Autismo. Un corso a sostegno di educatori e familiari

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Autismo, come curarlo attraverso tecniche di comunicazione, grazie ad un corso per educatori e familiari

Si chiama “Educatismo” ed è un progetto promosso dal Centro per la Pastorale Familiare della Diocesi di Roma, insieme all’Istituto Superiore di Sanità e all’Asl di Latina, che mira a creare una rete di esperti per formare educatori e familiari nell’apprendimento di tecniche comunicative al fine di migliorare inclusione sociale dei bambini autistici.

Il percorso formativo, presentato lo scorso 17 aprile nel corso del convegno “Counseling familiare e scolastico per i disturbi dello spettro autistico. Modello integrato di formazione tra sanità, scuola e famiglia”, svoltosi all’Istituto Superiore di Sanità, rappresenta un grande passo in avanti nei confronti di tutte quelle famiglie ed educatori che si trovano a contatto con questa disabilità.

Ascolta l’intera intervista a mons. Manto realizzata per la puntata di Infamiglia andata in onda martedì 24 aprile.  

Cos’è l’autismo

L’autismo è un disturbo dello sviluppo che si presenta fin dall’infanzia ed è caratterizzato da una riduzione sia di comunicazione verbale e non verbale sia di interazione sociale. La sindrome, di cui ancora oggi si conoscono poco sia le cause sia la cura, si manifesta in modo più o meno grave nei diversi soggetti. Tra le possibilità di previene l’aggravarsi della malattia, previa una diagnosi precoce, quella di sviluppare tecniche comunicative che consentono di acquisire alcune abilità comportamentali, che permettono di entrare in relazione con il bambino autistico, come quelle insegnate attraverso il metodo “Behavior Skill Training”.

Riconoscere una necessità

Mons. Andrea Manto

«Ci siamo resi conto che le famiglie con bambini autistici sono tante -, ci racconta mons. Andrea Manto, direttore del Centro per la Pastorale Familiare del Vicariato di Roma – e spesso vivono con difficoltà questa condizione. Inoltre la mancanza di cure specifiche e di una terapia efficace, può portare ad un isolamento di queste famiglie».

Dunque dalla segnalazione del problema, si è passati all’incontro con l’ASL di Latina che già sta mettendo a punto per le scuole, realtà di volontariato e parrocchie, questo tipo di corsi formativi. Una volta raccolto il bisogno ed incontrato la via per fornire una risposta, il progetto è stato presentato all’ISS che ha validato il corso e riconosciuto l’importanza del modello.

Una rete per la città

Tra le prime realtà parrocchiali della Diocesi di Roma ad accogliere il percorso formativo, che si svilupperà in 8 incontri, è la parrocchia di San Buonaventura nel settore est della diocesi.

Otto incontri di un paio d’ore ciascuno, per apprendere queste tecniche grazie all’ausilio di esperti, attraverso semplici esercizi. «Mettere in rete una tecnica formativa non solo per addetti ai lavori -, ribadisce mons. Manto – ma per chiunque voglia imparare a comunicare con un soggetto autistico perché più persone lo imparano, più persone riescono a fare rete e più eviteremo che il bambino autistico possa cadere in un isolamento peggiore».

Il percorso si svilupperà anche in altri luoghi della città che aderiranno al progetto, interessati ad ospitare questa formazione che, come ci ribadisce mons. Manto: «già a partire dalle prossime settimane saremo in grado di fornire».

Il corso ricordiamo è rivolto a familiari, insegnati, catechisti ed educatori per sostenere le fasi educative dei bambini affetti da questa patologia, ma anche sensibilizzare sulla problematica dell’autismo.

Un progetto a sostegno delle famiglie

Una scelta importante, quella di promuovere questo corso, per fornire una risposta più esaustiva a quelle famiglie che vivono questa disabilità, non lasciandoli soli di fronte a questo problema.  «Non lasciare sole le famiglie, soprattutto in queste situazioni, è doveroso -, ribadisce il direttore del Centro per la Pastorale Familiare del Vicariato di Roma – ai problemi di ogni giorno che ogni famiglia affronta e a quelli educativi, di fronte al quale tutti siamo coinvolti ed interpellati, ci sono problemi seri di assistenza, sofferenza e forme di stigma. Queste persone, se lasciate sole, si trovano a vivere in condizioni drammatiche. É nostro dovere quindi fare qualcosa e siamo convinti che “Educatismo” lo faccia in maniera significativa».