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Cantate Inni con Arte 2019: l’augurio ai partecipanti di Alvaro Vatri

Scritto da il 17 Maggio 2019

Cantate Inni con Arte 2019. Torna la terza edizione del concorso dedicato alla musica liturgica e soprattutto ai cori parrocchiali. L’augurio ai partecipanti del giurato Alvaro Vatri, presidente dell’Associazione Cori del Lazio.

cantate inni con arte

Alvaro Vatri

Partecipare con uno spirito propositivo, non con l’idea di venire non a fare un esame, ma a presentare delle proposte spirituali ed estetiche sapendo che «la musica è un veicolo che scende, tramite la bellezza di melodia e voci, direttamente al cuore». Dunque consapevolezza ed entusiasmo, per comunicare la bellezza della musica. È con questo auspicio che Alvaro Vatri, presidente dell’Associazione Cori del Lazio, lancia il suo appello ai cori che stanno inviando i loro brani per partecipare alla terza edizione del Festival di Musica Liturgica per Cori parrocchialiCantate Inni con Arte”, che anche quest’anno viene proposto dalla nostra emittente radiofonica con il patrocinio dall’Ufficio per la pastorale del tempo libero, del turismo e dello sport e dall’Ufficio liturgico del Vicariato di Roma. Un concorso che rappresenta un appuntamento significativo, oltre che una vetrina di incontro e confronto, per i cori di della Diocesi di Roma e delle diocesi suburbicarie.

Ascolta l’intervista completa ad Alvaro Vatri per la rubrica Tutte le Strade, andata in onda venerdì 17 maggio.

Ricordiamo che c’è tempo fino alla fine di questo mese (31 maggio) per inviare il proprio brano, partecipando alla categoria editi o inediti, mentre la finale si disputerà il 21 settembre prossimo presso la parrocchia di San Gaspare al Bufalo. Per maggiori informazioni è possibile consultare il regolamento su www.radiopiu.eu

Cantate Inni 2018: l’esperienza

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Il coro vincitore dell’edizione 2018

«È stata una esperienza significativa e molto interessante -, ci racconta Vatri – perché è stato interessante incontrare cori che hanno sensibilità diverse e si esprimono in vari stili e vari modi. In una grande città come la nostra, avere questa possibilità di vedere le varie sensibilità nei confronti del mondo della liturgia ci arricchisce tutti, ma prima di tutto arricchisce i cori nel confrontarsi».

Attraverso le categorie, edite ed inedite, proposte dal concorso Cantate Inni con Arte, si è sottolineato come sia possibile offrire spunti importanti per un arricchimento del repertorio liturgico. Arricchimento che va però considerato attentamente proprio perché «la musica liturgica ha una funzione estremamente delicata, perché si deve inserire all’interno di un rito complesso. Per questo la musica deve essere una delle componenti importanti che deve accrescere l’importanza del momento liturgico, perché deve aiutare il fedele a penetrare il mistero della liturgia».

Cantate Inni: un concorso formativo

Un concorso dedicato ai cori che prima di tutto deve essere un percorso di formazione e per far crescere realtà musicali, all’interno delle parrocchie. Un percorso però spesso non facile perché impone tempo e pazienza per far crescere la passione, soprattutto per un periodo in cui i tempi della vita moderna e una grande città come Roma, impongono molta dispersione di energia.

Un aspetto quello della formazione al canto e alla musica, determinante, perché il coro e la musica conferiscono alla liturgia ulteriore dignità e anche la possibilità di un approfondimento teologico, ma questo «richiede una competenza e una qualità tecnica cantate inni con arteespressiva, sempre più adeguata – ribadisce Vatri -. A volte un canto semplice, con un testo significativo, eseguito bene, può valere molto di più di una omelia dotta e ricca di citazioni erudite». Un ruolo quindi delicato, quello di cantori e direttori, una vera responsabilità ministeriale, che all’interno della funzione liturgica può aiutare «ad approfondire il senso del mistero con cui ci dobbiamo confrontare di volta in volta. La formazione però sappiamo -, conclude il presidente dell’ARCL – in una situazione di formazione musicale estemporanea, richiede tanto impegno e tanta costanza, per cui dobbiamo essere anche comprensivi e pazienti, ma anche esigenti verso la qualità e l’adeguatezza».

 

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