Cantalamessa: “L’opposto della misericordia è la vendetta”

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Cantalamessa

La crocifissione di Gesù Cristo prelude alla riconciliazione tra Dio e l’uomo. Si tratta, tuttavia, di una riconciliazione non legata esclusivamente al tempo storico di Gesù, né soltanto ai sacramenti riconciliativi del battesimo e della confessione. L’appello alla riconciliazione, come richiamato da San Paolo (cfr. 2Cor 5, 18-6,2), è, in questo senso, di carattere “esistenziale” e da “attuare nel presente”, ovvero in ogni momento, tanto più per noi contemporanei che stiamo vivendo l’anno della misericordia. Lo ha detto il Predicatore della Casa Pontificia, padre Raniero Cantalamessa, durante la sua annuale predica durante la Celebrazione della Passione del Signore, tenutasi nella basilica di San Pietro davanti a papa Francesco – che ha iniziato la celebrazione prostrato – e alla Curia Romana al completo.

Riconciliarsi con Dio implica innanzitutto emanciparsi dalla “immagine distorta” che si ha di Lui, con l’associazione della Sua volontà a “tutto ciò che è spiacevole”, “doloroso” o, comunque, all’“essere visto come mutilante la libertà e lo sviluppo individuali”. In altre parole, all’idea di un “Dio arcigno e inquisitore”, che “sbarra la strada” all’uomo con i suoi “tu devi” e “tu non devi”.

Più che per una “volontà d’amore” che desidera solo la “felicità dell’uomo”, la volontà di Dio appare all’uomo “come una volontà ostile”, retaggio dell’idea di un Dio “rivale” dell’uomo “che il serpente instillò nel cuore di Adamo ed Eva e che alcuni pensatori moderni si incaricano di tenere in vita”.

In lunghe fasi della sua storia, il cristianesimo ha visto la misericordia come l’“eccezione” più che la “regola”, affidandole “l’incombenza di moderare gli irrinunciabili rigori della giustizia”.

“L’anno della misericordia è l’occasione d’oro per riportare alla luce la vera immagine del Dio biblico che non solo fa misericordia, ma è misericordia”, ha spiegato Cantalamessa.

Mentre l’amore tra le tre persone della Trinità – Padre, Figlio e Spirito Santo – è una “necessità”, l’amore di Dio verso le creature “cessa di essere natura e diventa grazia”; è un amore che “potrebbe non esserci”, quindi diventa “grazia e misericordia”, mentre “il peccato dell’uomo non cambia la natura di questo amore, ma provoca in esso un salto di qualità: dalla misericordia come dono si passa alla misericordia come perdono”.

Inoltre, dall’amore di “semplice donazione”, si passa ad un “amore di sofferenza”, in cui “Dio soffre di fronte al rifiuto del suo amore”; una sofferenza, quest’ultima, simile a quelle di molti “padri e madri”, che di fronte al rifiuto dei figli, patiscono una delle sofferenze “più amare della vita”.

La “giustizia di Dio” si è manifestata dunque “facendo misericordia”, quando Dio, cioè, giustifica l’uomo, facendo “giustizia di se stesso” e dimostrandosi “veramente per quello che è – quando fa misericordia”.

Come affermava Sant’Agostino, la giustizia di Dio permette agli uomini, “per sua grazia”, di diventare “giusti”: metterla in pratica, quindi, “non è un farsi giustizia, ma un fare giusti”. In definitiva, ha chiosato Cantalamessa, “la giustizia di Dio, non solo non contraddice la sua misericordia, ma consiste proprio in essa!”.

Non solo Dio ha voluto “perdonare i peccati dell’uomo”; Egli ha fatto “infinitamente di più: li ha presi su di sé, se li è addossati”. Il Suo amore ha raggiunto l’uomo “nel punto più lontano in cui si era cacciato fuggendo da lui, e cioè nella morte”. Gesù viene crocifisso tra due briganti, perché “vuole restare amico dei peccatori fino alla fine”.

“È ora di renderci conto che l’opposto della misericordia non è la giustizia, ma la vendetta. Gesù non ha opposto la misericordia alla giustizia, ma alla legge del taglione: ‘Occhio per occhio, dente per dente’”, ha sottolineato Cantalamessa.

Con rifermento agli attentati a Bruxelles di martedì scorso, il Predicatore della Casa Pontificia ha invitato a guardarli con gli occhi di Cristo, che dice: “Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno” (Lc 23,34).

“Per quanto lontano possa spingersi l’odio degli uomini, l’amore di Dio è stato, e sarà, sempre più forte”, ha proseguito Cantalamessa, invitando poi a “demitizzare la vendetta”, diventata ormai un “mito pervasivo che contagia tutto e tutti, a cominciare dai bambini” plagiati da “giochi elettronici” e da molte “storie portate sullo schermo”: tutte “storie di vendetta, spacciate per vittoria dell’eroe buono”.

“Metà, se non più, della sofferenza che c’è nel mondo (quando non si tratta di mali naturali) viene dal desiderio di vendetta, sia nei rapporti tra le persone che in quelli tra gli stati e i popoli”, ha aggiunto.

La misericordia è anche ciò che può salvare “la cosa più preziosa e più fragile che c’è, in questo momento, nel mondo, il matrimonio e la famiglia”.

In fondo l’alleanza tra Dio e l’uomo viene descritta nella Bibbia “con l’immagine di uno sposalizio”, in cui all’inizio c’è l’amore e non ancora la misericordia ma quest’ultima può salvare un matrimonio quando subentrano “i limiti reciproci, i problemi di salute, di finanze, dei figli” o “la routine che spegne ogni gioia”.

Attraverso la misericordia, all’eros, si aggiunge l’agape, “all’amore di ricerca, quello di donazione e di con-passione”.

Il Predicatore della Casa Pontificia ha dunque concluso con l’auspicio che l’Anno della Misericordia “trovi una risposta concreta nei nostri cuori e faccia sperimentare a tutti la gioia di riconciliarsi” con Dio “nel profondo del cuore”.

(da www.zenit.org – articolo di Luca Marcolivio)