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Barbonismo domestico, in campo Caritas Roma per il reinserimento sociale

Scritto da il 26 Maggio 2018

Barbonismo domestico un fenomeno in crescita a cui Caritas Roma risponde con un progetto mirato al reinserimento sociale

 

È partito nel mese di aprile e proseguirà per 27 mesi il progetto contro l’isolamento sociale di cui la Caritas diocesana di Roma è capofila. Un fenomeno sociale che sta colpendo una percentuale consistente della popolazione romana, in gran parte anziani, che progressivamente li spinge all’emarginazione sociale.

Il progetto, promosso dal V Dipartimento del Comune di Roma, mira ad una presa in carico ma soprattutto ad un reinserimento sociale per i soggetti che vengono segnalati da una rete di servizi già esistenti.

«Noi abbiamo intercettato molti casi negli anni di lavoro sul territorio e assistenza domiciliare», ci spiega il responsabile dell’Area Aiuto alla Persona di Caritas Diocesana di Roma, Massimo Pasquo – «al momento abbiamo già incontrato 60 dei 133 casi segnalati nei 15 municipi del Comune di Roma, dove fondamentale è lavorare in rete anche con le altre realtà sociali, che sono quelle sanitarie e sociali, che già lavorano con la persona». Dai casi segnalati emerge uno spaccato di emarginazione sociale e progressivo isolamento, dove la propria casa diventa una vera e propria discarica.

Quattro su quindici i municipi con le maggiori segnalazioni (I, II, V e VII), con ben 14 casi segnalati, in cui la maggior parte dei soggetti sono ultra sessantacinquenni, soli e malati, ma anche adulti singoli, dove spesso sussiste un quadro familiare disgregato o uno stato di malattia psichica.

Ascolta l’intera intervista a Massimo Pasquo andata in onda venerdì 25 maggio nella puntata di La Porta della Carità.

In cosa consiste il progetto

La Caritas diocesana mette a disposizione: assistenti sociali; un educatore professionale; operatori domiciliari ed OSS (Operatore Socio Sanitario) ed una psicologa. «Su ogni persona si fa un progetto personalizzato che mira all’autonomia e al riassestamento dei criteri personali -, prosegue Pasquo – al fine di lavorare per uscire dalla presa in carico, non per rimanerci in maniera perenne».

Le attività messe in atto sono di: presa in carico, riallineamento dei criteri di igiene sia dell’appartamento sia della persona un reinserimento sociale, monitoraggio psichico e psichiatrico, lavorare sulle capacità residue della persona per un reinserimento sociale, infine lavorare sul contesto socio ambientale e sociale.

“Non si tratta più semplicemente del fenomeno dello sfruttamento e dell’oppressione, ma di qualcosa di nuovo: con l’esclusione resta colpita, nella sua stessa radice, l’appartenenza alla società in cui si vive, dal momento che in essa non si sta nei bassifondi, nella periferia, o senza potere, bensì si sta fuori. Gli esclusi non sono sfruttati ma rifiuti, avanzi”.

( Evangelii Gaudium)

Contro una cultura dello scarto

Un fenomeno, quello del barbonismo domestico in crescita che getta luce su lo stato di salute sociale della capitale, ma che spinge anche ad una riflessione approfondita su come vivere questa città. Una riflessione sul bene comune e come una rete di aiuto possa spingere queste persone fuori dalla cortina di solitudine che sembra permanere nelle loro esistenze. Case piene di rifiuti, immagine del fatto che le persone poi si sentano loro stessi dei rifiuti, degli scarti e il rifiuto diventi un aggancio affettivo.

«L’accumulo è legato ad un sintomo per manifestare un bisogno affettivo, oltre all’incapacità di fare fronte ad un bisogno di autogestione. Queste persone sono sole fondamentalmente -, conclude il responsabile dell’Area Aiuto alla Persona di Caritas Roma – hanno un vuoto esistenziale relazionale oltre che affettivo. L’unica compagnia sono i loro rifiuti e alla fine fa diventare pure loro i rifiuti della nostra società, mentre per noi non lo sono e anzi sono persone che hanno ancora delle potenzialità e possibilità».

Un progetto complesso che vuole riattivare un circolo virtuoso di connessioni tra pubblico e privato, tra cittadinanza e comunità, coinvolgendo diversi attori per tornare ad abitare un quartiere oltre che una casa con una dignità diversa.

 

 

 

 


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