenica nel piccolo paesino francese, che ogni anno attira migliaia di giovani da ogni parte d’Europa e del mondo.  “A Taizè accogliamo tanti giovani e siamo stupiti di come questa accoglienza continua. I giovani vengono per cercare il senso della vita in un mondo che cambia velocemente e vivere una ricerca interiore”-, ci racconta -.”Non è facile per loro trovare una orientamento alla vita e come aprire gli occhi sulle situazioni del mondo e le ingiustizie che ci sono”.  Una accoglienza che si concretizza anche con chi fugge dalle guerre. Nel piccolo villaggio dove sorge la comunità il priore ci racconta che hanno accolto una famiglia siriana musulmana, ma anche due famiglie cristiane dell’Iraq e rifugiati prevenienti da Sudan, Eritrea e Afghanistan.

 

COSTRUIRE LA PACE 

Migliaia di giovani europei che si incontrano per conoscersi e pregare insieme, ma abbiamo chiesto a Frerè Alois qual è il consiglio che può dare a questi giovani per costruire ponti ed affrontare quella che papa Francesco definisce la “terza guerra mondiale a pezzi”, considerato che proprio la Comunità di Taizè si fonda sul dialogo e il rispetto reciproco? “Non possiamo dare consigli ma vogliamo che i giovani scoprano le energie che sono in loro e che loro possono vivere ed aprirsi per andare verso gli altri. Noi proponiamo loro di pregare insieme con altri, un attimo di condivisione in presenza di Cristo. Poi andare verso gli altri, anche con mani vuote, con questa vulnerabilità non porta immediatamente soluzioni ma una presenza umana”. Una via da seguire per restare umani e combattere le paure che suscita il terrorismo.  “Un altro suggerimento che noi diamo è quello di prendere un contatto personale con un migrante, altrimenti non potremo trovare una soluzione a questo problema, non ci sono soluzioni facili, ma potremo farlo solo se c’è un contatto personale”.

In conclusione della nostra intervista gli abbiamo chiesto dell’incontro avuto con il Santo Padre, lo scorso 30 marzo, il quarto incontro con papa Francesco. “A Taizè preghiamo ogni per lui e rendiamo grazie per il suo ministero”-, ci racconta sorridendo. “Durante l’incontro volevo incoraggiare il papa ma era lui che mi ha incoraggiato di continuare sul cammino dell’ecumenismo e dell’accoglienza dei giovani”.

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