Campus Bio-Medico, un cammino lungo 25 anni

È un cammino lungo 25 anni quello del Policlinico Universitario Campus Bio-Medico di Roma. Un tratto relativamente breve, ma significativo. Un sogno divenuto realtà, grazie all’intuizione di Monsignor Álvaro del Portillo: la promozione di una clinica universitaria a Roma che potesse offrire soluzioni al dolore e alla malattia attingendo allo spirito cristiano di servizio.

A sottolinearlo il vicario del Papa per la Diocesi di Roma, monsignor Angelo De Donatis, che questa mattina, in occasione del quarto di secolo della fondazione del Campus, ha visitato alcuni pazienti e ha celebrato la Messa nella cappella del Policlinico. A prendervi parte il presidente, Felice Barela, il rettore Raffaele Calabrò, il direttore generale dell’Università Paolo Sormani e tanti docenti, dipendenti, medici e studenti.

De Donatis, “Auguro un cammino fecondo”

pastorale della famiglia, monsignor de donatis
Monsignor Angelo De Donatis

Attenzione, accoglienza, amorevolezza e la dimensione di famiglia. Sono questi i valori toccati con mano da De Donatis durante la visita pastorale al Campus Bio-Medico. Un cammino sempre fecondo: è quello che il vicario del Papa ha augurato alla struttura al confine con la Riserva Naturale di Decima Malafede dove si svolge attività sanitaria, didattica e di ricerca, con gli studenti e gli specializzandi dei corsi di laurea di Medicina e Chirurgia, Infermieristica e Tecniche di Radiologia.

Sono 13.536 i ricoveri ordinari totali, 20.000 accessi al Day Hospital l’anno, oltre 1 milione le prestazioni ambulatoriali. Il percorso del Campus non è fatto solo di grandi numeri ed eventi, ma anche, ha precisato l’arcivescovo, di semplici storia di vita vissuta.

“L’occasione del 25° sia quindi un richiamo a ritrovare un senso pieno di ogni storia in Cristo” ha detto ancora De Donatis sottolineando che ogni servizio, ogni annuncio, ogni atto d’amore, è riferimento a un incontro con il Signore.

Il Campus, campo dove spargere il seme del Vangelo

Così il Campus Bio-Medico si caratterizza nelle parole del vicario come “un campo dove spargere il seme del Vangelo”. Un seme di cui l’umanità oggi ha un’intensa “fame” soprattutto quando è colpita dalla fragilità fisica e spirituale.

E ancora un luogo in cui poter respirare quella “santità fatta di piccoli particolari d’amore” di cui ha parlato Papa Francesco nella sua ultima esortazione apostolica Gaudete et Exsultate. Ma anche un punto di riferimento per i giovani, che vi studiano per missione e vocazione, affinché trovino le giusta risposta: “offrire il proprio tempo ed energie per amore degli altri”.