Azzardo. Regolamento comunale, mons. Feroci: “Freno allo sciacallaggio”

Il Consiglio comunale di Roma ha approvato la delibera inerente al regolamento sull’azzardo. Soddisfatto il direttore della Caritas di Roma, monsignor Enrico Feroci. “Un provvedimento importante, in cui la dignità della persona viene posta prima di ogni profitto”, lo ha definito. Mette, infatti,“un freno allo sciacallaggio ai danni dei poveri, che limita il potere delle lobby e riduce lo spazio in cui spesso opera la criminalità”.

Azzardo, anche la Caritas coinvolta nel contrasto

Un’iniziativa ancor più preziosa perché, ha spiegato Feroci, presentata dalla maggioranza e approvata da tutte le forze politiche presenti in Assemblea Capitolina. C’è stato, inoltre, “il coinvolgimento, nella fase preparatoria, anche di molte realtà sociali impegnate al contrasto del gioco d’azzardo, tra le quali la Caritas di Roma”.

Ed è proprio nei centri di ascolto Caritas, infatti, che “arrivano genitori disperati per la patologia che ha coinvolto ragazzi anche minorenni”. Ma anche figli che chiedono aiuto per i genitori anziani che hanno speso, nel gioco, tutti i loro risparmi. E “coniugi che scoprono di essere indebitati a loro insaputa”. 

Monsignor Feroci ha comunque espresso preoccupazione “per la proposta fatta dal Governo per una nuova regolazione del gioco d’azzardo in concessione statale, che dovrebbe passare il vaglio della conferenza unificata Stato Regioni”. A tal proposito, “ogni intervento nel settore dell’azzardo deve mirare a ridurre non solo l’offerta ma anche il consumo di gioco d’azzardo. La pubblicità al gioco d’azzardo va, quindi, rapidamente estinta in maniera assoluta con l’impegno a discutere in Parlamento e approvare i progetti di legge presentati in tal senso alle due Camere da oltre 200 parlamentari”.

Da qui l’auspicio, ha dichiarato il direttore della Caritas di Roma di un “esplicito e incondizionato riconoscimento agli Enti locali di totale autonomia e potestà di regolamentare in materia di luoghi sensibili e orari. Sindaci e amministratori locali – insieme alla società civile – conoscono i pericoli del territorio. E sanno regolamentare meglio di chiunque altro l’offerta di gioco in ambito territoriale all’interno di un piano organico nazionale in cui lo Stato deve riconoscere l’azzardo come patologia così com’è stato per il tabacco”.

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